Addio a Gino Paoli

Il cantautore è morto nella sua casa di Genova a 91 anni

Pittore e grafico prima di diventare cantautore, la soffitta nel quartiere Boccadasse di Genova prima del palcoscenico. Negli anni Cinquanta Gino Paoli vive lì con la moglie Anna e la gatta Ciacola, “come dei giovani artisti sull’orlo della miseria”. 

Lavora per un’agenzia pubblicitaria e la sua ossessione è la pittura, che però non basta a sopravvivere. Gli avanzi che chiede al macellaio per la sua gatta servono in realtà anche per lui, il fruttivendolo gli regala cassette di frutta ammaccata che non possono essere vendute. Quella soffitta di Genova, gelida d’inverno e rovente d’estate, affaccia però sul mare. È lì che lavora, è lì che dipinge, quella “finestra a un passo dal cielo blu” diventa il suo punto d’osservazione. Anche più tardi, quando si trasferisce a Milano, resta il bisogno dello sguardo sull’acqua, va all’idroscalo, si siede e lo guarda in silenzio come qualcosa che somiglia al mare. 

A Genova cresce per le strade, salta la scuola e frequenta i bordelli, si fa insegnare il boogie-woogie dai militari americani, guarda il film di Fred Astaire per imitarne i passi. Uno dei suoi migliori amici è Luigi Tenco, più riservato e in fissa con scrittori e filosofi. Insieme, dopo aver visto al cinema una scena simile, fingono un suicidio sul tetto di una palazzina. Uno sporgeva dal cornicione gridando che si sarebbe buttato, l’altro fingeva di trattenerlo. Molti anni dopo Paoli avrebbe ricordato quell’episodio con amarezza, dicendo che avrebbe dato qualsiasi cosa perché l’unico tentativo di suicidio suo e di Tenco fosse rimasto quella bravata. 

Con Tenco e Bruno Lauzi inizia a suonare per i locali di Genova, soprattutto canzoni di altri, nessuno di loro scriveva ancora. Un altro genovese, Gian Franco Reverberi, li chiama a Milano, dove è diventato direttore d’orchestra alla casa discografica “Ricordi”. Incide i primi 45 giri (La tua mano, Non occupatemi il telefono, Sassi) e inizia ad essere pagato. Arrivano poi La gatta e Il cielo in una stanza che gli permettono di abbandonare il lavoro da grafico. Incontra Ornella Vanoni e con lei inizia una relazione che ispira alcuni dei suoi brani più celebri (Senza fine, Me in tutto il mondo). L’anno dopo conosce Stefania Sandrelli, allora minorenne, da cui ha una figlia. Nel frattempo Gino Paoli è ancora sposato con sua moglie Anna, anche lei incinta.

C’è poi il tentato suicidio nel 1963, si spara al cuore ma sopravvive. Sceglie il petto e non la testa per evitare uno spettacolo troppo crudele alla madre e rifiuta ogni lettura di quel gesto in chiave amorosa. La musica, le canzoni, ma anche il personaggio. A metà tra un esistenzialista e uno chansonnier francese, l’arte e la figura di Gino Paoli hanno attraversato mezzo secolo di musica e televisione in Italia. Le sue canzoni ma anche quelle per scrive per gli altri: Zucchero, Giorgia, Marcella Bella, Peppino di Capri. Persino una parentesi politica come deputato, seduto in parlamento vicino a Luigi Pintor.

Negli ultimi anni i giovani hanno imparato a conoscere innanzitutto il personaggio, l’ironia nelle interviste, i giudizi sul presente, gli aneddoti. Un uomo che a novant’anni non ha mai rinnegato uno stile di vita sregolato e una generosa dose di fortuna. Ora che Gino Paoli è morto rimangono la musica e le parole, una vita straordinaria che racconta una città e un Paese. 

Iscriviti alle nostre Newsletter
Podcast ZetaPOD

Podcast

TG ZetaTG

TG

GR ZetaGR

GR

Iscriviti a
Zeta Data Lab

Iscriviti alla nostra newsletter