Esclusiva

9 Marzo 2021
L’ultimo derby

Il calcio e tutto lo sport vive da più di un anno il disagio dell’assenza di pubblico. Un fattore che pesa, soprattutto durante le partite più accese

Era il 9 gennaio 2011. Eravamo in duemila a Cava de’ Tirreni per la partita Cavese-Nocerina. La gente arrivò in ogni modo: auto, moto, scooter. Addirittura qualcuno venne con quelle bici elettriche dalle grandi ruote gommate. C’erano bandiere, striscioni, fumogeni. La curva era colorata. Eravamo primi in classifica e l’unica cosa che ci importava era vincere il derby e trionfare sugli “aquilotti”, rivali di sempre.

Emozioni così, oggi, sono inimmaginabili. Gli stadi e tutti gli impianti sportivi sono chiusi da un anno causa virus e saranno fra gli ultimi a riavere il proprio aspetto. Se infatti una riapertura parziale potrebbe essere fattibile il prossimo autunno, con posti ridotti, mascherine e distanziamento, pensare al “tutto esaurito”, ai boati, ai cori di sostegno, è al momento utopia (e fuori luogo).

L’ultimo derby
Nocerini in 13mila al S. Paolo di Napoli, oggi stadio D.A.Maradona, per lo scontro promozione di Eccellenza campana fra Nocerina e Grottaminarda. Gara valevole per un posto in Serie D.

In Italia muoiono ogni giorno fra le 200 e le 300 persone di Covid. I contagi sono oltre 20mila. Riportare la gente allo stadio non è fra le priorità delle istituzioni, tutto avverrà, come giusto che sia, per gradi. Eppure l’apatia che caratterizza la società, l’aver perso molte delle abitudini di prima, si rispecchia bene su tifosi e calciatori. Già, perché anche ad alcuni di loro pare essere passata la voglia di giocare sentendo solo l’eco della propria voce a mo’ di partitella fra amici il sabato pomeriggio.

I tifosi non si rivedono nel calcio come prima. Era già così nel 2011 ma oggi non vediamo nemmeno più le partite in tv. Sky e DAZN, che hanno i diritti televisivi per trasmettere la Serie A, hanno registrato notevoli cali nell’ultimo anno, con oltre un milione di abbonati in meno. Le rivalità e i derby vanno di pari passo deteriorandosi.

L’ultimo derby
Invasione di campo durante Cavese-Nocerina 1992/1993

Mentre ripenso all’ansia che avevo nell’intervallo della partita con la Cavese, all’odore dell’erbetta bagnata che si mischiava a quella dei vecchi gradoni del “Simonetta Lamberti” di Cava, rifletto sui derby di oggi. Ripenso all’ultimo week end di calcio che ha visto ben tre stracittadine di spessore dal forte background culturale: Amburgo-St. Pauli in Germania, Manchester City-Manchester United in Inghilterra e Atletico Madrid-Real Madrid in Spagna. Tre gare passate in sordina, tre match che senza pandemia avrebbero lasciato per l’ennesima volta tutti a bocca aperta.

Mi manca la sensazione di onnipotenza di fronte a una curva avversaria ammutolita dal tuo tifo o dallo svantaggio sul campo. La percezione di essere parte del racconto, di entrare nel vivo delle sorti di una gara o di un intero campionato. Di essere ago della bilancia. Era ciò che rendeva i tifosi tali. Ma oggi non è così, e ciò che mi fa stare male è non sapere quando tutto sarà come prima, se lo sarà.

Sia chiaro, nulla di strano, nulla di male, ci mancherebbe. Giocare a porte chiuse è sacrosanto. Ma la perenne assenza dei tifosi dagli stadi ha dato il colpo di grazia a uno sport già prima non più popolare. Ha trasformato le società in aziende dove l’unico fattore rilevante è il fatturato, creando uno scollamento fra la realtà immaginata dei tifosi, che si compone anche di rivalità calcistiche, campanilismi, rispetto per i colori che si indossano, e quella in cui a contare sono solo gli utili. Ha fatto sì che si perdesse il senso più intimo dell’antagonismo, della competizione.

La Serie A non riveste più il ruolo imaginifico per milioni di persone che aspettavano la domenica alle 15. Le dieci partite di calendario si disputano ormai in almeno tre giorni e a dieci orari diversi. E il fenomeno dello spezzettamento del turno è sempre più evidente.

L’ultimo derby
Nocerini a Bari, gara finita 1 a 1, campionato 2011/2012 Serie B

Nemmeno le “bandiere” esistono più perché vengono a mancare in origine i presupposti per porsi a simbolo di una città. Nemmeno io, in verità, avevo beniamini in campo durante Cavese-Nocerina, eppure c’eravamo, tifavamo la maglia, volevamo vincere perché di fronte non c’era chiunque, ma un avversario ben preciso, a cui “rovinare” la domenica. Ma con gli stadi vuoti tutto ciò viene meno.

Il calcio ha sempre avuto una forte connotazione storica e sociologica, rapidità e labilità del nostro tempo l’hanno cambiato. Ora, in meglio o peggio è nel diverso parere di ognuno. Certo è che uno fra gli sport più antichi al mondo, privato delle proprie tradizioni, del pubblico, delle acclamazioni o dei fischi, perde il senso che l’ha reso vivo e colorato per oltre cent’anni. Il derby è finito, abbiamo vinto 2 a 0. Torno a casa con mio padre, ci ripenso e mi emoziono. Chissà quando torneremo.