Esclusiva

11 Dicembre 2021.
 
Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre 2021
Il giornalismo come vocazione Saviano incontra la redazione di Zeta

Lo scrittore di Gomorra ha tenuto la sua prima lezione alla Scuola di Giornalismo della Luiss. La differenza tra il giornalismo di inchiesta e il giornalismo dei retroscena e cosa è imprescindibile per intraprendere questo mestiere: i momenti salienti dell’incontro

«Agire indipendentemente dai soldi che guadagnerai, indipendentemente dai sacrifici che farai, indipendentemente da come andrà: questa è vocazione ed è ciò di cui avrete bisogno per diventare giornalisti». A Roberto Saviano basta questa frase per guadagnare l’attenzione degli studenti e delle studentesse del Master di Giornalismo della LUISS Guido Carli. Sul calendario delle attività del master il suo nome spiccava già da una settimana e tra gli studenti c’era fermento per l’inizio del suo corso.

La prima lezione dello scrittore campano è costruita su concetti posti in contrapposizione tra loro. «La vocazione è qualcosa che prescinde da un calcolo e dalle sue conseguenze. È diversa dalla “scelta”, che invece ha a che fare solo con il lavoro, l’impegno, la strategia. Vocazione significa essere ciechi da una parte, ma avere grande visione al tempo stesso». Saviano allude a due cose: il giovane con una vocazione giornalistica è cieco di fronte alle difficoltà del mercato dei media, ma ha grande visione sull’importanza di svolgere questo mestiere, costi quel che costi. 

«E se ce l’avete dovete ascoltarla questa vocazione! Ma dovete anche stare attenti perché nel percorso della vostra vita il sentiero più breve sarà quello che vi porterà a fare del gossip». È a questo punto che lo scrittore introduce la seconda serie di concetti posti in antitesi: il giornalismo d’inchiesta e quello fatto di retroscena ideati per screditare le persone. «L’inchiesta è prendere un’informazione di interesse pubblico, approfondirla, e svelarla. Il gossip è un’altra cosa, è prendere un dettaglio, isolarlo e usarlo come fonte di ricatto. L’inchiesta ha a che fare con l’interesse pubblico, il gossip ha a che fare con il privato. È quest’ultimo a essere remunerativo, ma è il secondo quello per cui vale la pena diventare giornalisti».

Il giornalismo però non ha sempre funzionato così. L’autore di Gomorra ritiene che sia stato il caso Clinton–Lewinsky a sconvolgere le sue regole. «I Repubblicani capirono che la comunicazione era cambiata, che per screditare la reputazione di un Presidente sarebbe bastato inchiodarlo su un aspetto della sua vita privata, non era più necessario un Watergate per chiedere l’impeachment di un Presidente».

Saviano si riferisce a una società puritana che tende a giudicare la complessità di una persona riducendola a pochi atti simbolici: «C’era una separazione tra l’informazione uscita su un tabloid e quella uscita da un giornale autorevole. Quella del tabloid sarebbe restata confinata nel salone di un parrucchiere e non sarebbe mai diventata una notizia di rilevanza pubblica».

E tuttavia è proprio in questo contesto sociale mutato che è necessario distinguersi come giornalisti di inchiesta e non come giornalisti alla ricerca di gossip e retroscena. E non è facile. Lo scrittore lo dice con chiarezza ai ragazzi e alle ragazze presenti: «Vi auguro una grande autorevolezza protetta, vale a dire la capacità di essere autorevoli pur essendo invisibili. Invisibilità significa non essere bersaglio e avere capacità di infiltrazione. Visibilità invece è immobilità. Visibilità è essere un bersaglio».

Difficile non scorgere in queste parole il dramma di un uomo che ha combattuto la mafia a viso aperto. Gli studenti comprendono subito il senso delle parole di Saviano. In redazione non ci sono solo loro e i professori, c’è anche la scorta dello scrittore. 

Saviano quindi si sofferma sul suo rapporto con Julian Assange e, proprio mentre ne parla, giunge in redazione una nota di agenzia che riguarda il giornalista australiano: l’Alta Corte di Londra ha ribaltato la sentenza di primo grado che negava l’estradizione di Assange dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti.

Incalzato da uno studente del corso, Saviano afferma: «Assange non ha commesso crimini. Con WikiLeaks ha liberato il giornalismo dalla cappa del controllo, migliorando l’accesso che le persone hanno alla vita del potere. Nel farlo ha commesso degli errori, ma è comprensibile visto che era sotto assedio. Gli sono vicino e spero di non vederlo rinchiuso in carcere. Ogni giornalista libero dovrebbe difenderlo».

Mentre le notizie su Assange continuano ad arrivare, gli studenti hanno la possibilità di chiedere nel merito qualcosa in più allo scrittore campano. Zeta d’altronde non è un’aula universitaria, ma una vera e propria redazione.

«Qual è il ruolo dell’UE in questa vicenda?», chiedono gli studenti. «L’Europa ha perso un’occasione gigantesca – commenta lo scrittore – l’asilo politico e un giusto processo avrebbero dovuto rappresentare la strada maestra per favorire una nuova visione della gestione delle informazioni. Fare entrare la luce dove solitamente c’è solo il buio del controllo del potere: è questa la grande occasione persa».