Esclusiva

Febbraio 29 2024.
 
Ultimo aggiornamento: Marzo 22 2024
Mancano 100 giorni alle europee, iniziano le trattative

L’intervista agli esponenti dei principali partiti italiani in Europa in vista del voto a giugno

Mancano cento giorni alle elezioni europee che si terranno dal 6 al 9 giugno e a Strasburgo, sede del Parlamento europeo, si sente il peso di una sfida importante. La sessione plenaria di fine febbraio, la terzultima di questa legislatura, diventa un palcoscenico dove i partiti, con le loro alleanze, iniziano a progettare le strategie da utilizzare in campagna elettorale. 

Nell’emiciclo si discute e si vota sui fondi europei destinati all’Ucraina, sulla guerra nella Striscia di Gaza, sulle future sfide ambientali e agricole. Tematiche cruciali, sulle quali i deputati concentreranno i loro sforzi per guadagnare consensi. 

I conflitti che l’Europa si trova a mediare fanno parte dell’agenda di ogni forza politica, anche se con visioni diverse. La pace in Ucraina è un obiettivo comune a tutti. Gli strumenti per raggiungerla sono, però, diversi: «La nostra posizione è di una risoluzione a tutti i costi. Chiediamo un cessate il fuoco sia in Ucraina che in Medio Oriente» afferma Tiziana Beghin, capo delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo. «Allo stesso tempo non è una risposta efficace sostenere l’invio di armi concentrandosi solo sul conflitto bellico e tralasciando qualunque soluzione diplomatica», ha aggiunto l’europarlamentare. 

Per Francesca Peppucci di Forza Italia gli sforzi del governo sono essenziali: «Il ministro Tajani sta cercando di raggiungere questo obiettivo con la diplomazia. La democrazia e la libertà non sono scontate». Anche la situazione palestinese preoccupa: «Per noi l’augurio è che si arrivi ad un accordo tra le parti per una pace immediata» afferma Denis Nesci, di Fratelli d’Italia, «siamo per la soluzione di due Stati nello stesso territorio e ribadiamo fortemente la condanna ad Hamas per l’attacco terroristico del 7 ottobre sul suolo israeliano». 

Al centro del dibattito anche l’ambiente, viste le recenti proteste dei trattori in tutta Europa. Secondo Brando Benifei, capo delegazione del Partito Democratico: «Il tema del lavoro nell’ambito agricolo non può essere slegato dall’impegno per la sostenibilità». 

«Siamo a favore della transizione ecologica, ma vorremmo che si partisse dall’uomo, che è il centro della rivoluzione e dell’attenzione digitale» aggiunge Nesci, criticando l’approvazione in plenaria del Nature Restoration Act, una normativa che promuove il ripristino degli ecosistemi danneggiati. Secondo il parlamentare è una mossa ideologica della sinistra a danno del settore agricolo. La legge stabilisce che i Paesi membri dovranno ripristinare almeno il 20% delle zone terrestri e marine dell’Unione Europea entro il 2030. Anche Francesca Peppucci la pensa così: «È una misura che va contro gli imprenditori agricoli. Troppo spesso si confonde la tutela dell’ambiente con un ultrambietalismo che difficilmente riesce a dare dei risultati». Tiziana Beghin del M5S ricorda che il vero problema non sono le decisioni europee, ma quelle del governo italiano: «C’è una grande confusione sul tema. Le giustissime proteste degli agricoltori non sono legate esclusivamente alla transizione ambientale di cui si è fatta promotrice la commissione degli ultimi 5 anni» afferma la deputata. «Il governo italiano taglia le agevolazioni e gli investimenti per un’agricoltura evoluta, ma continua ad agevolare i grandi distributori piuttosto che i venditori» conclude. 

La grande incognita in vista del voto riguarda le alleanze che i partiti italiani stabiliranno a Strasburgo. Le forze di maggioranza in Italia siedono nel Parlamento europeo in tre gruppi diversi, in alcuni casi in contrasto tra loro. Forza Italia fa parte del Partito Popolare Europeo (PPE), la principale forza politica dell’emiciclo, che nelle varie conferenze stampa della sessione plenaria ha ribadito la ferma opposizione a qualsiasi collaborazione con forze di estrema destra, attraverso il capogruppo Manfred Weber. Tra queste ci sarebbe il gruppo Identità e Democrazia (ID), a cui appartiene la Lega di Matteo Salvini. Per Fratelli d’Italia, del gruppo dei Conservatori e Riformisti (ECR), sarà una sfida importante quella delle europee: dovranno capire se unirsi ad un’eventuale maggioranza con il PPE, sostenendo la ricandidatura della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, o trovare alleanze altrove. «Si vedrà dopo le elezioni» afferma Nesci a Strasburgo: «L’unica cosa che sappiamo è che non faremo alleanze con i gruppi di sinistra». 

I partiti di opposizione appartengono a gruppi diversi. Italia Viva e Azione stanno con Renew Europe; il Partito Democratico è insieme ai Socialisti e Democratici (S&D), che in questi giorni hanno attaccato PPE. Il vicepresidente Pedro Marques, in una conferenza a margine delle plenarie, ha attaccato i popolari per i legami che il gruppo mantiene in Italia con la Lega di Salvini, un partito che viene spesso accusato dagli avversari di avere posizioni simpatizzanti con Putin. Non è d’accordo con questa interpretazione Francesca Peppucci, che difende il proprio schieramento: «È chiaro che a livello nazionale collaboriamo con altre forze politiche che non rientrano tra quelle con cui riusciamo sempre a dialogare nel Parlamento europeo. Ma sono due questioni distinte. Forza Italia mantiene i propri valori». Il Movimento 5 Stelle, invece, non appartiene a nessun gruppo e dovrà decidere dove posizionarsi nel nuovo Parlamento. In questa legislatura hanno votato spesso con il PD, ma ogni decisione verrà rimandata al post voto.