Esclusiva

Marzo 7 2024.
 
Ultimo aggiornamento: Marzo 8 2024
Maestro, tormento ed estasi di un artista

Il nuovo film di Bradley Cooper racconta la vita del musicista Leonard Bernstein attraverso la storia d’amore con la moglie Felicia Montealegre

È un biopic atipico quello che Bradley Cooper mette in scena con Maestro, sua seconda prova da regista di cui è anche interprete principale. La vita e la carriera di Leonard Bernstein, uno dei più importanti direttori d’orchestra americani del XX secolo, è raccontata attraverso la relazione con la moglie Felicia Montealegre (Carey Mulligan), attrice di Broadway.

I due si conoscono ad una festa nel 1946 e subito si instaura tra loro una forte connessione, che si trasforma in una storia d’amore intensa e a tratti tormentata. Entrambi sono artisti. Entrambi hanno alle spalle percorsi non lineari. «Non ho avuto scelta se non diventare un amalgama di linguaggio, modi e visione della vita che mi permette di essere tante cose allo stesso tempo», dice Leonard a Felicia la sera del loro primo incontro. «Il mondo vuole che siamo una cosa sola e io lo trovo deplorevole». Parole potenti che sono emanazione di uno spirito multiforme impossibile da costringere nell’angusto spazio di una sola definizione.

Pianista, compositore e direttore d’orchestra, Bernstein mette tutto sé stesso nella musica. Mescola con disinvoltura classica e jazz, infischiandosene di chi lo vorrebbe consacrato al genere più nobile, e dirige con passione. Gli ampi gesti, le gocce di sudore che imperlano il viso, lo sguardo acceso con cui guarda gli strumentisti rendono le sue conduzioni memorabili.

Tutto questo, però, rimane in secondo piano rispetto alla storia d’amore con Felicia, attraverso la quale si intravede l’intensità di una vita che fagocita tutte le energie e il tempo di lei. Così come si scorge la folla di amanti di cui lui si circonda con sempre maggior disinvoltura man mano che gli anni passano. Anche in questo caso, Leonard non vuole e non riesce a scegliere di essere una cosa sola.     

Il film si divide in due parti. Nella prima, girata in bianco e nero, i movimenti di camera e il rapido susseguirsi delle scene enfatizzano il dinamismo febbrile di un artista giovane ed esuberante. Nella seconda, a colori, la staticità delle inquadrature, in cui i personaggi sono ripresi spesso ad una certa distanza, comunica l’atmosfera di crisi che si respira nella coppia. 

Ne viene fuori un ritratto intimo e delicato, fatto di sguardi e piccoli gesti, in cui due anime si incontrano senza mai combaciare completamente. 

La narrazione si regge tutta sulla convincente interpretazione di Bradley Cooper e Carey Mulligan, protagonisti assoluti, che offrono al pubblico un ritratto tridimensionale e credibile dei loro personaggi. In particolare, la spiccata verosimiglianza fra l’attore e il musicista è frutto non solo del trucco prostetico ma soprattutto del lavoro maniacale fatto dal regista statunitense che, grazie alle lezioni con i direttori Yannick Nézet-Séguin e Gustavo Dudamel, è riuscito a condurre lui stesso la New York Philarmonic Orchestra.  

Presentato fuori concorso all’80a Mostra del Cinema di Venezia, il lungometraggio ha ricevuto quattro nomination ai Golden Globe e sette agli Oscar, tra cui quella per il miglior film. Uscito per un breve periodo nelle sale statunitensi, è approdato su Netflix lo scorso 20 dicembre.

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