Al centro di piazza Tacito, nel cuore di Terni, decine di persone stringono tra le mani i bordi di un enorme drappo blu. È la grande bandiera dell’Unione europea, sorretta dai partecipanti della quarta edizione del TIC, il Terni Influencer and Creator Festival. Per quest’occasione la cittadina umbra ha scelto di rifarsi al motto adottato da Bruxelles nel 2000: «Unità nella diversità», appello alla collaborazione, alla tolleranza e alla pace che la manifestazione ha rilanciato nell’imperativo «Ascolta!»
«Abbiamo messo la potenza comunicativa al servizio di grandi cause», spiega Diego Ceccobelli, direttore creativo dell’evento e docente di Sociologia dei Media all’Università degli Studi di Milano “La Statale”. «Lo abbiamo fatto coinvolgendo grandi istituzioni come il Parlamento europeo e la Commissione europea. Abbiamo accolto 250 ospiti e organizzato oltre 140 eventi. Sono stati quattro giorni incredibili», sorride e indicando la folla che si dirada aggiunge: «In un mondo in cui i costruttori di muri sembrano prevalere, noi diciamo: ascolta, mettiti nei panni dell’altro. È il punto di partenza per tornare a essere comunità».

I valori democratici sono al cuore di numerosi eventi della kermesse, tra cui il panel Disinformazione, giovani e come vediamo il mondo che ha scelto di partire dalla domanda «Cosa significa oggi essere informati?». A rispondere all’interrogativo erano presenti Valentina Parasecolo e Valeria Fiore, rispettivamente coordinatrice stampa e responsabile comunicazione del Parlamento Europeo, Livia Viganò, cofondatrice della testata digitale Factanza, insieme a Marco Demelas e Luca Carta della piattaforma di informazione Wordly. In collegamento è intervenuta la filosofa e scrittrice Maura Gancitano, cofondatrice del progetto editoriale TLON.
Nel flusso continuo di contenuti online la cui distribuzione è affidata ad algoritmi dalle logiche incerte, i fruitori del web si ritrovano a consumare notizie in modo passivo e fortuito, scrollando tra contenuti divertenti e ricette. «Il rischio», avverte Viganò, «è che si vengano a creare camere d’eco», ambienti virtuali chiusi in cui gli utenti intercettano solo idee affini alle loro, precludendosi il confronto con visioni alternative.

Il sovraccarico di dati e numeri delle piattaforme finisce per confondere gli utenti. «Per questo le persone hanno bisogno di storie», sostiene Gancitano, che cita lo psicologo israeliano Daniel Kahneman e ricorda come gli esseri umani abbiano «un’innata spinta narrativa» che li rende vulnerabili. Ne è un esempio Artemis II, la missione della NASA giunta in orbita lunare il 6 aprile 2026. Quando foto e video reali del sorvolo sono state postate su TikTok, le reinterpretazioni cospirazioniste e negazioniste hanno invaso il social.
I contenuti controversi e polarizzanti, premiati dagli algoritmi, costituiscono «un lasciapassare per la propaganda»: è quanto fa notare Parasecolo, che ribadisce come le istituzioni europee fronteggino ogni giorno campagne di disinformazione, orchestrate soprattutto dalla Russia. Il caso più recente riguarda il video di un deputato diffuso sull’app di messaggistica Telegram che, tagliato e decontestualizzato, sembrava suggerire che l’Europa fosse contraria al finanziamento dell’Ucraina.
Oggi sono gli stessi leader a manipolare il racconto della realtà. Lo dimostrano le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che nel corso della guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro il regime iraniano si è spesso lasciato andare ad affermazioni e minacce fuorvianti. Rispondendo alla domanda di Zeta, Maura Gancitano invita a tutelarsi da questa narrativa: «Trump occupa tutto lo spazio con continui post e notizie contraddittorie, rendendo invisibile ogni altra alternativa». L’unica soluzione, conclude la filosofa, è sostenere progetti giornalistici responsabili e pretendere una politica che «anziché limitarsi a incarnare il male minore, aiuti concretamente a immaginare e costruire un futuro migliore».






