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L’Italia cade ai rigori contro la Bosnia, niente Mondiale 2026. Azzurri fuori dalla Coppa del Mondo da 12 anni

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Le palestre dimenticate

Le storie di Giulio e Sara che prima erano tutti i giorni in palestra, mentre adesso sono in attesa di capire quale sarà il loro futuro
palestre

“Ci sentiamo presi in giro. E’ frustrante vivere nell’incertezza”. Lo sport ha tanti volti, dagli atleti professionisti che fanno sognare milioni di appassionati a chi va ad allenarsi durante la settimana per tenersi in forma.

E poi c’è chi lavora nel mondo delle palestre, chi si occupa di mantenere vivi i luoghi dove si svolge attività fisica. Con la pandemia le difficoltà si sono moltiplicate, le palestre sono state costrette a una lunga chiusura e le saracinesche si sono abbassate. Abbiamo voluto raccontare le storie di chi, a causa del virus, fatica ad intravedere un futuro certo, le storie di Giulio e Sara che raccontano una realtà di istruttori e personal trainer che faticano ad andare avanti. 

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Giulio ha aperto una palestra investendo una discreta somma, ma non poteva prevedere il coronavirus né le problematiche che ha comportato. L’entusiasmo iniziale si è trasformato in timore, e ad oggi non sa se vale la pena continuare oppure lasciar perdere.

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Sara vive una situazione meno complicata ma non per questo semplice. Il suo corso di taekwondo è stato bloccato a più riprese sin dal lockdown di marzo, e ha potuto continuare a lavorare come istruttrice di pilates solo grazie a delle attività su Zoom. Vite sospese dal virus, che sperano di tornare il prima possibile alla normalità.

Leggi le precedenti puntate: L’inchiesta e «Non è colpa nostra», i giovani e la pandemia

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