Esclusiva

Marzo 11 2026.
 
Ultimo aggiornamento: Marzo 12 2026
«Nessuna lacrima può essere versata per il regime iraniano»

La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen sulla crisi in Medio Oriente: la guerra è già costata 3 miliardi di euro

«Nessuna lacrima può essere versata per il regime iraniano», ha dichiarato, tra gli applausi dell’emiciclo del Parlamento di Strasburgo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, intervenendo, subito dopo Marilena Raouna, vice ministra cipriota per gli Affari europei, alla plenaria dedicata al conflitto in Medio Oriente. 

«Molti iraniani hanno celebrato la caduta di Khamenei. Sperano che questo momento possa aprire la strada verso un Iran libero. Questo è ciò che il popolo iraniano merita: libertà, dignità e il diritto di decidere del proprio futuro», ha aggiunto, prima di sottolineare il ruolo dell’Unione nel garantire il rispetto del diritto internazionale: «L’Ue è stata fondata come progetto di pace. Il nostro impegno per i principi della Carta delle Nazioni Unite resta centrale oggi come lo era al momento della nostra creazione».

Alcune critiche al suo intervento sono arrivate sia dai Socialisti e Democratici (S&D), sia dai poli estremi dell’emiciclo: sinistra (The Left) e destra (Patriots for Europe). «Una cosa è non piangere per il regime, un’altra è rimanere in silenzio di fronte alla morte di innocenti», ha commentato, ad esempio, la presidente del gruppo S&D al Parlamento europeo, Iratxe Garcia Perez: «Quando l’Europa risponde con compiacenza e condiscendenza, ciò che fa è aprire la porta ad autocrati come Trump o Netanyahu, che possono calpestarla impunemente». Per Perez «non si può non affermare l’ovvio», ossia che «l’attacco militare statunitense e israeliano contro l’Iran violi la Carta delle Nazioni Unite».

La vulnerabilità europea sull’energia

Un dibattito si è aperto anche sull’energia, tema particolarmente sensibile alla luce dell’impennata dei prezzi dovuta al conflitto. «Finché importeremo combustibili fossili da regioni instabili continueremo a essere vulnerabili. E questa dipendenza ha sempre un prezzo», ha detto la presidente della Commissione.  Secondo i dati citati da von der Leyen, dall’inizio del conflitto i prezzi del gas sono aumentati in media del 50%, mentre quelli del petrolio del 27%. «In termini economici, dieci giorni di guerra sono già costati all’Europa circa 3 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili».

La presidente ha tuttavia sottolineato che, pur restando lontana dall’essere «immune agli shock dei prezzi», l’Unione europea è oggi meno esposta alla dipendenza dalle importazioni energetiche: «I nostri sforzi di diversificazione degli ultimi anni stanno dando i loro frutti: disponiamo di fonti energetiche interne: le energie rinnovabili e il nucleare. I loro prezzi sono rimasti invariati negli ultimi 10 giorni». Per questo von der Leyen ha ribadito la necessità di evitare possibili passi indietro nella politica energetica europea: «Nell’attuale crisi alcuni sostengono che dovremmo abbandonare la nostra strategia a lungo termine e persino tornare ai combustibili fossili russi. Questo sarebbe un errore strategico: ci renderebbe più dipendenti, più vulnerabili e più deboli».

La difesa europea e le nuove tecnologie

La difesa ha occupato un posto centrale nel dibattito. «La vostra sicurezza è la nostra sicurezza», ha assicurato Ursula von der Leyen alla viceministra cipriota Rauna. Nella stessa giornata il Parlamento europeo ha adottato due risoluzioni, entrambe non vincolanti, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione militare tra i Paesi membri e creare un vero mercato unico della difesa.

La prima è stata approvata con 393 voti favorevoli, 169 contrari e 67 astensioni. Il testo delinea la visione del Parlamento per un mercato europeo più integrato, con maggiori finanziamenti dell’Ue, appalti comuni e regole semplificate. 

Una seconda risoluzione, approvata con 448 voti favorevoli, 122 contrari e 38 astensioni, evidenzia le principali lacune nelle capacità militari europee. Secondo Lucia Annunziata, relatrice del rapporto approvato in aula, la cooperazione militare dell’UE non deve passare dall’unione degli eserciti nazionali: «L’esercito resta una prerogativa degli Stati, bisogna invece lavorare sullo sviluppo della nuova dimensione della guerra, quella tecnologica: droni, intelligenza artificiale, satelliti. Nessuno Stato membro può permettersi da solo questo tipo di sviluppo: per questo serve un grande progetto europeo, che al momento del bisogno possa contare su un’architettura comunitaria forte legata alle nuove tecnologie».