Mentre Papa Leone XIV pronunciava in piazza San Pietro l’omelia in occasione della Domenica delle Palme, contestualmente a Gerusalemme la polizia israeliana bloccava le celebrazioni. Stando al comunicato stampa rilasciato dal Patriarcato latino della Città Santa, le autorità dello Stato ebraico avrebbero fermato il patriarca in persona, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, assieme al custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, mentre si recavano verso la chiesa del Santo Sepolcro per officiare la messa domenicale. Ai due, che procedevano da soli, non accompagnati da nessuna processione, sarebbe stato chiesto di «tornare indietro». Un precedente gravissimo. Per la prima volta da secoli è stato impedito alla Chiesa cattolica di celebrare la Domenica delle Palme in quel luogo sacro. «Questo incidente non tiene in considerazione i miliardi di persone in giro per il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme. Quest’ incauta e fondamentalmente sbagliata decisione, macchiata da considerazioni inopportune, rappresenta un’estrema deviazione dai principi base di ragionevolezza e libertà di culto» prosegue il comunicato.

Molteplici le dichiarazioni di vicinanza alla Chiesa e di condanna nei confronti delle autorità israeliane. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha pubblicato su X un post in cui esprime la sua «più sentita solidarietà al Patriarca di Gerusalemme Pizzaballa e al Custode di Terra Santa Ielpo. È inaccettabile aver loro impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro». Ha poi aggiunto di aver «dato immediate istruzioni al nostro Ambasciatore in Israele di esprimere alle autorità di Tel Aviv il nostro sdegno e confermate la posizione italiana a tutela, sempre ed in ogni circostanza, della libertà di religione». Sul fronte internazionale il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso pieno sostegno: «Il libero esercizio del culto a Gerusalemme deve essere garantito per tutte le religioni» ha scritto su X.
Sul versante cattolico invece la Fraternità di Comunione e Liberazione ha rilasciato una dichiarazione del suo presidente Davide Prosperi: «È un fatto molto grave che colpisce chiunque abbia a cuore la pace. La presenza cristiana in Terra Santa non è infatti solamente una questione confessionale: in mezzo alle divisioni e ai conflitti, è una luce di speranza per tutti i popoli. Impedire la celebrazione liturgica significa colpire questa testimonianza nel suo cuore, soprattutto nel momento in cui inizia la Settimana Santa di Pasqua». Prosperi auspica inoltre che «l’incidente venga al più presto chiarito» e confida che «le istituzioni locali e le organizzazioni internazionali continuino a impegnarsi in ogni modo per garantire la libertà religiosa in Terra Santa, condizione irrinunciabile per qualunque cammino di pace».
Questo pomeriggio si è infine espresso anche lo stesso Pizzaballa. Recatosi al Getsemani, il piccolo orto di ulivi non lontano dalla città vecchia di Gerusalemme, il luogo in cui secondo il vangelo sarebbe stato arrestato Gesù, ha detto queste parole: «Oggi non portiamo palme in processione. Portiamo la croce, una croce che non è un inutile peso, ma la sorgente della vera pace. Non agitiamo rami d’ulivo; piuttosto scegliamo di diventare fautori di riconciliazione, attraverso ogni gesto, ogni parola, ogni nostra relazione».
È indubbio che l’incidente di stamattina finirà per creare nuovi attriti tra la Santa Sede e lo Stato ebraico, e l’opinione pubblica e internazionale di cui gode Israele riceverà un altro duro colpo. Gli occhi sono ora puntati su Papa Leone XIV. Di ritorno dal Principato di Monaco, il pontefice si trova ad affrontare un caso per nulla semplice. Tuttavia, osservando i suoi primi dieci mesi di pontificato e la prudenza con cui Prevost ha gestito la politica estera vaticana, è assai improbabile che il tutto evolva in una vera crisi diplomatica.








