Esclusiva

Aprile 12 2022
In Francia «elezioni di protesta»

Al primo turno delle presidenziali di domenica sono passati Emmanuel Macron e Marine Le Pen, che si sfideranno al ballottaggio finale il 24 aprile

«Si vota ma tanto non cambia nulla». Il primo dato a trasparire dalle elezioni del capo di stato francese questo anno è l’astensionismo, a livelli record negli ultimi 20 anni. Con il 26,31% di astenuti «è chiaro che ci sia disaffezione politica. Ma non cavalcherei troppo quest’onda». L’ex corrispondente in Italia per il quotidiano francese Libération Eric Jozsef osserva che l’offerta politica quest’anno era la più ampia possibile, con 12 candidati «che andavano dalla sinistra trotskista all’estrema destra, passando dai verdi, dai socialisti e dai centristi». È difficile dunque che gli elettori non sentissero rappresentate dai candidati le proprie posizioni politiche. La sfiducia nelle capacità della politica di cambiare le cose, in un momento in cui la necessità di cambiamento viene espressa con forza e decisione, ha rappresentato il vero ostacolo alle elezioni di domenica. «Le nazioni europee oramai sono piccoli stati molto difficili da gestire perché si delega molto. L’esecutivo non ha più gli strumenti politici per rispondere alle aspettative che l’elettorato si crea, soprattutto nella fase delle elezioni, perciò è condannato a fallire. Questo vale soprattutto in Francia, dove il capo dell’esecutivo è designato direttamente dai cittadini».

Ma il vero dato da cui si trae la più importante delle conclusioni sul sentiment francese è il consenso trovato dai “partiti non tradizionali”. Il 24% di Marie Le Pen, insieme al 21,6% di Jean-Luc Mélenchon e il 7% conquistato da Zemmour rappresentano voti di protesta. «Si tratta di candidati che esprimono rabbia, un voto anticasta e anti-establishment che ci deve dire qualcosa». Lo spirito di contestazione espresso con molta forza quest’anno viene da lontano ed era stato accolto anche da Macron in una prima fase della sua carriera politica. In qualità di nuovo candidato contro la vecchia classe politica senza partito né di destra né di sinistra, rovesciava tutti i codici politici tradizionali. Ma il suo «populismo soft» ha fatto fatica a rispondere alle aspettative che venivano sia dalla destra che dalla sinistra, creando un senso di delusione che ha rinforzato il “vero” populismo. Tuttavia, l’attuale Presidente francese, dato al ribasso in tutti i sondaggi prima delle elezioni, gode di uno zoccolo duro tra i suoi elettori che ieri si è espresso facendolo salire in testa con il 27,4% dei voti.

La campagna adesso si giocherà su due fasce di popolazione. Da una parte gli astensionisti, sui quali non sia ha certezza di voto per il 24 aprile, e dall’altra l’elettorato di Mélenchon che grazie ad un programma contro le disuguaglianze sociali e il cambiamento climatico ha sedotto quasi il 34% dei giovani in età 24-34 anni. La sua radicalità nel chiedere il cambiamento ha prevalso sulla linea anti-europea per coloro che non considerano l’UE una priorità. «Si tratta della vecchia tradizione della sinistra francese, che è una sinistra nazionale e nazionalista in cui ci sono grandi figure mitiche che Mélenchon ha saputo recuperare». Ed è proprio questa parte dell’elettorato che sarà la discriminante per scegliere il prossimo presidente. Dai discorsi di Macron e Le Pen di domenica sera si può già intravedere l’Unione Europea come linea di frattura, insieme a considerazioni importanti sul rapporto con la nazione e l’immigrazione, che dividono la destra estrema da quella moderata.

Nell’attesa del dibattito del 20 aprile Macron cercherà di abbandonare la sua immagine di presidente dei ricchi, scendendo dall’Eliseo per andare a trovare i francesi sul campo e recuperare gli elettori di Mélenchon, appellandosi all’invito di unirsi nonostante la distanza ideologica e fare barrage all’estrema destra. Le Pen dal canto suo lo attaccherà sulla proposta di aumentare l’età pensionabile dai 62 ai 65 anni. Se la leader di Rassemblement National riesce a convincere i francesi che un blocco populista che va dall’estrema destra alla sinistra radicale sia meglio della possibilità di una rielezione dell’attuale Presidente «potrebbe addirittura vincere». I sondaggi stimano tra il 20 e il 30 per cento degli elettori per i quali l’odio nei confronti di Macron potrebbe prevalere e indurli a votare per l’avversaria politica, contro il 10% di 5 anni fa.

Foto di copertina: Embassy of France on May 6, 2017 in Washington, DC. Photo by Olivier Douliery/ Abaca

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