Esclusiva

Febbraio 20 2026.
 
Ultimo aggiornamento: Febbraio 22 2026
I giovani di Mosca
vittime dimenticate

Rosalba Castelletti, giornalista di La Repubblica, racconta una Russia segnata da repressione e censura

Quando nel gennaio del 2017 Rosalba Castelletti arriva a Mosca come corrispondente per La Repubblica, la Russia è in piena campagna elettorale e “guerra” è soltanto una parola che evoca tempi lontani.
Le piazze si infiammano per le manifestazioni contro la corruzione ispirate all’azione di Alexey Navalny – oppositore del governo Putin, morto in carcere nel 2024 – e la società è caratterizzata «da una grande fascinazione nei confronti dell’Occidente».

Il 24 febbraio 2022, la Russia invade l’Ucraina e la guerra torna in Europa. È lo scacco definitivo alla libertà di stampa. «Prima c’era ancora qualche isola felice: Novaia Gazeta, il giornale per cui scriveva Anna Politkovskaja; TV RainEcho of Moscow, radio nata negli anni della Perestroika e non allineata».

La lotta alla stampa indipendente in Russia è una questione antica. «Dopo l’affondamento del sottomarino Kursk, nel 2000, Putin assunse il controllo della maggior parte dei media». Il 2021 rappresenta un punto di svolta: «La repressione ha raggiunto livelli mai visti. Ogni giorno la notizia di una ONG costretta a chiudere, di un sito bloccato, di uno spazio indipendente censurato. Pensavamo fossero misure prese in vista delle elezioni per rinnovare la Duma. A posteriori è chiaro che si stava preparando il terreno per la guerra».

In questo clima matura la diffidenza anche nei confronti della stampa straniera. «Prima del febbraio 2022 i rapporti con il governo erano complicati, ma esistevano. A marzo l’approvazione delle leggi sulle fake news e sul discredito ha portato tantissimi giornalisti ad andarsene: ogni volta che scrivevi un pezzo ti chiedevi se ti sarebbe costato il carcere. Inoltre, noi giornalisti dei paesi che hanno sanzionato la Russia, ci siamo visti ridurre la durata del visto a tre mesi; poi hanno iniziato a negare i rinnovi, spesso senza alcuna giustificazione».

Nel marzo del 2023, Evan Gershkovich, inviato del Wall Street Journal, viene arrestato con l’accusa di spionaggio. «Come ha detto il Comitato per la protezione dei giornalisti, è stato come attraversare un Rubicone. Se fino ad allora i giornalisti stranieri si illudevano di restare immuni dalla repressione, dopo questo evento è apparso chiaro che nessuno fosse più al sicuro».

I corrispondenti rimasti a Mosca si devono confrontare con il fatto che «molte fonti non vogliono più parlare on the record. Temono di essere etichettati come agenti stranieri o che ciò che dicono possa essere strumentalizzato».

L’ultimo baluardo di resistenza è rappresentato da siti indipendenti che lavorano dall’estero, accessibili tramite VPN, e da quelli trasferitisi su Telegram. «Ultimamente, però, il governo ha iniziato a bloccare l’uso delle VPN. Anche Telegram sta diventando inutilizzabile. L’obiettivo è promuovere “Max”, un’app di messaggistica priva di criptografia end-to-end, una sorta di software spia. Inoltre, è stata approvata una legge che persegue penalmente chi ricerca online contenuti vietati».

Mentre la Russia punta all’autarchia, parte dei cittadini, soprattutto i più giovani, continua a guardare a Occidente. «Heated Rivalry è la serie più vista in Russia. I ragazzi la guardano su piattaforme streaming illegali. Sono loro le vittime dimenticate di questo conflitto. Stretti tra due fuochi: da un lato le autorità, che li stanno privando di qualunque spazio di espressione; dall’altro il boicottaggio occidentale: i cantanti stranieri non si esibiscono più, gli scrittori ritirano i libri dalle librerie. Al crescere dell’alienazione non credo seguirà la ribellione. Il rischio, semmai, è che sentendosi respinti cadano più facilmente preda della propaganda e si radicalizzino».