Esclusiva

Marzo 4 2026
«La pace è un progetto da difendere con il diritto internazionale»

Ne ha parlato la segretaria del Pd Elly Schlein alla presentazione del libro “Pacifismi” dell’ex presidente Legambiente Roberto Della Seta

«L’Unione Europea si è sempre dimostrata coesa nel condannare l’aggressione russa all’Ucraina, ma non abbiamo visto la stessa compattezza sui crimini di guerra perpetrati dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Gaza. È un doppio standard che ha leso la credibilità dell’Ue agli occhi di molti Paesi». Le parole della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein echeggiano nette nella sala Benedetto XIII della sede romana della Comunità di Sant’Egidio, gremita di ascoltatori. «Dobbiamo difendere il diritto internazionale», insiste richiamando un precedente concreto: l’arbitrato degli Alabama Claims del 1869, quando Stati Uniti e Regno Unito evitarono la guerra affidandosi a un tribunale internazionale. E sull’Ucraina è netta: «Non si può parlare di una pace che non coinvolga il popolo invaso». In Medio Oriente, invece, riflettere di pace oggi significa «riconoscere che uno Stato palestinese e uno israeliano hanno entrambi diritto ad esistere. Quella attuale è solo una fragile tregua».

Il libro presentato giovedì 26 febbraio, “Pacifismi. Storia plurale di un’idea controversa”, nasce dall’urgenza di dare spessore a una parola oggi consumata. L’autore Roberto Della Seta, politico ed ex presidente nazionale di Legambiente, torna all’origine del termine “pacifismo”, coniato nel 1907 alla Conferenza dell’Aia come l’unione di uomini e donne di tutte le età che ricercano mezzi per risolvere attraverso il diritto le controverse internazionali». Non un generico rifiuto della guerra, ma un metodo. Proprio nel Novecento, ricorda, il «no» alla guerra diventa categoria politica, attraversa le coscienze, prende corpo nella disobbedienza civile, nel primato di non uccidere. 

Accanto a lui, il giornalista Marco Damilano, conduttore del programma d’informazione di Rai 3 “Il cavallo e la torre”, parla di un percorso intellettuale che è anche una battaglia culturale. Il pacifismo, osserva, non è mai stato un blocco unico: è pluralità, e talvolta contraddizione. E infatti Della Seta mette in guardia dai pacifismi sovranisti e selettivi, «quelli che vogliono la pace per il proprio Paese ma non per gli altri». Quando interviene il presidente della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi, lo sguardo si allarga. «La pace come ideale della vita internazionale è ormai tramontata all’orizzonte» dice, ricordando un tempo in cui, pur tra crisi e minacce, la diplomazia cercava un equilibrio. «Oggi invece non abbiamo più strumenti per gestire le crisi, e la guerra torna ad essere raccontata come destino inevitabile. Senza istituzioni forti e dialogo, l’ordine mondiale diventa fragile». 

Il senso di “Pacifismi” è in questo monito: la pace non è un dato naturale della storia, ma un progetto fragile e faticoso, che va continuamente difeso, immaginato e praticato da tutti. È un lavoro paziente sul diritto, sulle istituzioni, sulla coerenza. Dove le notizie sui numerosi conflitti nel mondo continuano a correre, dentro, per il tempo di una presentazione, la pace smette di essere uno slogan e riprende la forma di un progetto.