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Esclusiva

Luglio 29 2021
Nel Paese delle Meraviglie (o in quello degli orrori)

Dal suo scopritore casuale, lo scienziato svizzero Hofmann, agli artisti che ne hanno fatto uso. Un viaggio nelle influenze culturali dell’LSD

Creatività amplificata. La fantasia esplode nel tentativo di catturare labirinti colorati, fiori e figure multiformi. Sono gli effetti dell’assunzione dell’LSD, un derivato dell’acido lisergico sintetizzato per la prima volta nella seconda metà del secolo scorso. Chi l’ha provata parla di «fuoco acustico e visivo», un vortice di sensazioni che «aumentano la capacità percettiva della coscienza». È un trip, un viaggio. E può portarti nel Paese delle Meraviglie o in quello degli orrori. Lo dimostra anche l’etimologia della parola: psykhé, anima, e dēlóō, mostro.

L’LSD è stata scoperta per caso il 19 aprile del 1943, un giorno noto come il “Bicycle Day”. Il primo trip della storia è avvenuto in sella alle due ruote mentre il suo scopritore casuale, lo scienziato svizzero Albert Hofmann, pedalava verso casa con immagini caleidoscopiche negli occhi. Il chimico lavorava nella casa farmaceutica Sandoz e poco prima di lasciare il laboratorio aveva assunto accidentalmente la dietilamide LSD-25, un composto da lui stesso sintetizzato e derivante dalla muffa della segale. Anni dopo, nel 2006, ricorderà le sensazioni provate durante il suo ritorno a casa: «Appena arrivato mi sono sdraiato e ho avuto un’esperienza meravigliosa. Qualsiasi cosa immaginassi era pittoricamente davanti a me, profondamente gratificante. È durato tre o quattro ore e poi è scomparso».  Qualche giorno dopo Hofmann decide di assumere intenzionalmente altra droga ma esagera con il quantitativo e stavolta è «un viaggio dell’orrore». Di trip poi ce ne sono stati altri. È celebre il racconto che Aldous Huxley fa dell’assunzione di mescalina (una sostanza allucinogena naturale) nel suo libro Le porte della percezione del 1954. Prima ancora, I Paradisi Artificiali di Baudelaire, un saggio sulle droghe scritto nel 1860.

Anni dopo, l’LSD diventerà parte integrante della cultura pop degli Stati Uniti. L’acido va di moda nei circoli intellettuali, tra artisti, scrittori e divi di Hollywood. Sono tutti curiosi di provare le alterazioni fortissime provocate dal composto chimico e l’LSD diviene anche strumento di esplorazione cosmica, soprattutto grazie allo psicologo (e professore di Harvard) Timothy Leary. Lo studioso è uno dei principali promotori della diffusione alle masse delle sostanze psicoattive, considerate da lui come il futuro dell’evoluzione umana.

L’LSD si lega a un luogo e a un genere musicale: San Francisco e il Rock’n’Roll. I giri di chitarra si mescolano ai trip di acidi ed è l’inizio di un legame inossidabile. Sono gli anni Sessanta, l’America è sconvolta dal conflitto in Vietnam e tra la gente si fa sempre più forte il desiderio di evasione. C’è voglia di rompere gli schemi e infrangere qualsiasi regola. Artisti, poeti e scrittori si ribellarono e cercarono di vivere liberamente un’esistenza priva di tabù e incentrata sulla creatività. Nasce la controcultura in cui le parole d’ordine sono amore, pace e acidi, un lasciapassare per aprire le porte della mente.

In questo periodo un gruppo di giovani artisti, detti “Merry Pranksters” e influenzati dalla Beat Generation, dà origine a una nuova pratica: nascono gli “Electric Kool-Aid Acid Test”, una serie di feste create appositamente per esplorare le nuove regioni della mente tramite l’uso dell’acido. Regalano Kool Aid, una bevanda in polvere a base di aranciata, mischiata all’LSD. L’idea di questi eventi venne allo scrittore Ken Kesey e rappresenta il prototipo dei grandi festival destinati a fare epoca negli anni successivi, uno su tutti quello di Woodstock del ’69. Sono i prodromi della filosofia Hippie e di quel vivere comune che porterà con sé sperimentazione psichedelica e disinibizione sessuale. 

Tuttavia, lo stato della California decide di dichiarare illegale l’uso di LSD nel ’66. Il movimento Hippie viene colpito, ma reagisce a modo suo. Esplode la “psychedelic music” e il provvedimento non serve a sradicare l’acido dal consumo di massa. Lo dimostra il brano dei Beatles del 1967, “Lucy in the Sky with Diamonds”. Se si uniscono le prime lettere di ogni parola si ottiene la sigla della droga stessa: LSD. Lo stesso omaggio che fa Jim Morrison, chiamando il suo gruppo musicale Doors. È un inno a Huxley e al suo libro “The Doors of Perception”. Come tutte le storie d’amore, però, il tempo porta a galla i difetti. Gli anni passano e l’LSD diviene sinonimo di psicosi, suicidio e danni cerebrali permanenti, tanto che la Sandoz cesserà la produzione. Nel 1971 viene messa al bando dall’Onu, che vieta anche ulteriori sperimentazioni. Chi non ha mai smesso di amarla però è il suo scopritore casuale, Hofmann, lo scienziato dai capelli grigi e gli occhi buoni: «Ha aperto la mia sensibilità interiore alla meraviglia della creazione, e per questo sono grato al mio destino». Lo disse il giorno del suo 100° compleanno. Era il 2006, sarebbe morto due anni dopo.

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