Von der Leyen: «L’Europa non dipenda dai combustibili stranieri»

Alla plenaria del Parlamento Europeo la discussione sulla crisi in Medio Oriente e la sicurezza energetica
L'Ue contro la deportazione dei bambini ucraini in Russia

Si è atteso troppo per parlare di guerra. Al Parlamento Europeo si arriva al terzo giorno di plenaria per discutere di Medio Oriente e sicurezza energetica. La tensione cresce quando si arriva al dibattito sui prezzi per il costo dei trasporti, dopo due mesi di conflitto nel Golfo.

La discussione di mercoledì 29 aprile conferma le divisioni nell’Unione sul Medio Oriente e sui rischi per l’energia. Il Partito popolare europeo vuole che gli Stati membri siano indipendenti nella distribuzione puntando al mercato unico. I socialisti e democratici (S&D) insieme a La Sinistra chiedono giustizia sociale e misure più aggressive contro le multinazionali a favore dei ceti più deboli.

«La situazione che viviamo oggi non è nuova», ha detto a Zeta l’on. Dario Tamburrano de La Sinistra. «Vogliamo trovarci ancora in questa situazione in futuro? Oppure prendere atto che la dipendenza dal fossile è un cappio al collo? Dobbiamo traghettare l’Europa verso un’economia sociale di mercato dove gli investimenti pubblici sono il motore della ripresa e della resilienza».

In aula tutti convengono sulla necessità di un’Europa più autonoma e più integrata. La crisi si concentra su chi paga il prezzo della transizione e chi ha davvero il potere di decidere.

«Questo conflitto non è né astratto né lontano, è nel nostro vicinato: ha conseguenze dirette sulla sicurezza, sull’economia e sulla competitività dell’Unione» dice Marilena Raouna, presidente di turno del Consiglio, ricordando che la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz deve essere garantita senza ambiguità, in linea con il diritto internazionale. «In questo contesto l’operazione navale Ue Aspides svolge un ruolo «critico» per mantenere aperto uno dei corridoi più importanti al mondo». 

«È necessario ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e accelerare la transizione energetica» conclude Raouna, richiamando il pacchetto Grids, introdotto a dicembre 2025, una serie di misure per sviluppare e modernizzare le reti energetiche dell’Unione. 

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: «In sessanta giorni di guerra, la bolletta europea per l’import di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro». La linea della Commissione è netta:«Dobbiamo ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili importati e rafforzare l’offerta energetica domestica, a basso costo e pulita, dalle rinnovabili al nucleare, nel pieno rispetto della neutralità tecnologica».

Ogni Stato, però, agisce in modo diverso. Per questo proponetre tipi di misure: più coordinamento europeo su gas e carburanti, protezione mirata dei cittadini e delle imprese più vulnerabili, riduzione della domanda energetica attraverso efficienza e, soprattutto, elettrificazione dell’economia. 

«L’Europa ha urgente bisogno di crescita economica e sappiamo cosa fare» dichiara il relatore del Partito popolare europeo Manfred Weber, «la crisi prova che le rinnovabili sono il futuro. Abbiamo bisogno del nucleare come base. Senza la sovranità dell’Europa non funziona». 

Il gruppo S&D si sofferma sulle conseguenze umane del conflitto: «Non abbiamo sentito una sola parola sulla condanna a morte per i palestinesi. Cosa sentiranno i milioni di europei che non accettano né capiscono il silenzio complice dell’Europa?» accusa la relatrice Iratxe García Pérez, chiedendo la sospensione dell’accordo di associazione con Israele e sanzioni al governo Netanyahu.

Podcast ZetaPOD

Podcast

TG ZetaTG

TG

GR ZetaGR

GR

Iscriviti a
Zeta Data Lab

Iscriviti alla nostra newsletter