Cinquecentoventi anni di servizio senza interruzioni. Ogni 6 maggio il corpo armato della Santa Sede rinnova la sua lealtà al pontefice giurando di proteggere lui e tutti i suoi legittimi successori. Ventisei nuove guardie hanno celebrato la conclusione del loro addestramento e l’ingresso nell’esercito vaticano.
La cerimonia si è svolta nell’Aula Nervi alla presenza di Papa Leone XIV e della delegazione svizzera, guidata dal presidente della Confederazione Guy Parmelin, dal presidente del Consiglio Nazionale Pierre-André Page e dal presidente del Consiglio degli Stati Stefan Engler. Presenti anche il comandante di corpo Benedikt Roos, capo dell’esercito, e mons. Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo e presidente della Conferenza episcopale svizzera.


La guardia fu creata da Papa Giulio II nel 1506, quando, il 22 gennaio, 150 mercenari elvetici entrarono nello Stato pontificio per mettersi al suo servizio, assumendosi la responsabilità della protezione del vescovo di Roma e della sua residenza. Appena vent’anni dopo, il 6 maggio 1527, l’esercito diede prova del proprio valore difendendo Clemente VII durante il sacco di Roma: 189 alabardieri si scontrarono con le truppe dell’imperatore Carlo V per permettere al Papa di salvarsi. La loro memoria viene onorata prestando il giuramento nell’anniversario del loro sacrificio.
Il comandante del corpo Christoph Graf passa in rassegna le truppe e fa cenno a padre Kolumban Reichlin, cappellano della guardia, di leggere la formula di giuramento: «Giuro di servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il pontefice regnante e i suoi legittimi successori, di dedicarmi a loro con tutte le forze, sacrificando, se necessario, anche la mia vita in loro difesa». Gli alabardieri, a turno, affidano la loro arma ai compagni, afferrano con la mano sinistra la bandiera del corpo, e alzando tre dita della destra – a rappresentare la Trinità – rispondo alla formula recitata dal cappellano.
Una volta giurato, Leone XIV si avvicina alla guardia e prende la parola per pochi minuti per ringraziare i presenti: «A voi, cari giovani, che avete fatto il giuramento, esprimo la mia stima e la mia gratitudine. Il gesto che avete compiuto attesta un impegno di fedeltà, animato dall’entusiasmo giovanile e fondato sulla fede». Le truppe ricompongono quindi la fila ed escono a passo cadenzato sotto gli sguardi felici di amici e familiari.





