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Esclusiva

Dicembre 31 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Gennaio 4 2023
Morto Benedetto XVI il secondo Papa del «gran rifiuto»

Morto a 95 anni il pontefice emerito, le cui storiche dimissioni hanno aperto una nuova fase per la Chiesa

Si può ancora passare alla storia? Tutti i papi vengono ricordati nei libri, ma quando si viene dopo Papa Giovanni Paolo II, santo e figura chiave per la fine della Guerra Fredda, il rischio di essere soltanto una nota a piè di pagina è molto alto. Eppure Papa Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, quel posto nella storia se l’è preso senza nessun dubbio, per l’opera svolta nel suo pontificato e per la decisione che gli ha messo fine, quando il 28 febbraio 2013 annunciò in diretta mondiale le sue dimissioni. «È un Santo, un uomo di alta vita spirituale», lo aveva definito il suo successore, Papa Francesco, mentre chiedeva di pregare per lui, pochi giorni prima della morte del Papa Emerito, avvenuta oggi all’età di 95 anni, di cui gli ultimi nove passati in ritiro nel monastero di Mater Ecclesiae in Vaticano. Il papa è morto, ma il mondo ne ha già un altro.

La gioventù: la vocazione e la fake news sul “papa nazista”

Se vogliamo vedere un segno del destino, Joseph Ratzinger nacque a Marktl, in Baviera, il 16 aprile 1927, Sabato Santo. Figlio di un gendarme, la vocazione fu precoce, tanto che entrò in seminario a 12 anni, nel 1939, lo stesso anno in cui la Germania di Hitler invadeva la Polonia, dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale. Proprio in conseguenza della guerra il seminario venne requisito dai militari e chiuso nel 1942. L’anno prima, al compimento dei 14 anni, come tutti i ragazzi della stessa età, il giovane Ratzinger era entrato a far parte della Gioventù Hitleriana. Da qui ha preso le mosse una fake news ricorrente tirata fuori periodicamente dai suoi detrattori dopo l’elezione a pontefice, secondo la quale Papa Benedetto XVI in gioventù sarebbe stato una nazista convinto. Niente di più lontano dalla realtà: l’adesione alla Hilterjugend era un obbligo di legge, a cui il futuro papa si adeguò controvoglia, disertando puntualmente le riunioni grazie alla copertura dell’insegnante di matematica. Il fratello Georg, morto nel 2020, definì il padre, Ratzinger Senior, «un acerrimo nemico del Nazismo».

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Al compimento dei 16 anni, Joseph venne arruolato nel personale di supporto della Luftwaffe, l’aeronautica tedesca, senza però mai essere inviato a fronte, a differenza del fratello. Alla fine del conflitto fu tra i tanti che disertarono, ma all’arrivo degli Alleati venne comunque rinchiuso alcune settimane perché identificato come soldato. Proprio in virtù di queste esperienze si spiegherà molti anni più tardi la scelta del suo nome da pontefice, Benedetto XVI: non si tratta solo d un richiamo al patrono d’Europa San Benedetto da Norcia, ma anche della volontà di riallacciarsi a Benedetto XV, papa all’epoca della Prima Guerra Mondiale da lui definita «inutile strage».

La carriera ecclesiastica

Dopo la fine del Secondo Conflitto Mondiale, Ratzinger riprese gli studi seminariali, iscrivendosi anche all’Università di Frisinga, dove si laureò in Teologia e Filosofia. L’ordinazione a sacerdote avvenne nel 1951. La vita consacrata non lo distolse da quella accademica: conseguì il dottorato in Teologia nel 1953 e l’abilitazione all’insegnamento nel 1955 con una dissertazione su San Bonaventura che gli valse la critica di “eccessivo modernismo” da parte del suo correlatore. Dopo l’abilitazione insegnò, tra le altre, nella sua università di Frisinga, a Bonn e in alcune storiche istituzioni come le università di Munster e Tubinga. «Vale la pena ricordare che Benedetto XVI è forse il più grande intellettuale ad aver governato la Chiesa dai tempi di Innocenzo III», avrebbe detto di lui nel 2010 lo storico dell’Università di Princeton Anthony Grafton.

Evento decisivo nella vita di Ratzinger fu la partecipazione al Concilio Vaticano II, convocato da Papa Giovanni XXIII e tenutosi a Roma dal 1962 al 1965, considerato uno spartiacque della storia recente della Chiesa e decisivo per la sua apertura alla modernità: tra le decisioni più significative la fine dell’uso del latino per la celebrazione della messa. Il futuro Benedetto XVI vi entrò come consulente del Cardinale di Colonia, Josef Frings, ma le sue conoscenze e capacità gli fruttarono ben presto un posto da consigliere, con facoltà di visionare e commentare i progetti di riforma. Dopo la fine del Concilio, Ratzinger avrebbe sempre fatto tesoro delle esperienze maturate durante il consesso, difendendo con tutte le sue forze soprattutto i documenti sull’ecumenismo della Chiesa e la necessità del dialogo interreligioso.

