Cucinelli: «La persona al centro del lavoro»

Lo stilista umbro racconta la visione che guida il suo percorso professionale: dall’umiliazione del padre in fabbrica al capitalismo umanistico

«Volevo solo che il lavoro non togliesse dignità all’uomo», dice, senza indecisione, Brunello Cucinelli. Lo stilista e imprenditore umbro, conosciuto in tutto il modo per la maestria con cui ha saputo modellare il cashmere, usa un tono pacato, quasi ascetico, quando descrive i momenti più significativi che hanno segnato il suo percorso professionale al pubblico, composto soprattutto da studenti, che il 10 aprile ha riempito l’Aula Magna dell’Università Luiss Guido Carli di Roma.

La casa nella campagna di Castel Rigone, il piccolo borgo in provincia di Perugia dove è nato, la famiglia che gli è sempre stata accanto, gli animali che hanno accompagnato la sua infanzia: i ricordi di Cucinelli restano nitidi nonostante gli anni passati. Così come è rimasta viva la serenità che provava osservando per ore le stelle, seduto sulle balle di fieno disposte nei campi che il padre e la madre curavano con dedizione. «Sono proprio quelle stelle ad avermi ispirato per tutta la vita», racconta.

Quando da adolescente si imbatte per la prima volta nella frase del filosofo tedesco Immanuel Kant – «Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me» – sente di aver trovato la formula che meglio esprime la sua visione: «“Sii una brava persona”, lo stesso principio che mio padre mi ripeteva fin da bambino», spiega durante il dialogo con la giornalista del Sole 24 Ore Chiara Beghelli che ha seguito la proiezione de “Il Visionario Garbato”, il docufilm dedicato a Brunello Cucinelli e diretto dal Premio Oscar Giuseppe Tornatore. Attraverso le riprese, il regista da vita ad un ritratto dello stilista dagli inizi fino a oggi, tra immagini dell’azienda, dei lavoratori e della famiglia.

La sua è un’infanzia semplice, segnata dal lavoro nei campi. Il padre fa il mezzadro per un proprietario terriero che non gli permette neppure di tagliare la legna del bosco attorno alla casa, necessaria per scaldarsi. Così è dalla stalla che arrivano il calore e l’odore che sono serviti per superare gli inverni. Eppure, quando ne parla, Cucinelli ricorda con affetto quegli anni. «Un principio chiaro è stato alla base della mia educazione: studiare è importante, rappresenta una possibilità», ribadisce, anche se a scuola lo prendevano in giro per le sue origini contadine.

A quindici anni la famiglia di Cucinelli lascia la campagna per trasferirsi a Ferro di Cavallo, vicino Perugia. Il padre inizia a lavorare in fabbrica come operaio, guidato da una speranza semplice: migliorare la vita dei suoi figli. La realtà, però, è più difficile di quanto avesse immaginato. I colleghi lo deridono, i capi lo trattano con durezza, i ritmi serrati dell’azienda lasciano poco spazio all’emancipazione della persona. Cucinelli osserva il padre, lo sente piangere e pentirsi di aver abbandonato casa. È in quel momento che promette a sé stesso: «Non avevo idea di cosa avrei fatto in futuro, ma qualsiasi cosa fosse stata avrebbe dovuto rispettare la dignità dell’essere umano».

Nel 1978, la storia di Cucinelli imprenditore inizia grazie a venti chili di cachemire comprati «sulla parola». «Pagherai quando avrai i soldi», gli dice un fornitore locale prima di affidargli il filato. Così nascono i primi ventitré pullover, con l’idea di creare un prodotto inedito: maglioni femminili, dai toni accesi, realizzati con un materiale fino a quel momento usato soprattutto per l’abbigliamento maschile.

«Non ho capito nulla di ciò che vuoi fare, ma che Dio ti benedica», gli risponde il padre Umberto quando Cucinelli annuncia di voler avviare la sua attività. Una figura che resterà centrale nella sua vita fino alla morte, avvenuta nel 2022.

Oltre alla passione per la bellezza, però, ci sono le carte a segnare la crescita dell’imprenditore umbro. Tavoli, fumo, partite di briscola che durano ore. Non è un vizio romantico, è stata anche sopravvivenza durante gli anni della giovinezza: i pochi soldi ricavati sono serviti per tirare avanti e per «allenare, tra una mano e l’altra, l’intuito, la pazienza, il rischio calcolato», spiega a chi chiede, alla conclusione del talk, le ragioni della passione per il gioco.

Quando le luci della sala si riaccendono, dopo le domande di decine di studenti, Cucinelli si aggiusta la giacca, sorride e continua a raccontarsi con lo stesso tono misurato e confidenziale anche a margine del palco: «Volevo un’impresa sana, che facesse i giusti utili, rapportandosi bene con il creato e con l’essere umano», dice per spiegare che cosa è il capitalismo umanistico di cui è considerato un portavoce: «L’ho chiamato così ma in realtà credo che debba essere contemporaneo come ogni cosa».

Lo stesso approccio emerge quando parla di manifattura e formazione. «Dobbiamo restituire dignità anche ai mestieri manuali. Se torniamo a nobilitare il lavoro, i luoghi dove si crea e produce sono più belli, il salario è più alto, i rapporti umani nell’impresa sono diversi, allora si può tornare anche a fare dei prodotti di estrema qualità, che significa anche manualità», sottolinea dopo aver parlato della riqualificazione di Solomeo, il borgo umbro in cui hanno sede l’impresa, la Fondazione e la Scuola dei Mestieri che ha messo in piedi per formare giovani artigiani.

«Nella mia azienda, però, anche l’automazione ha un ruolo importante: credo che la tecnologia sia un ottimo modo di creare, se sappiamo governarla. Deve aiutare l’uomo, non sostituirlo», aggiunge mentre la sala si svuota con il finire della mattina, ma una sensazione rimane chiara nella mente di chi l’ha ascoltato: quel ragazzo seduto sulle balle di fieno, con gli occhi puntati al cielo, non ha mai smesso di guardare in alto. Ogni scelta, filo intrecciato, impresa che realizza è una risposta alla promessa che aveva fatto a se stesso anni prima, davanti alle ingiustizie subite dal padre: fare le cose bene sempre, senza dimenticare che al centro di ogni azione c’è l’essere umano.

Podcast ZetaPOD

Podcast

TG ZetaTG

TG

GR ZetaGR

GR

Iscriviti a
Zeta Data Lab

Iscriviti alla nostra newsletter