Minori, dopo i reati una seconda chance

A Roma i risultati dei percorsi di reinserimento dei minori autori di reato dell'impresa sociale Con i Bambini

Tra la polvere sollevata dalle ruspe di un cantiere archeologico, Simone lavora con un casco giallo in testa insieme a ragazzi stranieri. Ma quando è stato segnalato alla giustizia minorile pensava che il suo futuro fosse senza prospettive e guardava con diffidenza chi era diverso da lui. È una delle storie emerse dai percorsi di reinserimento sociale per minori autori di reato. I risultati sono stati presentati a Roma mercoledì 15 aprile, nel convegno promosso dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Nel salone della Biblioteca nazionale centrale sono intervenuti ospiti istituzionali e operatori del terzo settore. Tra questi anche il procuratore della Direzione nazionale antimafia Giovanni Melillo. La conclusione è stata affidata a Marco Rossi-Doria, presidente di Con i Bambini ed ex sottosegretario all’Istruzione. Il convegno ha rappresentato la tappa finale del progetto Cambio rotta, promosso nel 2021 dall’impresa sociale in collaborazione con il dipartimento per la giustizia minorile e del Ministero della Giustizia.

L’iniziativa ha sostenuto interventi mirati al reinserimento sociale ed educativo dei minorenni coinvolti in procedimenti penali attraverso la costruzione di percorsi individuali.

I diciassette progetti selezionati tra 230 proposte, finanziati con 14,5 milioni di euro, hanno coinvolto circa tremila ragazzi in 13 regioni d’Italia. Ogni percorso ha interessato diversi ambiti della vita dei minori grazie alla collaborazione tra oltre 370 enti del terzo settore, servizi sociali e strutture della giustizia minorile. Un modello basato su alleanze educative e su un approccio che integra giustizia riparativa e interventi sul territorio, soprattutto nei contesti più fragili e periferici.

Accanto ai numeri, sono le storie a restituire il senso più concreto del progetto. Dalla Lombardia, un ragazzo racconta di aver scoperto per la prima volta una passione: «Non mi aspettavo di imparare ad aggiustare una bicicletta». Inserito in una ciclofficina all’interno del percorso educativo, ha condiviso l’esperienza con altri coetanei, sperimentando un ambiente diverso da quello abituale. Per gli operatori con cui ha lavorato, il cambiamento passa spesso da un momento preciso: «È un click», raccontano. «All’inizio ti guardano con diffidenza, poi capisci quando riesci a coinvolgerli, quando iniziano a fidarsi e a chiederti: cosa facciamo oggi?»

Marco Imperiale, direttore generale di Con i Bambini, spiega: «Si tratta di un intervento articolato, costruito attraverso progetti personalizzati per ciascun minore. L’obiettivo è accompagnare questi ragazzi in un percorso che non sia solo legato alla sanzione, ma che consenta loro di scoprire e sviluppare i propri talenti». Imperiale sottolinea anche il valore del lavoro di rete: «Abbiamo messo insieme competenze diverse, creando una comunità di lavoro che ha operato su tutto il territorio nazionale». E aggiunge: «Ora la sfida è trasformare questa esperienza in un modello strutturato, capace di proseguire nel tempo e offrire nuove opportunità ai ragazzi e alle loro famiglie».

Negli anni, molti hanno ripreso gli studi e trovato un lavoro. Giuseppe, nome di fantasia come Simone, è uno di loro. Arrivato in messa alla prova per reati minori, all’inizio svolgeva mansioni semplici in un bar della fondazione San Gennaro, a Napoli. Ha imparato a fare i caffè, a gestire la cassa e a relazionarsi con i clienti. È stato il contesto in cui lavorava, a contatto con turisti e guide, ad aprirgli nuove prospettive. Da qualche tempo Giuseppe ha iniziato un percorso per diventare guida turistica. Studia l’italiano, perché prima parlava solo dialetto. Ha cambiato rotta.

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