Vescovo e Cardinale

La creazione ad Arcivescovo di Monaco avvenne nel 1977 ad opera di Papa Paolo VI e poco dopo arrivò anche la porpora cardinalizia. In virtù di questa nomina l’anno successivo partecipò a due conclavi in rapida successione: ad agosto quello che elesse Papa Luciani e ad ottobre, dopo la scomparsa prematura di Giovanni Paolo I, a quello che portò al soglio di Pietro Papa Wojtila, che nel 2011 sarebbe stato beatificato proprio da Papa Ratzinger, prima della canonizzazione da parte di Papa Bergoglio nel 2014. Proprio Giovanni Paolo II rese il suo futuro successore una figura sempre più centrale nella Curia Romana, nominandolo nel 1981 a capo della Congregazione per la dottrina della Fede, l’organo deputato a vigilare sulla correttezza della dottrina cattolica. Il nome attuale del Dicastero potrebbe non dire molto, ma si tratta dell’erede di quello che fino al 1965 si chiamava Sant’Uffizio e che fino al 1908 era conosciuto come Santa Inquisizione.

Da Cardinale Ratzinger fu Presidente della Commissione per la preparazione del Catechismo universale della Chiesa Cattolica e la successiva commissione atta a strutturarne un Compendio. Nel 2003 vene nominato decano del collegio Cardinalizio e in questa veste si trovò a dirigere anche il conclave del 2005 che si concluse con la sua stessa elezione a Papa.

Il papato e le storiche dimissioni

«Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore», fu il suo primo saluto alla folla riunita in piazza San Pietro al momento dell’annuncio. Da Papa, Benedetto XVI è stato considerato un conservatore, un Papa teologo, in parziale contrasto con l’attivismo politico-sociale del suo predecessore. Due i punti su cui gli vennero mosse le maggiori critiche: l’atteggiamento verso gli omosessuali e lo scarso contrasto al fenomeno della pedofilia nella Chiesa cattolica. Quando era ancora cardinale fu al centro delle polemiche per un documento intitolato Cura pastorale delle persone omosessuali, in cui si definiva l’omosessualità come «inclinazione oggettivamente disordinata», salvo precisare in altre occasioni che il sacerdozio richiede comunque la scelta del celibato a prescindere dall’orientamento sessuale. Nel 2001 era invece stato citato da un tribunale del Texas perché una sua lettera come capo della Congregazione della Santa Fede era stata interpretata come un tentativo di coprire una serie di abusi sessuali perpetrati da sacerdoti statunitensi. Da Papa venne anche accusato presso la corte internazionale dell’Aia di crimini contro l’umanità da un’associazione di parenti delle vittime (accusa poi ritirata). Dall’altro lato Benedetto XVI è stato anche il primo Papa a chiedere pubblicamente perdono per i casi di abusi e a incontrare più volte i parenti delle vittime: i responsabili «hanno causato grande dolore e hanno danneggiato la testimonianza della Chiesa. Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia », dichiarò prima della giornata mondiale della gioventù a Sidney nel 2008.

Da molti considerato un conservatore, Papa Benedetto è stato in realtà una figura molto difficile da collocare ideologicamente: se da un lato a ribadito la contrarietà all’uso dei contraccettivi, anche in Africa dove la diffusione dell’AIDS causa un grave pericolo per la salute pubblica, e si è spesso trovato a ribadire come le altre religioni non offrano una via di salvezza, dall’altro ha saputo prendere anche posizioni vicine al pensiero liberale, tra cui vanno ricordati i moniti a difesa dell’ambiente, la condanna della guerra in Iraq da parte degli USA e la critica al capitalismo dopo la crisi del 2009. Alcune posizioni hanno anche generato sarcasmo e indignazione, come la definizione di «veicolo dell’anti-religione» per la musica rock o la presunta pericolosità per le giovani menti dei libri di Harry Potter. Non va però dimenticato che Benedetto nel 2010 fu anche il primo Papa a recarsi in visita ufficiale nel Regno Unito per tentare un dialogo con la Chiesa Anglicana. L’anno prima aveva svolto una travagliata visita in Turchia, paese musulmano e sede del patriarca ortodosso, in occasione della quale il presidente turco Erdogan venne convinto a ricevere il pontefice solo pochi minuti prima che l’aereo papale atterrasse a Istanbul, in cambio del supporto alla domanda di adesione all’Ue da parte del paese.

Il lascito più importante di Papa Ratzinger, che è stato anche il primo pontefice a comunicare tramite social network creando l’account Pontifex, sta nelle sue dimissioni, annunciate l’11 febbraio 2013 ed entrate in vigore il 28. Benedetto XVI è stato l’ottavo pontefice nella storia della Chiesa a dimettersi, il primo dopo quasi 600 anni al momento dell’annuncio, ma gli altri casi risalgono alla Chiesa delle origini oppure al periodo dello scisma d’Occidente (1378-1418) in cui c’erano due Papi: uno a Roma e uno ad Avignone. L’unico precedente che il gesto di Ratzinger richiamò davvero alla memoria fu quello di Celestino V nel 1294, «colui che fece per viltade il gran rifiuto», nelle parole di Dante Alighieri nella Divina Commedia. Tutt’altro che viltà, il gesto di Ratzinger venne visto invece come un atto di coraggio, che rese un po’ meno intoccabile anche un’istituzione millenaria come il papato. Dopo il 2013 è cambiata la stessa logica con cui si guarda al ruolo del Papa, per cui la persona che ricopre l’incarico deve sapere riconoscere quando non ha più le forze per portarlo avanti e, in caso, farsi da parte. Non a caso, Papa Bergoglio ha reso noto, a differenza dei suoi predecessori, di avere già una lettera di dimensioni pronta in caso di malattia grave. Ratzinger ha dunque trasformato il papato in un ruolo “a tempo”? Sarà il futuro a dircelo, ma di certo non è stato una nota a piè di pagina.