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Esclusiva

Dicembre 14 2022
Boluarte forma il nuovo governo, ma a Lima si accende la protesta

I sostenitori di Castillo scendono in piazza per la sua liberazione. A Lima sono sette i morti e diversi i feriti

«Hoy como duele ser Peruano», Jesus Torres, guida turistica residente a Lima, si riferisce alle proteste che stanno scuotendo il Perù dall’arresto dell’ex presidente Pedro Castillo. Dopo il giuramento di Dina Boluarte – ex vicepresidente, membro del partito socialista “Perù Libre”, avvocata di 60 anni e prima donna alla presidenza – sono aumentati gli scontri violenti che hanno causato sette morti e diversi feriti. I manifestanti chiedono le elezioni anticipate e le strade sono bloccate. Quattro ragazze italiane sono ferme da circa 24 ore su un autobus, che le portava dal Perù alla Bolivia, in una fila chilometrica. L’ambasciata italiana a Lima si è immediatamente attivata, contattando la polizia locale, per liberare la strada.

Boluarte ha chiesto unità e tregua politica, per poter ricostruire un governo di unità nazionale. «La mia prima misura sarà affrontare la corruzione in tutte le sue forme» ha proseguito nel suo discorso di insediamento. Il nuovo governo è composto da 19 ministri, otto dei quali sono donne. Ad essere nominato Primo Ministro è stato Pedro Angulo Arana, ex procuratore anticorruzione. «Castillo si credeva un re, non un presidente. Pensava di poter fare ciò che voleva e alla fine, poco a poco, i giornalisti hanno tirato fuori tutti gli episodi di corruzione. Faceva accordi con gli amici, con le imprese», così Jesus ha commentato il governo di Castillo. «Il meccanismo politico ha funzionato. Alla fine, ma almeno ha funzionato».

Nella mattina del 7 Dicembre, Pedro Castillo ha annunciato al paese di voler sciogliere il Parlamento per instaurare un governo d’emergenza. La risposta dell’opposizione, degli organi di stampa e della ex vicepresidente Dina Boluarte, è stata fulminea: hanno definito la dichiarazione del capo di stato «un golpe contro la democrazia peruviana». Dopo poche ore, polizia e forze armate hanno diffuso un comunicato in cui ribadivano la fedeltà alla Costituzione, prendendo le distanze dalla decisione di Castillo. Il Parlamento ha, così, deciso di anticipare la sessione prevista per la destituzione del Capo di Stato. Lo svolgimento è stato abbreviato e ridotto ai minimi termini, senza neanche una discussione preliminare. I favorevoli alla destituzione del presidente sono stati 101 sul totale di 130 membri del Parlamento. Nella serata Castillo è stato arrestato, contro di lui è stato avviato un procedimento preliminare per indagare i presunti reati di ribellione e associazione per delinquere.

Nel frattempo, nelle strade a Lima si è scatenata una violenta protesta. In luoghi strategici – come le centrali di gas e acqua e gli aeroporti – sono state schierate le forze armate per evitare che i manifestanti li occupino, danneggiando ulteriormente la già critica situazione del paese. Nonostante la compromessa posizione politica e giudiziaria di Castillo, alcuni sostenitori sono scesi in piazza contro la sua detenzione, ma la Corte Suprema peruviana ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai legali dell’ex presidente. «Se la nuova presidente non governa bene, le proteste non si fermeranno» dice Jesus «è necessaria una riorganizzazione politica. Il problema non sono le persone che siedono in parlamento, ma è il sistema politico. Lima, con quasi sei milioni e mezzo di abitanti, ospita più del 30% della popolazione totale, ma in Parlamento viene rappresentata solo da 35 parlamentari su 130. La proporzione non corrisponde alla realtà, questo stato di cose deve cambiare. Il parlamento attuale è furbo, l’estrema destra e l’estrema sinistra si accordano per fare i propri interessi, non quelli del popolo».

La nuova Presidente Boluarte, nel primo discorso aveva affermato di voler portare a termine il periodo presidenziale del suo predecessore, fino al 2026. Ma, in un messaggio televisivo alla nazione, ha dichiarato di aver preso la decisione di anticipare le elezioni ad Aprile 2024.