Esclusiva

Marzo 7 2026
Franco Nero, una stella italiana a Hollwyood

L’attore di Django premiato sulla Walk of Fame si racconta a Zeta

Era il 1967, quando sul set di Camelot, il film medievale diretto da Joshua Logan, si aggira un giovanissimo Franco Nero. Durante una pausa cammina lungo la Hollywood Walk of Fame, il celebre marciapiede dove le stelle incastonate nel cemento portano i nomi dei grandi dello spettacolo: James Dean, Humphrey Bogart, Elizabeth Taylor. Le guarda e pensa: «Chissà se un giorno succederà anche a me».

Quel momento sarebbe arrivato quasi sessant’anni dopo. Il 13 febbraio 2026 Nero ha 84 anni e oltre duecento film alle spalle quando riceve la sua stella nella categoria Motion Pictures su iniziativa della Hollywood Chamber of Commerce. Prima di lui l’avevano ottenuta appena diciassette italiani, tra cui Sophia Loren e Ennio Morricone. «Penso di aver seminato molto bene nella mia carriera», racconta in esclusiva a Zeta, con la stessa voce che, molto prima dei set internazionali, lo faceva cantare nelle balere dell’Emilia, le sale da ballo popolari.  

In quella Los Angeles degli studios, delle celebrità e dei cinema sempre aperti, Nero – all’anagrafe Francesco Sparanero, nato nella provincia parmense – era arrivato dopo aver interpretato Abele nel film La Bibbia, diretto da John Huston. «Io voglio conoscere questo giovane», aveva detto il regista dopo aver visto alcuni suoi primi piani inviati da un fotografo legato al produttore Dino De Laurentiis. In una stanza del Grand Hotel di Roma, con il sigaro tra le labbra, Huston lo fece così spogliare per studiarne il fisico: «Aveva già inquadrato la mia faccia per il personaggio». Il maestro americano gli lasciò anche alcuni dischi di Shakespeare in lingua originale perché si esercitasse. Quando Logan gli disse che il suo inglese era «un po’ maccheronico», Nero si voltò sulla porta e iniziò a recitare Otello per mezz’ora. Così ottenne la parte di Lancillotto in Camelot. «All’epoca era il film più costoso della storia americana», ricorda.

Sul set conobbe l’attrice britannica Vanessa Redgrave, che sarebbe poi diventata sua moglie. Da quelle parti passava anche un giovane Clint Eastwood, allora ancora poco conosciuto negli Stati Uniti nonostante i western italiani diretti da Sergio Leone. «Mi disse: guarda questo italiano giovanissimo che sta facendo un colossal americano mentre io faccio ancora gli spaghetti western in Italia». Nero gli rispose: «Non preoccuparti: presto diventerai una star anche qui e io tornerò in Europa a fare il mio cinema». Una profezia che il tempo avrebbe confermato, con un piccolo paradosso: anche sulla Walk of Fame Nero è arrivato prima di Eastwood. 

Franco Nero, una stella italiana a Hollwyood
Franco Nero in Django (1966), di Sergio Corbucci

Il personaggio che lo ha reso però un’icona è Django, protagonista del western diretto nel 1966 da Sergio Corbucci. Un film diventato negli anni un punto di riferimento per molti registi, tra cui Quentin Tarantino. Nel 2012, nel suo Django Unchained, il regista americano rende omaggio a Nero con un cameo. Al bancone del club Cleopatra Franco Nero e Jamie Foxx bevono, si osservano in silenzio. Poi Nero parla: «Come ti chiami?». «Django». «Lo so. Lo so». Prima di girare la scena, Tarantino lo presenta così al resto del cast: «Voi non sapete chi è lui, è stato la più grande star assieme a Charlie Bronson e Alain Delon». Un complimento che però non gli ha fatto cambiare idea su una battuta: «Con Tarantino non cambi una virgola. Me l’ha fatta dire e poi l’ha tagliata». 

Non solo western: Nero ha interpretato eroi, magistrati e commissari, ma anche il capitano Bellodi, l’investigatore protagonista del romanzo Il giorno della civetta dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia. Nel film tratto dal libro recita accanto all’attrice italiana Claudia Cardinale. «All’inizio avevo rifiutato. È stata mia moglie a dirmi: ma tu sei pazzo, questo è uno scrittore conosciuto anche in Inghilterra. Alla fine ho detto di sì e ho fatto bene». Avrebbe potuto essere suo anche il ruolo del commissario Cattani nella serie televisiva La Piovra, poi interpretato dall’attore Michele Placido. «Il regista Damiano Damiani me lo aveva proposto, ma a quell’epoca rifiutai».

Franco Nero, una stella italiana a Hollwyood
Franco Nero nei panni del dottor Traini, sostituto procuratore in Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica (1971), di Damiano Damiani

Oggi Franco Nero è diventato di certo uno dei pochi attori italiani a godere di una solida fama internazionale. «Tra poco andrò a girare in Australia, poi lavorerò con un regista argentino candidato all’Oscar qualche anno fa per il miglior film straniero». Anche le produzioni più recenti continuano a sorprenderlo: «Oggi va ancora molto il cinema di genere. Un regista francese è venuto a trovarmi a casa per chiedermi un cameo. Mi ha detto che non era niente di particolare, poi ho scoperto che l’attrice principale era Marion Cotillard e allora ho detto: “Te lo faccio”». Si tratta di Roma elastica, il nuovo film del regista francese Bertrand Mandico, in uscita nel 2026.

«Tra poco ho cent’anni, però sogno di andare avanti», conclude Nero. La stessa ostinazione di quando, a venticinque anni, camminava sulla Hollywood Walk of Fame e si fermava a guardare i nomi incisi nel marmo. «Sognavo. E sognare non costava niente».