Esclusiva

Gennaio 16 2024
“White Lands Rare Books”, i libri antichi conquistano i social

La libreria di Luca Cena è la dimostrazione di come la nostalgia per il passato non scompaia mai, con un grande seguito online

Su uno scaffale di “White Lands Rare Books”, una particolare libreria di Torino, ci sono dei tarocchi ingialliti dal tempo, su un altro un manuale di magia del 1500 aperto alla sezione “sortilegi”. I passanti curiosi, ma anche i collezionisti più incalliti vengono ammaliati da questo luogo senza tempo, dove ogni oggetto prende vita. Il proprietario Luca Cena fa conoscere su Instagram e TikTok, con 59 e 158,6 mila follower, un mestiere dimenticato: quello del libraio antiquario. 

Soprattutto la generazione Z e i millennial sono state colpiti dal fascino di questa professione: «So che racconto un mestiere anomalo che suscita interesse, ma non ho fatto nulla di nuovo, ho solo trasportato la mia vita sulle piattaforme digitali. Tanti giovani mi scrivono in privato e mi chiedono da dove iniziare. Io come altri colleghi pensavamo che questo mestiere fosse morto e invece c’è tanta gente interessata, ed è solo grazie ai social». 

Luca non incarna lo stereotipo del vecchio libraio seduto davanti alla scrivania, con gli occhiali spessi, intento ad osservare manoscritti impolverati. È un ragazzo giovane con un gilet vintage, una barba folta, tanti tatuaggi sulle braccia e un passato da giurista. Un trentanovenne che ha capito che il suo destino era in mezzo ai libri: «Io vengo da una famiglia di librai, e questa passione è nata così, immerso fin da piccolo nell’antichità. Mi sono laureato in legge, pensando fosse la mia strada, poi ho mollato tutto e nel 2010 ho capito che volevo fare il libraio. Solo nel 2019 ho deciso di creare un posto tutto mio. Così insieme a mia mamma abbiamo aperto “White Lands Rare Books”. Ma solo nell’ultimo anno ho pensato di divulgare sui social e portare la mia quotidianità nel digitale». 

Un mestiere che è nato col tempo e che si è concretizzato in un luogo accogliente, che rispecchia lo stile retrò di Luca: «La mia libreria è ricca di oggetti particolari, molto calda. Non è antica. Ricorda più che altro una casa con tante stanze, e in ognuna dei libri diversi. La scelta del nome, invece, è interessante, in pochi la sanno. L’idea è arrivata mentre ero in viaggio in una isoletta scozzese che chiamano Whiteness. Il suo panorama che sfuma in una nebbia bianchissima mi ha dato l’ispirazione che cercavo».  

Il potere dei social non aiuta solo a diffondere un mondo sconosciuto ai più, ma anche a creare una nuova generazione di lettori e amatori del genere: «I miei clienti si trovano per il 70% all’estero. Sono per lo più istituzioni, come biblioteche o università americane, oppure collezionisti con una grande capacità economica. Oggi, invece, vedo una nuova era di acquirenti, che vanno dai 30 anni in su, appassionati di un determinato argomento, e che hanno interesse nell’investire soldi in un libro raro. Per esempio, ho venduto ad un ragazzo la terza edizione de “Lo Hobbit” come regalo per la sua compagna. È stata la prima volta che hanno comprato un oggetto simile».

Secondo Luca, al momento si sta vivendo una fase di riscoperta di un mercato difficile e non di tendenza: «Io non tratto libri comuni: ho per lo più fantasy antichi, libri di cabale del 1500 o prime edizioni di romanzi novecenteschi. A me interessa ed affascina dal punto di vista storico soprattutto la magia. C’erano pochissimi libri in passato che trattavano l’argomento. Venivano stampate poche copie, e se stampati venivano bruciati, perché considerati eretici dalla Chiesa Cattolica. Per questo è davvero raro trovarne uno al giorno d’oggi». A rendere avvincente il lavoro di libraio antiquario è la ricerca di questi pezzi unici: «I libri arrivano a me, io non so dove sono. Per lo più sono i privati che si propongono con volumi di famiglia o collezioni nascoste in antiche dimore».

Quello che smuove un libraio è molto più profondo, ed è il motivo per cui Luca ha deciso di divulgare online: «Ogni libro contiene dentro di sé un pezzo della storia dell’umanità, piccolo o grande che sia. Sono tanti anelli di una stessa catena, ed ognuno di essi è collegato all’altro. Tenere in mano un’opera che ha 400-500 anni non ha eguali. Siamo abituati a vedere oggetti rari nei musei, ma non in casa nostra. Sono delle capsule temporali che attraversano i secoli ed arrivano fino ai giorni nostri». 

Il fascino e l’immortalità di un romanzo non possono scomparire, anche se dovessero passare altri cento anni, di questo Luca ne è certo: «Il libro è uno strumento eterno, svolge il suo lavoro alla perfezione da quando è nato. Un mio amico lo definisce “hardware e software insieme”. È tecnologicamente avanzato. Non credo ci sia una crisi del mezzo. E sai perché? Le persone continuano a cercare conforto tra le pagine di carta. In un mondo che ci vuole sempre più prestanti e veloci, leggere diventa un’isola felice».

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