Esclusiva

1 Maggio 2020
Prossimamente…a casa nostra

Con i cinema chiusi da mesi, l’industria cinematografica vira sulla distribuzione digitale dei film in uscita tramite il servizio video on demand. Più che di una misura anticrisi, si tratta dell’inizio di una nuova era

Il Coronavirus accelera l’ascesa dello streaming. Al tempo della pandemia i nuovi film fanno il loro esordio sui piccoli schermi di tutto il mondo e non più nei cinema, chiusi a causa dell’emergenza. La soluzione pensata dalle case di produzione cinematografica per limitare le perdite economiche consiste nella trasmissione online, in “streaming”, e a pagamento, delle pellicole in uscita identificate come “premium VOD”, dove “premium” indica un prodotto offerto in esclusiva e l’acronimo “VOD” sta per “Video On Demand” (servizio interattivo della televisione che, tramite una connessione internet, permette agli utenti di fruire di un prodotto di intrattenimento). 

Dalla Universal Picture alla Warner Bros, passando per Disney, tutte le maggiori aziende del settore hanno distribuito gli ultimi film prodotti nei vari store online (Rakuten TV, Chili Cinema, Google Play, iTunes, Amazon video e Netflix), a un prezzo superiore rispetto a quello di un biglietto del cinema (negli U.S.A. la visione costa 20 dollari, in Italia il prezzo di noleggio è di 15 euro e 99). Tra i principali titoli approdati in formato digitale senza passare per i botteghini ci sono Emma, il nuovo adattamento del romanzo di Jane Austen con Anya Taylor-Joy, la cui distribuzione nel nostro Paese era prevista per giugno ed è stata anticipata al 19 marzo, e “L’uomo invisibile”, nuovo horror del regista Leigh Whannel scaricabile a partire dallo scorso marzo sulla piattaforma Chili. Atteso il 29 maggio su Disney+ il nuovo film d’animazione Artemis Fowl, mentre per il quinto capitolo della saga di Indiana Jones e per il remake di Mulan bisognerà attendere l’estate e l’uscita è al momento prevista nei cinema.  
Destino beffardo per gli amanti del genere d’avventura, che dovranno rinviare l’appuntamento con Il Richiamo della foresta, trasposizione cinematografica del celebre romanzo di Jack London, a data da destinarsi: il film diretto da Chris Sanders e interpretato da Harrison Ford sarebbe dovuto uscire nelle sale già a metà dicembre 2019, ma fu spostato al 21 febbraio per fare posto a Star Wars: L’ascesa di Skywalker, film di punta della Disney. Di quello che accadde da lì a pochi giorni siamo tutti al corrente. 

Il Richiamo della Foresta, trailer ufficiale

Ci sono eventi che stravolgono vite, abitudini e costumi, ma che allo stesso tempo hanno il pregio, o il difetto, a seconda dei punti di vista, di accelerare processi storici già in atto. Il coronavirus ha svelato anche ai più scettici i vantaggi ambientali ed economici dello smart working, ed è probabile che possa imprimere anche al mondo del cinema e dello spettacolo una svolta epocale, ma non certo inattesa, come quella della distribuzione digitale. Si tratta di un processo in atto da quasi vent’anni, da quando cioè esiste la possibilità di scaricare contenuti online, e resosi sempre più conveniente per le grandi case cinematografiche con l’arrivo della pirateria via internet, che ha contribuito non poco all’odierna crisi dei cinema. Le grandi produzioni hanno pian piano reagito al problema cominciando a distribuire i film nelle sale e a noleggio nello stesso momento, rispettando sempre meno le leggi sulle “finestre distributive”, ovvero i periodi di tempo entro i quali un film uscito al cinema non può essere riprodotto altrove né distribuito a noleggio o sulla tv gratuita (leggi che peraltro stabiliscono tempistiche derogabili da parte dei titolari dei diritti dell’opera, che possono imporre termini differenti in base alla propria forza contrattuale).

