Esclusiva

20 Maggio 2021
Il Giro d’Italia brinda a Montalcino e si tinge di rosso

Il Brunello è il tema dell’undicesima tappa, vinta dal ventunenne svizzero Schmid, al primo successo in carriera tra i professionisti. La Maglia rosa Bernal consolida il primato

Sono coperti di polvere. I volti trasfigurati dallo sforzo, bagnati di sudore. Qualcuno sgrana gli occhi, altri li nascondono dietro gli occhiali. Vincitori e sconfitti, il giudice è la strada. Non c’è spazio per le repliche. Ma ogni corridore è applaudito, incitato: di fronte alla fatica tutti sono campioni.

Giro d’Italia, undicesima tappa. 162 km, da Perugia a Montalcino. Dallo sterrato finale di Campo Felice a quelli della campagna senese. La frazione esalta un colombiano in Maglia rosa. Egan Bernal è il più forte. Umile, misurato nelle risposte, tiranno quando la strada sale. Dicono non beva caffè e che da grande voglia fare il giornalista. Per ora il suo futuro si ferma all’altimetria del giorno dopo. Scatta e trascina, quando si alza sui pedali davanti ai maxi schermi si mormora, la gente applaude stupita. In quel momento non esistono più tifosi, campanilismi, bandiere: Egan emoziona.

Montalcino e il Giro d’Italia. Terzo atto. Nel 1987 trionfa Moreno Argentin, il ‘Signore di Liegi’, nel 2010 l’australiano Cadel Evans, in maglia di campione del mondo. Oggi è il turno di Mauro Schmid, svizzero di 21 anni che sul palco delle premiazioni stappa lo spumante emozionato: niente male come primo successo in carriera tra i professionisti.

Importante il connubio tra il paese toscano e la bicicletta, corroborato dal titolo di Wine Stage di questa edizione: la tappa del vino. Merito del prodotto d’eccellenza del luogo, il Brunello. Rosso che gli specialisti definiscono corposo, intenso, aromatico al gusto. Nella folla, qualcuno azzarda paragoni con i ciclisti, soprattutto se esperti e coriacei. Nessuna sintonia sui pronostici, invece, finché calici e insaccati mettono tutti d’accordo. Turismo enociclistico, lo chiamano.

Giro d'Italia
La passione di Montalcino per il Giro d’Italia

Si brinda alla bici, negli anni rinnovata in aspetto e composizione. Telai più leggeri, una struttura aerodinamica e ruote per tutti i terreni. Ma la sua essenza non è diversa. Stesse emozioni e coraggio di quando lo sterrato non era un’eccezione, le radioline non esistevano e chissà cosa c’era nelle borracce. Perché la passione al Giro d’Italia non appassisce. Invecchia bene, come un buon vino.

Vedi anche: A Campo Felice i tifosi riabbracciano il Giro d’Italia