Esclusiva

Marzo 17 2026
Telegram bloccato: il Cremlino attacca il diritto a comunicare

Diversi dati confermano che l’app di messaggistica ha smesso di funzionare a causa delle interferenze governative

Mosca aumenta la stretta sulla libertà di navigazione online, impedendo l’accesso a Telegram, l’app di messaggistica istantanea fondata dall’imprenditore Pavel Durov. Il quotidiano russo Kommersant spiega che tra il 15 e il 16 marzo sono stati segnalati 18.000 casi di malfunzionamento, registrati dal sito Sboy.rf, un portale di monitoraggio che serve a tracciare interruzioni di siti web, applicazioni e social media. 

Sebbene il Cremlino non abbia ancora dichiarato di aver bloccato Telegram, vari esperti informatici hanno suggerito la possibilità che i disagi siano dovuti proprio ad azioni governative. Nel 2025, il Roskomnadzor (il servizio federale per la supervisione delle comunicazioni) aveva vietato le chiamate tramite l’app, mentre alcune testate nazionali hanno riferito che sarebbe stata completamente sospesa ad aprile 2026.  

L’interruzione è arrivata due settimane prima del previsto, con gravi ripercussioni sul diritto di comunicare online. «Nelle ultime 24 ore, Telegram è risultato praticamente inutilizzabile quando connesso tramite la rete domestica […]. I messaggi non vengono inviati e quelli ricevuti non vengono scaricati. È praticamente impossibile usare Telegram tramite dati mobili», ha dichiarato a Kommersant Vladislav Voitenko, esperto di tecnologia.  

In Russia esistono le “liste bianche”, cioè elenchi di servizi internet che continuano a funzionare nonostante i blocchi governativi, come siti ufficiali, piattaforme bancarie e di comunicazione. Tale resitrzione inibisce anche l’utilizzo di Vpn (“rete privata virtuale”), cioè un sistema in grado di proteggere l’identità dell’utente e tutelare il traffico in entrata e in uscita. Secondo Voitenko, la maggior parte delle Vpn non riesce ad aggirare il blocco legato a servizi e tools occidentali.

Il malfunzionamento di Telegram è solo l’ultima tappa del processo graduale della restrizione della libertà di navigazione in Russia. Il Cremlino aveva già imposto forti limitazioni a febbraio 2026, promuovendo l’uso dell’app statale Max, un servizio di messaggistica di Stato, che comprende anche molte altre funzioni come piattaforme bancarie e sistemi di prenotazione di biglietti e hotel, sul modello della cinese WeChat. L’obbligo di scaricare questa app fa parte del progetto di “sovranità digitale” di Putin, ma il confine tra la violazione della privacy e la tutela degli interessi nazionali appare sempre più sfocato.

A febbraio Pavel Durov aveva denunciato l’ingerenza di Mosca sul diritto alla comunicazione, evidenziando come il regime avesse già impedito l’uso di Telegram, Whatsapp e Youtube: «La Russia sta limitando l’accesso a Telegram nel tentativo di costringere i propri cittadini a passare a un’app controllata dallo Stato, creata appositamente per la sorveglianza e la censura politica. Otto anni fa, l’Iran ha provato la stessa strategia, fallendo. Nonostante il divieto, la maggior parte degli iraniani continua a utilizzare Telegram (aggirando la censura) e lo preferisce alle app soggette a sorveglianza. Limitare la libertà dei cittadini non è mai la risposta giusta. Telegram difende la libertà di parola e la privacy, indipendentemente dalle pressioni». 

Telegram bloccato: il Cremlino attacca il diritto a comunicare
Pavel Durov (Disrupt Europe, Berlino, 2013)

Anche in vari forum online, come ad esempio quelli nell’app Reddit, alcuni cittadini russi si lamentano della situazione: «Max è controllata dal governo. Anche le funzionalità delle piattaforme scolastiche sono migrate su questa app, quindi non è solo un messenger. Dopo un po’ di tempo, sempre più funzioni vitali verranno trasferite su questa piattaforma. La maggior parte delle persone non pensa nemmeno a scaricarla, non solo per le fughe di dati e la mancanza di privacy, ma semplicemente perché questa è un’app che viene attivamente imposta», scrive un utente, al quale segue un altro commento: «Non voglio che il governo legga i miei messaggi o ascolti le mie chiamate, che verranno conservate lì per almeno sei mesi, che io sappia. È intercettazione telefonica, stile URSS ma modernizzata».

Il blocco di Telegram è un grave attacco a ciò che l’art. 10 della Cedu (Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo) garantisce, cioè il diritto di espressione, che include la possibilità di ricevere e comunicare informazioni senza interferenze (la base della “navigazione libera”). La storia del controllo di internet da parte di Mosca e le ultime restrizioni suggeriscono un futuro inasprimento di queste dinamiche, in ottica di un ecosistema digitale totalmente gestito dallo Stato.