«In questa fase si tratta di misure straordinarie, certamente frutto dell’emergenza, ma è inutile prenderci in giro: siamo di fronte a un destino inevitabile e saremmo arrivati a questa decisione anche senza il virus, solo in più tempo. Il sistema ibrido di distribuzione dei film è ormai una realtà consolidata». A parlare è Antonio Mondascrittore e direttore artistico della Festa del Cinema di Roma, nonché docente presso il Film and Television Department alla New York University. La sua considerazione sembra trovare conferma dal recente annuncio del Board of Governors degli Academy Awards (l’Accademia con sede a Los Angeles che ogni anno assegna i premi oscar ai film in concorso), che ha deciso di premiare, per l’edizione del 2021, anche i film distribuiti in streaming, a condizione che rispettino i requisiti di ammissibilità stabiliti dal regolamento e che siano resi disponibili sul sito riservato ai membri della giuria entro 60 giorni dall’uscita del contenuto in on demand.

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Antonio Monda , in occasione della presentazione del libro ” Ennio Morricone”

È una scelta storica per l’Academy, da sempre piuttosto restìa a elargire concessioni alla distribuzione digitale, come si evince dalla precisazione che, una volta terminata la fase dell’emergenza e in concomitanza con la riapertura dei cinema, tale misura non sarà più considerata valida per tutti i film usciti successivamente. A sottolineare la straordinarietà della decisione si sono aggiunte le parole di David Rubin, presidente dell’Academy, e del CEO Dawn Hudson: «L’Accademia crede fermamente che non vi sia modo migliore di sperimentare la magia dei film che vederli in un cinema. Il nostro impegno in tal senso è invariato e costante. Tuttavia, la pandemia Covid-19 richiede questa temporanea eccezione alle nostre regole di ammissibilità dei premi. L’Accademia supporta tutti i membri e i colleghi durante questo periodo di incertezza. Riconosciamo l’importanza del loro lavoro visto e celebrato, soprattutto ora, quando il pubblico apprezza i film più che mai».

Il tweet ufficiale dell’Academy che annuncia il cambio di regolamento per l’edizione 2021

Eppure, l’approdo agli Oscar di film prodotti per l’online e transitati al cinema per periodi brevissimi è già da un paio d’anni una realtà, come conferma lo stesso Monda: «Nelle ultime due edizioni ci sono stati film come Roma, di Alfonso Cuaròn, e The Irishman, entrambi distribuiti da Netflix dopo una fugace apparizione nelle sale, che si sono rivelati grandi protagonisti degli Oscar, soprattutto il primo che è stato pluripremiato. Ormai anche l’Academy sta prendendo atto di questo cambiamento nelle modalità di fruizione dei prodotti cinematografici».

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Alfonso Cuaròn vincitore dei premi Oscar 2019 alla miglior regia e alla miglior fotografia con “Roma”

Un ulteriore passo verso una maggiore regolamentazione della distribuzione digitale, almeno in Italia, è stato compiuto con l’adesione di Netflix all’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali (ANICA). I rappresentanti della società di distribuzione on demand di film, documentari e serie tv, fondata da Reed Hastings, parteciperanno d’ora in avanti a tutte le attività dell’associazione atte a migliorare l’offerta dei prodotti e l’occupazione di settore.

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E i grandi festival internazionali come si adegueranno all’emergenza imposta dalla pandemia? 
Alcune delle più importanti rassegne cinematografiche, tra cui il festival di Cannes, di Venezia e di New York, hanno aderito al We Are One: A Global Film Festival, una manifestazione che si svolgerà online, su YouTube, dal 29 maggio al 7 giugno e che trasmetterà in streaming, gratuitamente, tutti quei film che hanno avuto poca circolazione nelle sale al momento dell’uscita. L’evento avrà anche lo scopo di incoraggiare gli spettatori a donare un contributo alla World Health Organization, impegnata nella lotta contro il coronavirus. Per i festival previsti più in là con i tempi, la situazione è ancora incerta, come ha dichiarato Monda per la Festa del Cinema di Roma, attesa in autunno: «Per il momento posso dire che stiamo prendendo in considerazione l’idea di aderire al We Are One. Per quanto riguarda lo svolgimento del festival, vorrei poter dare una risposta che ancora non ho. Ci stiamo organizzando per celebrare l’evento normalmente, ma è ovvio che pensiamo anche a piani alternativi: non escludo una versione online della manifestazione».