Esclusiva

17 Maggio 2021.
 
Ultimo aggiornamento: 18 Maggio 2021
A Campo Felice i tifosi riabbracciano il Giro d’Italia

La nona tappa si è conclusa con un arrivo in salita, sullo sterrato. Si è imposto il colombiano Egan Bernal, che ha conquistato anche la Maglia rosa

Un bambino tira la giacca del papà e chiede: «Posso essere Giulio Ciccone? Anche lui è nato in Abruzzo». Freme sulla bicicletta color arancio, si guarda intorno divertito. Il casco è rosa, sembra dar fastidio alla montatura degli occhiali. L’uomo, appoggiato alle transenne, si china. Sorride. «Ciccone è forte, ma non preferiresti un grande campione? Oggi sfreccerà davanti a tutti. Si chiama Egan. Egan Bernal».

A Campo Felice, altopiano dell’Appennino abruzzese in provincia dell’Aquila, mai avrebbero pensato di vedere la pista blu dei Gemelli percorsa in senso contrario, sui pedali. È successo il 16 maggio. La nona tappa del Giro d’Italia, 158 km con 3.400 metri di dislivello, ha offerto un finale inedito, spettacolare: 1.500 metri di sterrato, una pendenza media dell’8,4% con punte al 14%.

Quindici impianti di risalita, 24 piste, 40 km di area sciabile. Il centro ha avuto il suo giorno di gloria, dopo un inverno difficile per la pandemia: tanti rinvii e una riapertura mai arrivata. Appassionati, turisti, gli abitanti dei vicini paesi di Lucoli e Rocca di Cambio, tutti lungo l’ultimo chilometro transennato e sul traguardo. Un clima di festa, tra musica, birra e arrosticini di pecora, da gustare sui prati davanti ai maxischermi. Con responsabilità, perché il Covid è una cosa seria. Se non si assaggia il panino con la scamorza, meglio tenere la mascherina.

Qualcuno esclama: «60 km all’arrivo, quanto vanno forte?». Altri, più impazienti, conoscono nei dettagli l’altimetria della frazione: «Mancano le salite di Forca Caruso e Ovindoli. È ancora lunga». Fuga o gruppo, chi vincerà? È il momento dei pronostici. C’è chi nomina ciclisti del passato e viene corretto dai più informati, chi vorrebbe che il proprio campione alzasse le braccia. Chi si gode il paesaggio e sonnecchia, con il viso a pochi centimetri dalle gomme della bici.

Passano i chilometri, il cielo è grigio ferro. Inizia una pioggia leggera, il vento si alza. Il bambino dalla bici color arancio si è convinto, tiferà per quel corridore nuovo. Pare venga dalla Colombia, un posto lontano da Campo Felice. Chissà dove si trova. Per ora se ne sta appollaiato sulle spalle del padre, mentre spuntano ombrelli colorati.

Giro d'Italia
Egan Bernal, vincitore della nona tappa

Ecco l’elicottero delle riprese, la macchina della giuria, le moto dell’organizzazione. «Arrivano papà, arrivano». Ore di attesa che si concentrano in un attimo, in quello scatto che emoziona, fa urlare. Le persone gridano, dalla curva sbuca un esile ragazzo vestito di nero. «È lui, è Egan». Tappa e Maglia rosa, come i grandi.

Per Ciccone nulla da fare, piazza d’onore a 7”. Il ventiseienne di Chieti corre nella stessa squadra dello Squalo Vincenzo Nibali, e qualcuno già mormora possa essere il suo erede nelle corse di tre settimane. È presto per dirlo e certi paragoni possono pesare sulle gambe più di una giornata di pioggia. Ma Giulio è in gran forma e le sue prestazioni regalano entusiasmo.

E il vincitore? Nato a Zipaquirá, 2.650 metri di altitudine, Bernal è cresciuto ciclisticamente in Italia, in Piemonte. Ci hanno visto lungo: nel 2019, a soli 22 anni, ha conquistato il Tour de France. Primo colombiano nella storia, che con sé porta un’altra curiosità: è nato il 13 gennaio, stesso giorno di Marco Pantani. E a chi glielo ricorda, risponde: «Non è possibile paragonarci, lui è stato un fuoriclasse». Serietà e umiltà, il campione Egan già piace. Magia del Giro d’Italia.

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