Le amministrative in Francia, Parigi e Marsiglia alla sinistra

A Lione, davanti ai risultati elettorali che scorrono sugli schermi, l’esplosione di entusiamo è immediata. A Lille il boato arriva in ritardo, come se i socialisti avessero bisogno di qualche secondo per crederci davvero. «Li abbiamo battuti», urla un gruppo. A Parigi, invece, il sindaco neoeletto Emmanuel Grégoire attraversa la città in bicicletta e arriva al municipio.

Alle elezioni comunali di marzo 2026 le principali città francesi restano alla sinistra, quasi sempre guidata dal Partito socialista. In molti casi senza alleanze con La France insoumise (Lfi), il partito della sinistra radicale guidato da Jean-Luc Mélenchon. Una scelta che durante la campagna sembrava rischiosa ma che al secondo turno si è rivelata efficace. La destra, invece, si ferma.

Emmanuel Grégoire, esponente del Partito socialista ed ex vice della sindaca uscente Anne Hidalgo, vince a Parigi con il 50,5% contro Rachida Dati, sostenuta da un fronte ampio che andava dai Repubblicani fino all’estrema destra. «Parigi ha deciso di restare fedele alla sua storia», ha dichiarato Grégoire a Le Monde, rivendicando una continuità politica lunga 25 anni. Ha rifiutato l’accordo con La France insoumise e cercato voti moderati. «Abbiamo trasformato la capitale e continueremo», ha aggiunto Hidalgo, accogliendo il suo successore all’Hôtel de Ville. L’arrivo in bicicletta di Grégoire segnala continuità nella gestione della capitale: richiama le piste ciclabili, la riduzione del traffico e le scelte simbolo dell’amministrazione precedente.

A Marsiglia, dove l’estrema destra puntava a vincere, Benoît Payan, socialista, viene rieletto con il 54% contro il candidato del Rassemblement national, il partito di estrema destra guidato da Marine Le Pen, dopo aver rifiutato un’alleanza con la sinistra radicale. «Abbiamo dimostrato che si può vincere senza compromessi», ha dichiarato ad Afp.

Il sindaco socialista uscente di Lille Arnaud Deslandes viene rieletto con ampio margine battendo Lahouaria Addouche, la candidata di La France insoumise. Alla vigilia il risultato non era affatto scontato: la città è storicamente di sinistra, ma la divisione tra socialisti e sinistra radicale aveva reso il secondo turno una sfida aperta. Come racconta Le Monde, tra gli elettori c’è chi ha scelto il candidato socialista all’ultimo momento, chi ha parlato esplicitamente di voto “di barriera” contro la sinistra radicale.

In queste città la sinistra moderata si presenta come forza stabile, autonoma, capace di convincere l’elettorato. Dove il Partito Socialista si è alleato con La France insoumise spesso ha perso: Tolosa, Strasburgo, Poitiers, Limoges. Da questi dati, il partito di Mélenchon risulta non avere un ruolo decisivo: in alcuni contesti fatica ad allargare il consenso.

A Lione, nel bar dove Grégory Doucet, esponente dei Verdi (Europe Écologie-Les Verts), aspetta i risultati, il boato parte davanti allo schermo e si allarga quando arrivano anche le conferme da Marsiglia e Parigi. Il sindaco uscente viene rieletto di misura, al termine di una campagna molto combattuta. Doucet arrivava al voto dopo un mandato segnato da critiche su mobilità, sicurezza e gestione urbana, mentre il candidato del centrodestra Jean-Michel Aulas aveva condotto una campagna aggressiva, puntando sul malcontento locale. Il rischio era che una parte dell’elettorato moderato abbandonasse la sinistra.

La destra esce ridimensionata. Il Rassemblement national ottiene risultati nei comuni più piccoli, ma fallisce l’obiettivo di conquistare i grandi centri, con l’eccezione di Nizza dove Éric Ciotti, ex leader dei Repubblicani e oggi alleato del Rassemblement national, viene eletto sindaco a discapito del candidato centrista Christian Estrosi. Il consenso raccolto dal partito a livello nazionale non si traduce in un radicamento locale.
«Non sono riuscita a convincere sul fatto che il cambiamento fosse possibile», ha ammesso Rachida Dati a Le Monde dopo la sconfitta a Parigi.

Il campo centrista legato al presidente Emmanuel Macron limita i danni. Il suo partito Renaissance conquista Bordeaux con Thomas Cazenave e l’alleato Horizons conferma Édouard Philippe a Le Havre, dove mantiene una solida base locale. Resta però un risultato disomogeneo: il centro conserva alcune roccaforti ma non riesce ad allargarsi. Tra i risultati negativi c’è la sconfitta di François Bayrou, leader del Movimento Democratico (MoDem) ed ex primo ministro, battuto a Pau da un candidato socialista.

Da questa tornata elettorale emerge un quadro che nei prossimi mesi obbligherà i partiti a ridefinire posizionamenti e alleanze in vista delle elezioni presidenziali del 2027.

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