Kanye West, Bully e l’ansia da intelligenza artificiale

L’ultimo album del rapper apre a un nuovo modo di ascoltare la musica e crea dubbi tra i fan che vogliono sapere se la voce nei brani sia davvero la sua
Kanye West Bully album intelligenza artificiale

Da più di vent’anni Kanye West sa come far parlare di sé, che sia attraverso la musica, la vita privata, i problemi mentali o le dichiarazioni sui social. È quasi impossibile seguire la sua discografia senza pensare al sottile velo che la separa da tutto il resto: poche certezze, molti misteri e un’instabilità che si riflette anche nella pubblicazione dei progetti. L’uscita di Bully – il suo dodicesimo album in studio – è stata rimandata cinque volte prima del 28 marzo, giorno in cui il disco è arrivato su tutte le piattaforme di streaming.

L’ascolto restituisce subito una questione che accompagna l’album anche sui social: c’è intelligenza artificiale oppure no? È davvero Kanye a cantare oppure è una sua versione deepfake? Nessuno per ora ha una risposta definitiva e proprio in questo vuoto si colloca Bully, in un multiverso che ricorda il paradosso del gatto di Erwin Schrödinger.

Nel 1935, il fisico austriaco – per dimostrare i limiti della meccanica quantistica – diede vita a questo esperimento mentale. Un gatto chiuso in una scatola con oggetti potenzialmente letali è considerato sia vivo che morto finché il contenitore non viene aperto determinando un’unica versione dei fatti. E lo stesso succede con Bully: l’intelligenza artificiale nelle canzoni di Ye (come si fa chiamare ora) è percepita come presente e assente allo stesso tempo, finché non arriva una verità definitiva.

Un anno fa, quando le prime versioni di alcuni brani hanno cominciato a circolare online, Kanye era molto aperto all’idea di incorporare l’IA non solo nel processo creativo ma anche nella musica stessa. Era un periodo in cui sembrava quasi ossessionato dalla possibilità di replicare la propria voce e si notava già nelle canzoni di Vultures 2, il suo penultimo disco. 

In un’intervista con lo youtuber Justin Laboy, si era detto entusiasta di una tecnologia che gli stava permettendo di fare musica in modo diverso: «È ora che io spieghi alle persone il potere dell’intelligenza artificiale. C’è ancora molto da fare, ma è la nuova versione del sampling». Nel video aveva anche mostrato a Laboy come prendere la registrazione di qualcun altro che rappava e riprodurla con la sua voce attraverso software generativi.

Alcuni fan hanno notato che, nella versione ufficiale di Bully, diverse tracce suonano come in quella iniziale, in cui era stato ammesso un ampio utilizzo dell’IA. E anche se non è una prova definitiva, ciò è bastato a creare confusione e confondere le acque. Così, tra scettici e entusiasti, l’esperienza di ascolto diventa investigazione: si scorrono TikTok e Reddit, si confrontano leak e versioni ufficiali, si cercano nella voce gli artefatti della sintesi. Nonostante, alla vigilia dell’uscita dell’album, Ye abbia pubblicato la tracklist sui social accompagnata da un secco “NO AI”. La scatola è stata aperta ancor prima che qualcuno vi entrasse dentro e che l’esperimento iniziasse.

Kanye West Bully album intelligenza artificiale

Ora che il disco è uscito e il gatto è nella scatola, una verità definitiva potrebbe non arrivare mai, se non da Kanye stesso. Da più di un anno Spotify, Apple Music e le altre piattaforme hanno strumenti interni per rimuovere i brani spam e le impersonificazioni vocali non autorizzate, mentre stanno introducendo etichette e transparency tags per segnalare l’uso dell’intelligenza artificiale nelle canzoni. Si tratta però di autodichiarazioni compilabili solo da label e distributori e, quindi, la mancanza di qualsiasi contrassegno nei crediti di Bully non equivale a una prova.

Dal chipmunk soul di The College Dropout all’utilizzo dell’autotune in 808s & Heartbreak, fino al massimalismo barocco di My Beatiful Dark Twisted Fantasy, Kanye è stato un innovatore ben oltre i confini del rap. Oggi ha 48 anni e il suo nuovo album, sul piano musicale, non aggiunge molto al discorso ma inaugura un criterio inedito: la stessa domanda che il pubblico si è posto davanti a Heart On My Sleeve, il deepfake di Drake e The Weeknd che nel 2023 ha accumulato milioni di stream prima di essere rimosso dalle piattaforme, Kanye la porta dentro il proprio catalogo ufficiale con la possibilità che l’uso dell’IA sia (stavolta) una scelta d’autore.

Bully rischia di diventare il primo grande album mainstream a essere valutato principalmente in base a quanto utilizza o meno l’intelligenza artificiale: un disco in cui l’ansia da IA non è un incidente di percorso, ma parte integrante della fruizione e produzione aggiuntiva di significato.

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