Esclusiva

14 Dicembre 2020
Raccontare la politica per andare in profondità. A Scuola di Giornalismo con Annalisa Cuzzocrea

La prima lezione della giornalista di Repubblica agli studenti del Master di Giornalismo e Comunicazione multimediale della Luiss

«Politica e scrittura. Le cose che amo e che ho avuto la fortuna di poter fare per lavoro». A parlare è Annalisa Cuzzocrea, inviata politica di Repubblica e docente al Master di Giornalismo e Comunicazione Multimediale della Luiss.

«Il racconto politico – spiega Cuzzocrea ai praticanti Luiss – sta cambiando, è sotto gli occhi di tutti. Le persone sono annoiate e per essere efficaci e colpire bisogna essere informati su tutto. Si deve sapere sempre quello che sta succedendo per dare al lettore qualcosa in più. Per fare buon giornalismo serve ‘fare marciapiede’. Vedere e spiegare la politica per immagini. Una cosa fondamentale nel nostro mestiere e in tutti i modi di raccontare, non solo nella carta stampata». 

A fare la differenza – continua la giornalista – è l’atteggiamento, il modo di approcciarsi alla professione. «Anche quando si scrive un pezzo banale, come può essere una polemica sui social, si deve cercare di andare oltre le apparenze. Serve a poco fermarsi alle battute dei protagonisti, in quel caso si fa il loro gioco e il nostro lavoro diventa quello di cassa di risonanza. Propaganda. La nostra professione così perde valore. Abbiamo la grande fortuna di un accesso privilegiato alle fonti, sfruttiamole».

L’esempio arriva dall’esperienza personale. «Ho seguito per anni il Movimento 5 Stelle e soprattutto all’inizio era difficile ottenere riscontri dai loro esponenti. Muovendosi però, andando dove succedono le cose, si vedono e sentono particolari che aiutano a fare pezzi diversi. Aneddoti, gesti, curiosità. Solo così il vostro articolo può avere qualcosa in più rispetto alla ‘concorrenza’. E al lettore piace. Oggi una parte del giornalismo politico sbaglia perché rinuncia a questo aspetto, parlando per frasi fatte e cliché».

Cuzzocrea sposta poi il focus su un piano generale. «Ogni giornale incarna dei valori, il pluralismo italiano non è una cosa sbagliata. Le persone si riconoscono nelle linee editoriali, si rispecchiano in queste. È una concezione diversa da quella del giornalismo anglosassone, ma non è detto che sia un male come pensano in molti. Cercate di non essere asettici, ma onesti e obiettivi».

Il finale è un invito a crederci sempre. Al proprio sogno e al valore della professione. «La fatica premia sempre ragazzi. Fare dodici telefonate anziché due costa fatica, ma è la strada giusta per dare fondamento alle informazioni e per costruire un pezzo, a conti fatti, più bello. È più complicato, ma ripaga».