Gli auricolari passano di mano in mano. La traduzione simultanea è offerta per ogni panel, e spesso c’è anche un’interprete che traduce nella lingua dei segni. Domina l’inglese, catturato qua e là tra i capannelli di giovani professionisti e curiosi che occupano i corridoi del teatro del Maggio Fiorentino per Voices, il festival europeo del giornalismo. Si sente anche il croato – la precedente edizione si è tenuta a Dubrovnik – e lo spagnolo, a restituire un’immagine il più ampia e sfaccettata possibile del mestiere, e delle sfide che deve affrontare.
Tra i desk della newsroom si parlano tutte queste lingue, ognuna per comunicare punti di vista, idee e prospettive diverse sulla professione. «Il futuro del giornalismo dipende dai cambiamenti portati dalle nuove generazioni che stanno entrando adesso nel mondo del lavoro», osserva Darja, studentessa dell’Università di Dubrovnik. «Prima il giornalista era una figura accademica, oggi invece il suo ruolo è un mix di autorevolezza e approccio dal basso». L’uso dei social media ha sdoganato l’informazione di massa, di fatto annullando la mediazione giornalistica. Per Lucio, studente della scuola Lelio Basso, il problema è nella marea di news quotidiane: per farsi strada, il lettore deve cercare la qualità delle notizie, non la quantità.
Secondo Helena dalla scuola Blanquerna di Barcellona, il futuro è imprevedibile: «Non sappiamo quale influenza avranno le nuove tecnologie e l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale sul mercato del lavoro». L’AI è ormai uno strumento diffuso nelle redazioni: velocizza trascrizioni, traduzioni e ricerche di dati. L’altro lato della medaglia è lo scarso controllo che si ha sulla genesi dei risultati: «ChatGPT, Gemini e gli altri sistemi sono spesso soggetti ad “allucinazioni”, per questo cerco di limitarne l’utilizzo». Darja conviene con Helena: «L’AI è uno strumento utile per il giornalista, solo se non ci affidiamo ciecamente a questo». Il rischio è di uccidere la creatività e la curiosità, di fatto tradendo quello che per lei è il vero motore della professione. Lucio, infatti, riconosce come l’utilizzo dell’AI funzioni per tutte quelle mansioni più “asettiche”, come la raccolta dei dati, la pubblicazione delle brevi o i lanci d’agenzia.
Per Carla dell’Università di Dubrovnik, se il futuro del mestiere è in «muddy waters», incerto, festival come Voices sono luoghi in cui si impara a nuotare: spazi dove il mestiere si difende praticandolo. In sala siedono fianco a fianco chi racconta Gaza e chi insegna ai bambini a riconoscere una bugia; chi dirige un giornale investigativo indipendente e chi studia la libertà di stampa all’università. Non è un convegno sulla crisi: è il posto dove la crisi si affronta insieme, in pubblico, gratuitamente.