La redazione di Zeta al Quirinale

L'incontro con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul valore dell'informazione

«Se i potenti della Terra usassero un po’ di autoironia, anche in piccole dosi, il mondo ne trarrebbe giovamento. E loro eviterebbero difficoltà e motivi di imbarazzo», queste le parole pronunciate da Sergio Mattarella al termine dell’incontro con una delegazione di studenti delle scuole di giornalismo del 14 aprile al Quirinale. Per salutare i futuri professionisti dell’informazione, il Presidente della Repubblica sceglie un aneddoto personale.

«In questo salone, numerosi anni fa, un alunno delle superiori mi chiese come resistere alle tentazioni del potere. Gli risposi che il potere può inebriare, e può far perdere l’equilibrio. Ma vi sono antidoti: uno riguarda la coscienza personale, individuale, ed è un’alta capacità di autonomia». Un insegnamento più che mai necessario per chi vuole intraprendere la professione giornalistica oggi.

Il pomeriggio degli studenti della Luiss, della Cattolica, della Lumsa e dell’Università di Torino comincia davanti all’obelisco e alle statue dei Dioscuri che aprono la vista sul Quirinale. Gli aspiranti giornalisti percorrono lo Scalone d’onore fino al Salone delle Feste, una delle sale in cui il Quirinale ospita le occasioni ufficiali.
«Il giornalismo è metodo, ricerca e servizio alla comunità», è uno dei passaggi dell’intervento di Marco Ferrando, direttore delle testate del Master in giornalismo di Torino, che apre l’incontro. Nel discorso richiama poi alla necessità di «valutare la qualità» in un contesto segnato da «una crisi tecnologica, economica, politica e culturale» che investe l’informazione.

«Una rappresentazione più equa non è solo una conquista femminile, ma quella di un’informazione più ricca». sottolinea Federica Fazio, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. «Il giornalismo è il privilegio e la responsabilità di contribuire a una percezione collettiva». «Oggi, dal Donbass a Gaza, dall’Iran al Sudan, i bollettini, i droni e le vittime sono notizie quotidiane, deformate dalla disinformazione», osserva Tommaso Provera della Luiss Guido Carli. «Non abbiamo mai avuto accesso a così tante informazioni, eppure non siamo mai stati così vulnerabili alle fake news. Ma le nuove tecnologie possono essere strumenti per difendere la forza dei fatti».

«Il giornalista del terzo millennio è un professionista multimediale», osserva Antonio Fera, della Lumsa, «capace di scegliere lo strumento più adatto. La domanda più urgente non è cosa è successo, ma cosa sta iniziando ad accadere». A questi interventi si affianca quello di Anna Mulassano, dell’Università di Torino, che richiama la funzione pubblica dell’informazione e la necessità di mantenerne il carattere accessibile e condiviso.

«Il diritto di cronaca è il diritto di narrare ciò che accade, rispondendo al bisogno individuale di conoscere obiettivamente i fatti», riprende Mattarella, ricordando le parole di Guido Gonella, primo presidente dell’Ordine dei giornalisti e principale fautore della legge che lo ha istituito. «C’è una qualità straordinaria nei suoi principi ispiratori: i doveri verso la verità, anzitutto quello di verificare e conoscere i fatti. I giornalisti non sono in campo per rendere verosimili le narrazioni. Sono invece testimoni di verità, antidoto ai tentativi di manipolazione delle pubbliche opinioni. Un’immensa responsabilità».

Podcast ZetaPOD

Podcast

TG ZetaTG

TG

GR ZetaGR

GR

Iscriviti a
Zeta Data Lab

Iscriviti alla nostra newsletter