Esclusiva

23 Giugno 2020
TikTok e flop di Trump a Tulsa: quanto c’è di vero

In molti hanno creduto che siano stati gli adolescenti di TikTok a far fallire il comizio di Trump in Oklahoma, ma con tutta probabilità non è andata così

«È interessante l’uso sovversivo dei social, soprattutto quando sono ancora “giovani” come TikTok. A prescindere dai reali effetti che producono, il solo fatto che la piattaforma venga usata per imbrogliare Trump, il presidente degli Stati Uniti d’America, significa molto. Segnala il fatto che il social viene usato come arma» spiega a Zeta Paolo Sordi, esperto di comunicazione digitale e nuovi media.

Pochi giorni fa ha iniziato a circolare sul web la notizia dell’insuccesso di un comizio del presidente americano Donald Trump tenutosi in Oklahoma, a Tulsa. La causa viene fatta risalire a migliaia di adolescenti che, tramite il social network TikTok, si sono organizzati per comprare i biglietti dell’evento, per poi disertare. Sembrerebbe uno scherzo in piena regola, ma quanto di vero c’è in questa vicenda resta dubbio. Certo è che nelle ultime ore la notizia è stata diffusa e fatta passare per vera. Alexandra Ocasio-Cortez, esponente democratica e rivale di Trump, ha scritto su Twitter: «In realtà sei stato appena fregato da adolescenti su TikTok che hanno inondato la campagna di Trump con prenotazioni di biglietti falsi e ti hanno indotto a credere che un milione di persone desiderasse che il tuo suprematista bianco aprisse il microfono per riempire un’arena durante il Covid».

La vicenda

Come avviene di solito nelle campagne politiche americane, il comitato elettorale di Trump aveva chiesto a chi volesse partecipare al comizio di Tulsa di registrarsi online in anticipo “riservandosi” i biglietti. Tuttavia, come ha sottolineato in un articolo Il Post, la prenotazione dei biglietti era un gesto del tutto simbolico, utile agli organizzatori per farsi un’idea di cosa aspettarsi, ma soprattutto per ottenere i dati di cittadini da poter contattare poi durante la campagna elettorale. Non a caso, infatti, i “biglietti” erano infiniti e non numerati. Inoltre, non davano alcun diritto a entrare nel palazzetto, perciò sarebbe stato comunque necessario mettersi in fila all’evento sperando di trovare dei posti liberi.

L’entrata in scena di TikTok

Nelle settimane precedenti al comizio, su TikTok – uno tra i social più usati dai giovani in questo momento – hanno cominciato a circolare degli inviti a prenotare i biglietti per l’evento di Trump con lo scopo di non presentarsi e prendere in giro gli organizzatori. Come riporta anche il New York Times, una donna di nome MaryJo Laupp ha pubblicato un video, che è stato visto più di 2 milioni di volte, in cui diceva: «Raccomando a tutti quelli che vogliono vedere questo auditorium da 19mila posti a malapena riempito o completamente vuoto, di andare a prenotare i biglietti ora e di lasciarlo lì da solo sul palco». L’iniziativa è diventata subito virale e condivisa anche da molti influencer. Subito molti giovani utenti hanno iniziato a pubblicare video in cui dimostravano di star facendo proprio questo.

TikTok e flop di Trump a Tulsa: quanto c'è di vero
TikTok è un’applicazione, disponibile in 34 lingue, che permette di creare e pubblicare brevi clip video, fino a un massimo di 60 secondi. Si possono aggiungere effetti speciali e i montaggi sono alla portata di tutti. Il motto dell’app è Make Every Second Count (dai importanza a ogni secondo).

«TikTok, essendo un social ancora “giovane”, non è entrato nel sistema di potere per cui i social rivestono il ruolo di spalla dei governi piuttosto che poli di opposizione. Si presta ancora a questi utilizzi contro il governo e la classe dirigente, ma è difficile dimostrare che la vera causa del flop di Trump sia stata proprio questa» ricorda Sordi.

Perché TikTok non può essere il responsabile del fallimento di Trump

Le prenotazioni online, di fatto, non hanno tolto il posto a nessuno, dal momento che i biglietti erano illimitati e non numerati. L’ingresso all’auditorium di Tulsa sarebbe stato comunque stabilito secondo l’ordine di arrivo. Tim Fullerton, ex funzionario dell’amministrazione Obama, come sottolinea il New York Times, ha dichiarato al Washington Post: «È impossibile sapere – ed è irresponsabile speculare – su quanta influenza abbiano avuto esattamente le campagne dei fan di TikTok sull’effettiva partecipazione all’evento senza verificare ogni singola richiesta ricevuta. Alcuni fattori suggeriscono che lo scherzo potrebbe aver almeno in parte confuso i numeri previsti. L’ingresso non era basato sui biglietti, ma sul primo arrivato». Le cause della scarsa affluenza devono essere state altre.

