Esclusiva

Febbraio 28 2026
Le città colpite: una mappa della crisi iraniana

Dalla capitale alle città del sud, la popolazione paga il prezzo più alto mentre Teheran tenta di controllare l’emergenza e smentisce le voci sulla morte di Khamenei


Gli attacchi coordinati di Stati Uniti e Israele hanno colpito diverse aree del Paese interrompendo la vita quotidiana e alimentando un clima di forte allarme tra la popolazione. Le informazioni raccolte da agenzie e grandi testate internazionali delineano una crisi che si estende su scala nazionale, mentre il governo iraniano prova a contenere l’emergenza e a controllare il flusso delle notizie.


A Teheran le esplosioni si sono concentrate nei quartieri centrali che ospitano le maggiori strutture del governo. Scuole evacuate, mercati chiusi, traffico paralizzato. Reuters parla di panico diffuso e cittadini invitati a restare in casa o a lasciare i propri quartieri.
Esplosioni sono state segnalate a Tabriz, nel nord-ovest, e a Isfahan, nodo industriale strategico al centro del Paese. Colpite anche città più piccole come Karaj e Kermanshah. A sud esplosioni registrate a Chabahar, porto strategico sul Golfo di Oman, e a Minab, nella provincia di Hormozgan, dove una scuola elementare femminile è stata distrutta dai raid.
Secondo le autorità iraniane e quanto riportato da Associated Press, decine di bambine sono rimaste uccise, con un bilancio che varia da almeno 24 a oltre 80 vittime. Le immagini dell’edificio distrutto sono diventate rapidamente il simbolo del costo civile degli attacchi.
Il ministro degli Esteri iraniano ha definito l’episodio “un crimine contro civili innocenti”, mentre Stati Uniti e Israele non hanno confermato di aver colpito obiettivi civili, parlando di operazioni mirate.


Le testimonianze raccolte da Reuters e Al Jazeera descrivono una popolazione già provata da mesi di crisi economica e proteste, ora colpita da un nuovo shock. Famiglie in fuga temporanea, scuole chiuse, comunicazioni intermittenti: la sensazione diffusa è che non esistano più zone davvero sicure.
Il dissenso interno non scompare, ma cambia forma. La paura non cancella la frattura politica: l’inflazione, la repressione e l’isolamento internazionale restano sullo sfondo di una società che vive l’attacco esterno come un’accelerazione di una crisi già in corso.

Sul piano ufficiale, Teheran ribadisce la necessità di difendere il Paese e accusa “nemici esterni” di aggressione coordinata. In questo contesto si sono diffuse voci sulla possibile morte o ferimento della Guida suprema Ali Khamenei.
Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha smentito con una formula prudente: Khamenei è vivo “per quanto ne sappia”, aggiungendo che i principali vertici dello Stato restano operativi e che l’Iran sarebbe interessato a evitare un’escalation, pur rivendicando il diritto all’autodifesa. Una dichiarazione che, più che rassicurare, riflette l’opacità e la tensione del momento.