Lui la vede leggere in un caffè e si avvicina, spia il titolo del libro che ha tra le mani e finge di averlo letto come pretesto per parlarle. Un colpo di fulmine alla Notting Hill, apre The Drama – Un segreto è per sempre (2026), del regista norvegese Kristoffer Borgli e nei cinema italiani dal 1 aprile. Il film è il contrario della commedia romantica con Hugh Grant e Julia Roberts, è una storia grottesca che parla di identità e di fiducia.
La scena iniziale è un flashback, la coppia è già rodata e sta affrontando i preparativi per il matrimonio. Lui è Charlie, curatore museale, e lei è Emma, editor per una casa editrice, interpretati da Robert Pattinson e Zendaya, due attori oggi popolarissimi. Nel film sono belli, borghesi e innamorati. Tanto in sintonia che il problema maggiore nella vita di Charlie è decidere se citare la loro soddisfacente vita sessuale nel discorso di nozze davanti ad amici e, soprattutto, parenti. Nel dramma psicologico Festen, di Thomas Vinterberg, la vergogna esposta in famiglia era il centro della narrazione. The Drama la riprende, gioca sul senso del pudore e sul tentativo di rincorrerlo oppure di affossarlo e tutto è la conseguenza di una svolta narrativa.
Mentre il giorno del matrimonio si avvicina, la coppia si reca ubriaca a una cena con gli amici Mike (Mamoudou Athie) e Rachel (Alana Haim). È proprio l’alcool a spezzare il ritmo e la spensieratezza del ritrovo borghese prematrimoniale: «Qual è la cosa peggiore che hai mai fatto?». Una frase, un topos narrativo prevedibile, un espediente degno delle commedie adolescenziali e dei moderni film scandinavi. Due categorie molto distanti che questo The Drama sembra unire in una pellicola sia vivace che autoriale.
Il ritmo leggero e frivolo che lascia intendere l’arrivo di una rivelazione è spezzato dalla natura del colpo di scena su Emma. Un fatto, o meglio, la volontà di compiere un fatto del tutto fuori dagli schemi e introiettato nella cultura americana. La suspense si accompagna al disturbante. Nell’inconscio di Charlie c’è il dubbio. Lo stesso che viene rivolto al personaggio di Mads Mikkelsen ne Il sospetto, sempre di Thomas Vinterberg. La rivelazione cambia anche il genere della pellicola: per un po’ commedia nera (all’anglosassone), per il resto thriller psicologico (alla scandinava).

Kristoffer Borgli non è nuovo al perturbante. Il suo secondo lungometraggio, Sick of Myself (2022), trattava l’uso di farmaci e l’ossessivo bisogno di attenzione come problema psicologico. Il suo primo lavoro in lingua inglese era Dream Scenario (2023), che mischiava il grottesco alla Charlie Kaufman (sceneggiatore de Il ladro di orchidee) e l’orrorifico alla Ari Aster, regista americano e produttore dei due lungometraggi statunitensi di Borgli. In The Drama, il suo quarto film, concentra questi temi e mette in discussione la fiducia richiamando Forza Maggiore, dello svedese Ruben Östlund. Non a caso la pellicola porta la firma di A24, una casa di produzione e distribuzione che negli ultimi anni si è distinta per opere autoriali capaci di muoversi tra generi e registri, spesso attraversate da un’inquietudine di fondo.
A una struttura che appare riconoscibile si sovrappone una dimensione destabilizzante in cui il racconto si incrina. Lo spettatore ascolta le motivazioni e si immerge nel sottile gioco psicologico di ambiguità e provocazione. Accettare la rivelazione diventa sempre più difficile perché la sua origine è un tabù. Charlie cerca di spiegarlo con un’invenzione, tenta di costruire una narrazione e di dargli un significato. Nella coppia borghese non ci sarebbe dovuto essere spazio per l’orrore, che invece Borgli indaga. Usa la regia per costruire il ritmo, è didascalico nel descrivere i personaggi ma non banale nel rendere le loro emozioni. Poi fornisce una risposta finale e sarà lo spettatore a decidere se stare dalla stessa parte del regista.








