Esclusiva

Febbraio 28 2026.
 
Ultimo aggiornamento: Marzo 12 2026
Guerra, colpita base italiana in Iraq

Oltre a Stati Uniti, Israele e Iran, il conflitto si estende su sei fronti

Dalla notte dei primi raid, l’operazione militare congiunta di Washington e Tel Aviv ha continuato ad allargarsi. La risposta dell’Iran è arrivata anche in Iraq, dove la base militare italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata colpita nella notte tra l’11 e il 12 marzo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha fatto sapere che i soldati italiani sono illesi: erano stati fatti evacuare in un bunker poco prima delle esplosioni provocate, secondo il quotidiano la Repubblica, da due droni. L’attacco è avvenuto intorno alle 23:10 e ha provocato un incendio nell’area del bar-ristorante. Il contingente italiano nel complesso di Camp Singara conta circa 300 militari e ha compiti di addestramento e supporto delle forze armate locali. Non si tratta del primo attacco nell’area: le milizie filoiraniane in Iraq avevano già condotto delle operazioni simili, aprendo un nuovo fronte nella guerra. 

Gli attacchi di Stati Uniti e Israele, dopo aver colpito centri di comando, basi missilistiche e installazioni militari attorno a Teheran, si sono estesi anche alle infrastrutture energetiche iraniane. Raffinerie, depositi petroliferi e impianti legati all’industria degli idrocarburi sono stati presi di mira.

Le operazioni aeree hanno raggiunto anche la città santa di Qom e strutture collegate all’apparato politico e religioso dello Stato. Tra gli edifici danneggiati sedi utilizzate dall’Assemblea degli Esperti, il collegio clericale incaricato di nominare la Guida Suprema.

Attorno a questa istituzione che si è giocato uno dei passaggi più delicati della crisi. Dopo la morte di Ali Khamenei nei bombardamenti dei primi giorni di guerra, il sistema politico iraniano ha attivato il meccanismo di successione previsto dalla costituzione. Le funzioni della Guida Suprema sono state temporaneamente assunte da un consiglio composto dal presidente Masoud Pezeshkian, dal capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni-Eje’i e dal religioso Alireza Arafi.

L’Assemblea degli Esperti ha poi nominato nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei, figlio del leader ucciso nei bombardamenti. Clerico conservatore e vicino ai Guardiani della Rivoluzione, da tempo veniva indicato come uno dei possibili eredi del padre. La sua nomina segna la prima transizione di fatto dinastica ai vertici della Repubblica islamica dalla rivoluzione del 1979.

Nel frattempo l’escalation militare continua. Israele ha dichiarato che i raid proseguiranno contro infrastrutture strategiche e figure chiave del potere iraniano, con nuove operazioni mirate contro basi missilistiche e centri di comando. Intanto il conflitto si estende oltre i confini del Paese. Dopo i bombardamenti iniziali, Teheran ha risposto lanciando missili e droni verso Israele e contro installazioni militari statunitensi nel Golfo, in Kuwait, Bahrein e Arabia Saudita.

In Kuwait un attacco contro una struttura militare americana ha provocato vittime tra i soldati statunitensi e incendi in alcune infrastrutture energetiche. Altri lanci di missili hanno costretto alla sospensione o alla deviazione di numerosi voli civili nella regione.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non essere interessato a negoziati e ha parlato apertamente della possibilità di eliminare l’intera dirigenza politica e militare iraniana. Da Teheran esponenti della Repubblica islamica promettono ritorsioni contro obiettivi americani nella regione.

Crescono le polemiche internazionali per l’impatto dei bombardamenti sulla popolazione civile. Al centro dell’attenzione c’è l’attacco che ha distrutto una scuola femminile nella città di Minab, nel sud dell’Iran. Il bilancio delle vittime supera le centosessanta persone, in gran parte bambine.

Analisi di immagini satellitari e ricostruzioni indipendenti indicano che l’edificio scolastico potrebbe essere stato colpito durante un attacco contro un complesso militare nelle immediate vicinanze. Investigatori statunitensi stanno esaminando l’episodio e ritengono possibile che la scuola sia stata distrutta da missili americani diretti contro la base navale della zona.

Sul piano strategico, tuttavia, la morte di Khamenei e la campagna militare in corso non sembrano aver prodotto il collasso politico che alcuni a Washington avevano ipotizzato. Rapporti dell’intelligence americana sottolineano come la struttura del potere iraniano sia stata costruita proprio per garantire continuità anche in caso di crisi ai vertici.

La rapida nomina di Mojtaba Khamenei appare in questo senso come il segnale più evidente della capacità dell’apparato politico e militare della Repubblica islamica di ricompattarsi anche sotto pressione militare.

Le immagini qui: Photogallery

Foto: Smoke rises following an explosion, after Israel and the U.S. launched strikes on Iran, in Tehran, Iran, February 28, 2026. Majid Asgaripour/WANA (West Asia News Agency)