Niente Whatsapp, niente Telegram, comunicazioni ridotte al minimo. L’Iran è disconnesso. Dopo l’attacco congiunto delle forze israeliane e statunitensi dello scorso 28 febbraio, l’accesso a internet risulta bloccato in tutto il Paese. Ma una nuova soluzione per aggirare le restrizioni potrebbe arrivare da un’app americana sviluppata nel 2013: Boss Revolution.
Alcuni giovani iraniani che hanno lasciato il Paese stanno iniziando a utilizzarla per contattare familiari e amici che sono ancora lì. «L’ho scoperta per caso, da poco, tramite una chiacchierata con alcuni conoscenti», racconta a Zeta Darya, nome usato per tutelare una ricercatrice iraniana che oggi lavora in Italia. «Tramite l’app ho potuto chiamare mia madre che è in Iran spendendo molto poco e anche se in questo momento a casa sua non c’è nessuna connessione internet».
Il progetto di IDT Company, azienda di telecomunicazioni con base nel New Jersey, nasce come un servizio telefonico prepagato, prima di trasformarsi in un’applicazione per effettuare chiamate internazionali a costi ridotti: tra i 10 e i 30 centesimi al minuto in media. Al momento la tariffa Italia-Iran si aggira tra i 16,5 e i 18.
Chi riceve non ha bisogno di una connessione internet: la telefonata arriva alla scheda sim, ma evitando i costi del proprio operatore. L’interfaccia simula quella della rubrica e offre un’opzione per le chiamate vocali e una chat. Tramite una sezione presente nel menu delle impostazioni è possibile ricaricare il proprio credito residuo o quello di altri utenti.
«Ci sono dei problemi, però: la stabilità non è ottima e in alcuni momenti il servizio telefonico non funziona», aggiunge Darya, evidenziando alcune delle criticità di Boss Revolution. Nella presentazione sul sito ufficiale, inoltre, non risulta presente un sistema di crittografia avanzato al pari di quello offerto da altre app di messaggistica come Signal. Un limite che espone chi la usa al rischio di intercettazioni e ritorsioni da parte delle autorità iraniane.
È già la seconda volta nel giro di due mesi che lo Stato mediorientale si ritrova scollegato dal mondo. L’8 gennaio 2026, per contrastare le proteste di piazza, il regime aveva imposto un’interruzione totale dei collegamenti. Un blocco allentato in parte dopo venti giorni e ora ripristinato, anche se resta da capire quanto per volontà del governo di Teheran e quanto a causa di danni alle infrastrutture causate dai bombardamenti.