Esclusiva

19 Febbraio 2021
Andrea Monda: «Il papa in Iraq sulle orme di Abramo»

Il viaggio del papa in Iraq deve rinsaldare la fratellanza fra le tre grandi religioni monoteiste. Il racconto del direttore de L’Osservatore Romano alla nostra redazione

«Per il papa, recarsi in questo luogo significa mettersi sulle orme del patriarca Abramo e riscoprire la fratellanza fra religioni». Andrea Monda, direttore de L’Osservatore romano, spiega alla redazione di Zeta l’importanza del viaggio (dal 5 all’8 marzo) di papa Francesco in Iraq, il primo pontefice nella storia a recarsi in questa terra.

Un viaggio complicato date le difficoltà poste dalla pandemia a cui si aggiungono quelle legate alla sicurezza, a causa dell’instabilità politica del Paese. Ha suscitato preoccupazione, infatti, l’attacco missilistico di lunedì 15 febbraio da parte di una milizia sciita all’aeroporto civile di Erbil, nel Kurdistan iracheno, una delle tappe del viaggio di papa Francesco.


All’importanza storica della prima visita di un pontefice in questa terra si assomma il valore simbolico di questo viaggio. Bergoglio – sottolinea Monda – si troverà a visitare anche la città di Ur, patria di Abramo, padre della fede per tutte e tre le grandi religioni monoteiste. Emblematico è anche il motto del viaggio: “Siamo tutti fratelli”. «Secondo il papa», spiega il direttore, «l’unico modo per vincere questa idea apocalittica e manichea di contrapposizione tra nemico/amico, che caratterizza l’epoca in cui viviamo – alimentata anche da sovranismi e populismi – è l’amicizia. O i legami tra le nazioni si rinsaldano, con l’apertura al dialogo e la simpatia, oppure il mondo è destinato a passare di conflitto in conflitto con un’escalation della violenza».

A esacerbare questo clima apocalittico è intervenuto il virus, che però il papa «legge anche come un’opportunità straordinaria, per fare il punto e fermarsi. La crisi sanitaria è un’occasione per una pausa di riflessione, di presa di coscienza. Non è il momento del giudizio di Dio ma del giudizio dell’uomo a sé stesso». La crisi, dunque, di fronte alla quale crollano le certezze è vista dal pontefice come un’occasione per mettere in discussione o per apprezzare meglio quello che nei momenti di quiete si tende a dare per scontato, tanto da arrivare a dire, negli auguri alla Curia del 21 dicembre: «Pregate affinché io rimanga sempre in crisi».

Con la realtà religiosa e spirituale del papato calata continuamente nella vita concreta dei popoli, L’Osservatore Romano deve tenere in conto che ogni parola che esce fuori dal giornale è riconducibile al pontefice. Per cui ogni scelta editoriale deve essere attentamente vagliata. «Ad esempio, quando Draghi ha citato il papa nel suo discorso al Senato e ne ha elogiato le posizioni sui temi ambientali, ci siamo chiesti, per quasi mezz’ora, se e come dovessimo raccontarlo nella titolazione. Questo è un problema che dobbiamo sempre porci, ricordando che siamo ospiti in un altro Stato».

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