Esclusiva

28 Maggio 2020
Il lockdown ha fatto sballare la canapa light

La vendita di canapa light è aumentata del 30% durante i due mesi passati chiusi in casa. Stress, ansia e noia tra le cause del boom di acquisti, la maggior parte effettuati online.

«Abbiamo avuto un incremento delle vendite. Le persone impossibilitate a muoversi hanno usato il canale dell’online. I clienti nuovi sono stati tanti e tanti gli occasionali». A parlare è Carlo, dell’azienda romana Master Canapa che produce cannabis light. La sua attività, annoverata nel comparto agricolo, è rimasta aperta anche con il lockdown e ha continuato a rifornire vecchi e nuovi clienti.

Tanti hanno fatto ricorso alla canapa leggera per ridurre lo stress e tenere sotto controllo l’ansia nei mesi passati chiusi in casa. L’aumento delle vendite è stato di circa il 30%. Prodotti comprati grazie a una telefonata al produttore ma soprattutto acquistati sugli shop online, e recapitati direttamente a domicilio tramite il servizio delivery. 

La vendita legale di canapa industriale è consentita dalla legge 242 del 2016, a cui si aggiunge l’ultimo emendamento, presente nella legge di bilancio 2019. Venduta come biomassa, la canapa light è però impiegata soprattutto per uso personale e ricreativo: ingerita, vaporizzata o fumata. 

Il commercio di cannabis legale coinvolge 1500 aziende e dà lavoro a 10.000 addetti, per un giro d’affari di 150 milioni di euro. Nei primi mesi del 2020, tanti venditori hanno visto aumentare di molto il proprio fatturato. EasyJoint è un’altra delle aziende che ha visto crescere gli acquisti di canapa, soprattutto grazie all’e-commerce, e ha provato a misurare l’effetto del lockdown attraverso un questionario distribuito ai suoi clienti. Hanno risposto in 1437, il 78% uomini e il 22% donne. L’86% ha un’età compresa tra i 25 e i 55 anni. Il 9% ha tra i 18 e i 25 anni e solo il 5% più di 55 anni.

All’aumento delle vendite si affianca anche un aumento del consumo settimanale a persona. Secondo EasyJoint da una media di 2,93 grammi a settimana prima della pandemia si è passati a una media di 4,01 grammi. 

Il lockdown ha fatto sballare la canapa light
I dati dei due grafici sono quelli emersi dal sondaggio condotto da EasyJoint

«Le motivazioni dell’aumento del consumo durante il lockdown sono parecchie», commenta Luca Marolda, fondatore di EasyJoint. «Una delle caratteristiche della cannabis è diminuire lo stress, questa è una delle ragioni per cui le persone ne hanno aumentato il consumo. Dall’altra parte, una fetta di consumatori ha usato la cannabis light come sostituto della marijuana vera perché con le restrizioni era più difficile reperirla. Non si spiegherebbe altrimenti il crollo delle vendite dal 18 del mese. Dal giorno in cui hanno riaperto i negozi, si è tornati ai livelli pre-lockdown, a un terzo di quello che abbiamo misurato in questi due mesi. Ora che c’è più possibilità di girare, la marijuana illegale ha ripreso i suoi spazi». 

Le piazze di spaccio non si sono mai davvero fermate durante gli ultimi due mesi, come ha spiegato Federica Angeli a Zeta. Tuttavia la maggiore difficoltà a muoversi potrebbe aver spinto i consumatori di marijuana a rivolgersi al mercato legale per trovare un surrogato. 

Il THC, tetraidrocannabinolo, è il più importante principio attivo della cannabis, in grado di produrre un effetto di euforia, rilassamento e sedazione. La legge del 2016 stabilisce che il livello presente nei prodotti commerciati legalmente non superi lo 0,5% e questo rende la canapa light meno forte della marijuana venduta attraverso lo spaccio illegale, che presenta quantitativi di tetraidrocannabinolo molto più alti. Il Consiglio Superiore di Sanità, nella seduta del 10 aprile 2018, ha tuttavia espresso preoccupazione per il consumo di cannabis, qualunque sia il livello di THC presente.

L’altra componente, il cannabidiolo, CBD, agisce insieme al THC contro i disturbi del sonno ed è impiegata in ambito terapeutico per contrastare il dolore cronico e gli effetti negativi di diverse malattie. 

«Nel consumo di cannabis light non è possibile suggerire un dosaggio oltre cui non andare», ci spiegano Guido Mannaioni, direttore della struttura ospedaliera di Tossicologia Medica e Centro Antiveleni dell’ospedale Careggi di Firenze, e Fabio Firenzuoli, direttore del Centro di Riferimento Regionale di Fitoterapia nella stessa struttura. «Da un punto di vista medico il CBD è stato approvato dall’Agenzia europea per i medicinali come farmaco adiuvante nella terapia antiepilettica di alcune sindromi di epilessia giovanile, ma non è da usare a scopo voluttuario. Attenzione anche al consumo cronico di THC che può causare apatia, torpore, alterazioni polmonari e immunologiche, oltre ad essere dannoso per il feto in gravidanza».