«No dimissioni, no rimpasto» Meloni parla alla Camera

La premier interviene in aula sull’azione di governo. Dure le reazioni dell’opposizione. Schlein: «Avete già perso»

«Niente dimissioni, né rimpasto». Giorgia Meloni apre così l’informativa alla Camera, mettendo al centro la tenuta del governo. «Si continua a parlare di fase due ma non c’è alcuna ripartenza, non ci siamo mai fermati», aggiunge poco dopo. La presidente del Consiglio prende la parola alle 9.05 di giovedì 9 aprile, in un’aula con i banchi del governo pieni: accanto a lei i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani. Tra le file della maggioranza sono pochi i posti vuoti. Bastano i primi minuti per chiarire l’impostazione dell’intervento: un discorso costruito per ribadire la stabilità della coalizione.

All’inizio del suo discorso, Meloni si sofferma sugli esiti del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati: sottolinea di rispettare la decisione degli italiani ma lo definisce un «errore storico». Non lascia spazio ad autocritica. Dall’opposizione partono i primi brusii.

Quando parla della «seconda fase» della legislatura, la presidente alza il tono. Rivendica la proposta di togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi e chiede alla commissione antimafia di occuparsi delle infiltrazioni nei partiti, «compreso Fratelli d’Italia». Poi affonda: «Rispondo con il sorriso ai surreali teoremi dell’opposizione sulla mia presunta vicinanza alla criminalità organizzata, tirando in ballo un padre morto che non vedo da quando avevo 11 anni». La maggioranza applaude, i deputati dell’opposizione protestano. «Nessuno mi può dare lezioni», aggiunge Meloni.

Nello stesso passaggio auspica una possibile sospensione del patto di stabilità, un insieme di politiche di vigilanza sul debito pubblico dei singoli Paesi europei. «In caso si aggravi il conflitto in Iran», dice: «L’Europa dovrà valutare una risposta simile a quella della pandemia». Quindi, spiega: «Non dovrebbe essere un tabù ragionare su una sospensione temporanea delle regole, non per singoli Stati ma con un intervento generalizzato».

Nella parte finale del suo discorso torna sul programma di governo. Promette che «da qui alla fine faremo di più e meglio». Introduce il piano casa: «In vista della ricorrenza del primo maggio, il Consiglio dei ministri approverà questo provvedimento a cui stiamo lavorando da tempo». Meloni prevede la costruzione di oltre 100mila alloggi nei prossimi dieci anni. Quando dice: «La casa è un tema che ci sta a cuore», Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, solleva la mano mostrando il «quattro», per indicare gli anni di governo «senza risultati». Dopo oltre 50 minuti di discorso si alza un lungo applauso della coalizione di governo che chiude l’intervento. Meloni sorride e ringrazia i suoi.  

Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di FdI, apre lo spazio delle repliche. Dopo di lui, la parola passa a Schlein. La leader del Pd definisce quello della premier un «discorso di autoconvincimento» e torna sul referendum: «Avete già perso, perché avete sfidato la Costituzione e il popolo sovrano vi ha battuto alle urne». Parla di salario minimo, precarietà, sanità e spiega che questa legislatura «è stata un’occasione storica sprecata. Avevate i numeri per fare tutto e non avete fatto nulla». Poi chiude: «Toccherà a noi costruire l’alternativa».

Nel corso delle repliche prende parola anche Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle. Il suo è un discorso diretto a Giorgia Meloni, che accusa di raccontare «una realtà mitologica. Si presenta qui, ormai al quarto anno, con i “diremo, faremo”. Si deve render conto che lei ha un grande futuro, alle spalle. Quattro anni, zero riforme». Poi conclude: «Noi siamo pronti per la sfida riformista e la manderemo a casa». Dai Pentastellati partono gli applausi.

Chiude le repliche dei partiti del campo largo Angelo Bonelli, co-leader di Alleanza Verdi e Sinistra, che definisce quello di Meloni il «discorso del declino». Insiste spiegando che l’informativa della presidente sia stata l’inizio della sua campagna elettorale per il 2027. All’invito della premier a un confronto con l’opposizione, risponde: «Ci sfida sul merito ma le nostre proposte le ha bocciate tutte».

L’aula inizia a svuotarsi mentre proseguono gli interventi. Prende la parola Marco Grimaldi (Avs): quando cita il caso Delmastro, l’ex sottosegretario alla Giustizia dimessosi pochi giorni dopo il referendum, dai banchi della maggioranza si colgono segnali di insofferenza, qualche commento a mezza voce. In quel momento Giorgia Meloni si alza e lascia l’emiciclo. L’uscita viene notata dai banchi dell’opposizione, tra richiami e rumori di fondo. L’intervento prosegue. Di lì a poco Meloni è attesa al Senato dove proseguirà l’informativa.

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