C’è chi sostiene che il comizio sia stato un flop di suo. «Le persone non hanno partecipato alla manifestazione perché hanno deciso di non partecipare alla manifestazione. Non aveva niente a che fare con i giovani di TikTok» ha twittato Joe Scarborough, conduttore di Morning Joe, notiziario e talk show mattutino della NBC News.

L’ipotesi timore del Coronavirus

«L’entusiasmo per Trump è in calo e i casi di pandemia sono in aumento. La campagna ha suscitato aspettative troppo alte e si sono messi in imbarazzo da soli» ha affermato la scrittrice e attivista per i diritti transgender americana Parker Molloy. Anche secondo le testimonianze raccolte dai giornalisti presenti sul posto il timore del Coronavirus ha avuto un ruolo importante nella vicenda. In Oklahoma i contagi stanno aumentando in fretta nelle ultime settimane, e il più importante giornale di Tulsa aveva infatti criticato la scelta di organizzare il comizio. Anche le autorità sanitarie locali si erano dimostrate preoccupate.

La gestione della folla durante l’evento ha suscitato molti dubbi. L’unico controllo cui sono stati sottoposti i partecipanti è stato quello della temperatura corporea all’ingresso del palazzetto, e non vi era l’obbligo di usare le mascherine e di rispettare il distanziamento fisico. Con tutta probabilità, l’idea di trascorrere diverse ore in un posto affollato ha spinto molte persone a non andare. Proprio il fatto che gli organizzatori del comizio avessero parlato di numeri altissimi di prenotazioni potrebbe aver convinto molti a non partecipare. In questo sì, è possibile attribuire un ruolo alle campagne su TikTok.

Ciò che rende interessante questa vicenda, tuttavia, – e dimostra ancora una volta quanto potere persuasivo abbiano i social media – è che la responsabilità era stata attribuita direttamente ed esclusivamente a TikTok e tutti ci hanno creduto. A nessuno è venuto il dubbio se la vicenda fosse stata davvero provocata dal social network del momento. Ora è sensato pensare che questo abbia rivestito un ruolo solo marginale nell’accaduto, ma molti continueranno a credere il contrario, e cioè che il comizio di Trump sia stato un fallimento a causa di una beffa organizzata dai ragazzi su TikTok.

Cosa rende TikTok così popolare

«La cosa insolita di questo social network – scrive poi il New York Times – è che non è un altro posto per vedere cosa sta succedendo. È un’espressione distillata di come si sentono le persone. Può essere divertente senza un preciso motivo, ma anche una forza a cui prestare attenzione. TikTok è la prima centrale di intrattenimento nata e costruita per l’era degli smartphone, e potrebbe cambiare tutto».

«Mostra le persone non come sono, ma come vogliono far credere di essere. L’utente costruisce una narrazione autobiografica, e come ogni narrazione è più verosimile che vera. Creiamo una fiction di noi stessi, diventando più divertenti e appassionanti, dei personaggi» afferma Sordi.

Il concetto principale che la piattaforma conosce molto bene è quello di engagement, ossia del “coinvolgimento”, anche emotivo, degli utenti. «I social non sono altro che delle bolle che filtrano contenuti ai quali l’utente ha dichiarato di credere, o delle linee di indirizzo politico che ha già condiviso all’interno della piattaforma. L’idea alla base del coinvolgimento è comune a tutti i social. Si tratta di un algoritmo che nasce con Facebook ma che usa anche Google News, per esempio. L’obiettivo finale del social è tenerti ancorato, all’uso ripetuto, giorno dopo giorno, dell’applicazione. Ciò che spinge l’utente ad aprire continuamente l’app è la proposta di contenuti che sono coerenti, non confliggenti, con le sue convinzioni».

TikTok e flop di Trump a Tulsa: quanto c'è di vero
Un promemoria dell’app, che sollecita l’utilizzo

In un altro articolo del New York Times si evidenzia come il social impari costantemente dalle azioni degli utenti e, nel tempo, costruisca un modello complesso di ciò che tendono a guardare, mostrandone sempre di più. TikTok inizia a formulare ipotesi nel momento in cui si apre l’app. Questo è ciò che lo rende così famoso in tutto il mondo. A volte, però, occorre fare attenzione ad attribuire solo e soltanto al social la causa di un insuccesso nella vita vera. Il digitale non sempre produce effetti sul reale.

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