Esclusiva

19 Febbraio 2021
«Le vaccinazioni vanno a rilento», i dati delle regioni

Cinquanta giorni dopo l’inizio della campagna vaccinale, in Italia è stato vaccinato il 2,79 per cento della popolazione. Per arrivare alla campagna di massa, servirebbero 500 mila somministrazioni quotidiane

«Le vaccinazioni in Italia vanno ancora troppo piano». Il parere di Massimo Andreoni, primario di Malattie infettive al Policlinico di Tor Vergata a Roma, è netto: «Non entro nel merito di quello che lo Stato può fare per migliorare la situazione, ma dobbiamo impegnarci a ottenere più dosi per avviare il prima possibile una vera campagna di vaccinazione di massa, individuando spazi e personale per somministrare 500 mila vaccini al giorno». Un dato nei fatti ancora lontano dall’essere raggiunto. Nell’ultima settimana, la media delle nuove somministrazioni giornaliere è stata di 55.508 vaccini, molte meno del mezzo milione quotidiano auspicato da Andreoni.

Cinquanta giorni dopo l’inizio della campagna, l’Italia ha vaccinato (cioè inoculato prima dose e richiami) il 2,79 per cento degli over 16, l’età minima necessaria per ricevere il farmaco. Un risultato peggiore di altri paesi dalla demografia simile a quella del nostro paese. Secondo la rivista scientifica Our world in data, il Regno Unito ha già somministrato 25 dosi ogni cento abitanti. Con una popolazione inferiore di sei milioni, l’Italia si ferma a 5,49.

In Italia il 2,79 per cento della popolazione over 16 è stata vaccinata

I dati per età

La percentuale non è uguale per tutte le età. Due le classi più immunizzate a livello nazionale: gli over 90 (4,35 per cento) seguiti a stretto giro dalle persone tra i 50 e i 59 anni, con il 4,33 per cento.

Il dato sugli anziani raggiunge valori a due cifre nei territori più piccoli: La provincia autonoma di Bolzano ha già “richiamato” oltre il 25 per cento delle persone di età compresa tra i 70 e i 79 anni. Anche la Val d’Aosta ha totalizzato una buona performance, con oltre il 12 per cento di anziani vaccinati sopra i 90 anni. 

Le donne sono le più vaccinate

La popolazione femminile ha ricevuto più somministrazioni rispetto agli uomini in tutte le età prese in esame. Il ventuno per cento delle donne over 90 è già immunizzato. Influisce su questo risultato la maggiore aspettativa di vita rispetto ai maschi – più alta di 5 anni secondo Istat – e la ristretta ampiezza della classe di età considerata. La percentuale di “coetanei” che hanno ricevuto il vaccino si attesta poco sotto il quattordici per cento.

Medici, infermieri e personale ospedaliero in prima linea nella lotta al Covid sono i soggetti più vaccinati al momento. In numeri assoluti, la maggior parte delle dosi è stata somministrata a loro. Sono gli operatori sanitari tra i 50 e i 59 anni ad aver ricevuto più vaccini, fermando il contatore poco sotto le 600 mila unità.

La classifica delle regioni

Il Regno Unito ha già somministrato 25 dosi di vaccino ogni cento abitanti. L’Italia si ferma a 5,49.

Dopo Bolzano e Val D’Aosta, la prima grande regione per percentuale di vaccinazioni sulla popolazione è il Piemonte (3,3 per cento). L’Emilia Romagna è subito sotto. Lombardia e Veneto occupano il sesto e il settimo posto della classifica, rispettivamente con il 2,7 e il 2,6 per cento.

Fuori dalla top ten il Lazio, dodicesima dietro la Sicilia. Nonostante il dato sui vaccinati sia inferiore a quello nazionale, la regione capitolina è quella che ha totalizzato le performance migliori quanto dosi giornaliere, seconda solo alla Lombardia. Quest’ultima ha somministrato circa 12 mila vaccini (tra prime dosi e richiami) contro i poco meno di diecimila del Lazio. 

Secondo l’assessore regionale alla Salute Alessio D’Amato, la regione avrebbe capacità e personale per somministrare fino a 30 mila dosi al giorno, il triplo di quelli distribuiti adesso. «Purtroppo – argomenta il titolare della Salute regionale – con le dosi a disposizione viaggiamo a scartamento ridotto, con una media di 7-8 mila vaccinazioni al giorno. Dipende soltanto dalle dosi a disposizione. Dobbiamo incrementare le forniture, perchè ora è importante correre con la campagna vaccinale più delle varianti e mettere in sicurezza la salute delle persone, in particolare quelle più fragili». Alle quali, al momento, non resta che mettersi in fila. 

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