«San Lollo is funny!», il quartiere San Lorenzo è divertente, grida una ragazza ai suoi amici, correndo giù per via degli Ausoni nel sabato sera di Roma est. Sono appena usciti da Gilda Lavia, una galleria d’arte che insieme ad altre tre della stessa zona, Monitor, Matèria e Monti8, il 28 febbraio 2026 ha promosso la terza edizione della San Lorenzo Gallery Night. Tre inaugurazioni di nuove mostre, un finissage e la volontà comune di dimostrare che si può trascorrere un’happy hour anche tra installazioni, fotografie e dipinti.
«È nato tutto in maniera molto naturale», racconta a Zeta Lea Ficca, gallerista di Monti8, un attimo dopo aver spiegato a una visitatrice che quella che vede nel quadro Unshaken di Mounir Eddib è una culla e non un letto. «Da quando diverse gallerie hanno iniziato a spostarsi qui a San Lorenzo, anche l’attenzione degli appassionati d’arte, dei collezionisti e della stampa è aumentata».

Interno della galleria Monti8 
Ryby Chen, In a Building that is Falling Apart, 2025
Una maschera in stagno senza un corpo, una cucina vuota disegnata a pastello, soggetti ispirati alle opere della poetessa americana Sylvia Plath. La collettiva The Bell Jar, in mostra fino al 18 aprile 2026, raccoglie opere di artisti italiani e internazionali, tra cui Steffen Kern, Stephen Buscemi, Camilla Alberti, Ruby Chen, Amber Wynne-Jones e Naomi Hawksley.
«La presenza crescente di nuove gallerie – prosegue Ficca – sta spingendo verso la configurazione di San Lorenzo come un nuovo polo dell’arte contemporanea a Roma. Quest’anno, poi, anche il progetto di Roma Diffusa sarà qui, a dimostrazione che il quartiere, anche se piccolo, sta guadagnando terreno con il suo saper ospitare iniziative diverse tra loro».
Non ci sono macchine nel tratto di strada che collega piazza dell’Immacolata a via dei Latini, dove l’unico rumore è quello di bottiglie di birre che brindano tra loro. Ne ha una in mano anche Niccolò Fano, fondatore di Matèria, galleria storica di Roma che tra poco festeggerà i suoi undici anni di attività, tutti a San Lorenzo.

«Il quartiere sta rispondendo bene, il pubblico si allarga sempre di più ed è sempre più diversificato, vengono i curatori così come un target più generalista. Vedo tantissimi giovani, esperti, collezionisti. Questa zona è unica, è la sola che in questa città permette un’iniziativa come la Gallery Night».
Sogno di pietra, la personale dell’artista Stefano Canto, la quarta ospitata da Matèria e visitabile fino al 30 aprile 2026, è «la terza di una trilogia di mostre che indagano il vuoto nel senso architettonico, con un contrasto tra materiali effimeri e materiali solidi», spiega Fano. Si cammina tra sacchi e bancali, in un immaginario che trasforma la galleria in un cantiere, uno spazio in cui ancora tutto deve prendere forma.
È un mondo ibrido anche quello che occupa le sale di Gilda Lavia, galleria che deve il nome (e il cognome) alla sua fondatrice. El metal que sueña, la mostra dell’argentina Carla Grunauer, alterna quadri e sculture che, come spiega la curatrice Benedetta Casini, «perdono la forma umana per allungarsi in un’orizzontalità a tratti anfibia, a tratti rapace».

Esterno della galleria Gilda Lavia 
Carla Grunauer, Horizonte de sucesos, 2025
Lavia racconta che «non è semplice coordinare la programmazione di quattro gallerie. Stavolta, ad esempio, abbiamo tre spazi che inaugurano e noi che siamo qui a presentare un finissage, la chiusura della nostra mostra. Ci tenevo molto ad avere di nuovo Grunauer a Gilda Lavia ed è bello festeggiare in occasione di questa serata il suo successo».
Dentro le mura bianche di Monitor, invece, la festa passa per il canto. La voce dell’artista portoghese Maja Escher sorprende i visitatori che si aggirano tra lastre di terracotta, tessuti e pietre pendenti, nella mostra Misurazione del sole, aperta al pubblico fino al 18 aprile 2026. «La Gallery Night nasce perché si era reso necessario attivare qualcosa di culturale per portare la gente a fruire di un contenuto artistico nel quartiere. Le persone di San Lorenzo sono terrorizzate all’idea che apra sotto casa loro l’ennesimo posto per bere, l’ennesima ravioleria», dice la gallery manager, Silvia Forniti.
«Con gli altri galleristi ci siamo detti: se c’è la possibilità di sincronizzare i calendari, facciamo sì che ci sia una maggiore circolazione di persone per tutti. Speriamo di riuscire a prendere ognuno il buono degli altri, per dirla così». O, per dirla come la dice la poetessa Filipa da Rocha Nunes in un testo scritto per la mostra di Escher: «Passeggiamo tra i nidi di paura e di luce, nella speranza che, dopo la paura, ci sia sempre la luce».