Programmi di riconoscimento facciale, agenti Ai che setacciano i social media, algoritmi che ricostruiscono posizione e spostamenti del bersaglio. E una rete di telecamere che si stende su tutto il Paese: sono i tasselli di «uno dei più grandi e completi sistemi di sorveglianza della storia». Negli Stati Uniti il governo federale, scrive l’Electronic Frontier Foundation (Eff), ha avviato «una corsa all’acquisto» di app e strumenti per potenziare l’Immigration and Customs Enforcement (Ice), che arresta e deporta gli immigrati irregolari.
L’Eff è un’ong internazionale che si batte per la libertà digitale; a gennaio 2026 ha pubblicato un report che mette in fila sistemi, cifre, aziende coinvolte. «Con un budget dell’agenzia notevolmente ampliato, in grado di rivaleggiare con quello di molti eserciti nazionali» spiega Hudson Hongo, addetto alle relazioni con i media, a Zeta Luiss, «l’Ice ha fatto shopping sfrenato». Il paper dettaglia, incrociando fonti – atti pubblici, testimonianze, documenti interni – e inchieste giornalistiche, le modalità d’utilizzo delle tecnologie di sorveglianza in dotazione dell’autorità.
Per individuare gli obiettivi, cioè persone potenzialmente deportabili (“enforcement target”), di norma l’Ice attinge da banche dati esistenti, come gli archivi governativi, o file che acquista da privati (i “data broker”). Ne ricava informazioni su status giuridico, condizione occupazionale, elementi anagrafici; in sintesi, coordinate dall’alto valore operativo.
Successivamente le integra con materiale che estrae dai social media, attraverso tool come Onyx, Tangles o SocialNet; questi programmi di intelligenza artificiale, che si muovono autonomamente sulle piattaforme, assemblano dossier individuali a uso investigativo. Sul sito di Fivecast, la società che vende Onyx, si legge che il sistema conduce «una raccolta automatizzata, continua e mirata di dati multimediali da tutti i principali flussi di notizie, motori di ricerca, social media, marketplace, dark web»; il contratto con Ice vale 4,2 milioni di dollari. L’agenzia ha comunicato che con SocialNet (applicazione targata ShadowDragon, azienda statunitense) ha scavato «in oltre cento siti web».
Anche l’Ia di Zignal Lab, che il governo Usa ha pagato 5,7 milioni di dollari, naviga Facebook, Instagram e Twitter a caccia di informazioni sull’obiettivo; è in grado di scansionare otto miliardi di contenuti al giorno, e in più di cento lingue. Tangles invece, riporta l’Eff, «può collegare la cronologia dei post, i post e i commenti di una persona contenenti parole chiave, cronologia delle posizioni, tag e foto con quelli dei suoi amici e familiari».
Si tratta di un prodotto di Pen Link, piattaforma di intelligence digitale. Oltre a Tangles l’azienda ha venduto all’autorità anche Webloc (in totale, per «almeno 5 milioni di dollari»); il software monitora un quartiere o un isolato della città – l’area in cui si svolge l’operazione – alla ricerca di telefoni cellulari, tracciandone gli spostamenti. Questa tecnica si chiama “geofencing” e consente agli investigatori dell’Ice di ricostruire i movimenti del soggetto attenzionato, lungo la traiettoria luogo di lavoro-abitazione.
Élite è un’architettura ancora più sofisticata perché combina e accorpa una pluralità di sorgenti; sviluppata da Palantir, start-up lanciata da Peter Thiel (imprenditore di estrema destra), viene impiegato dall’agenzia per pianificare arresti e blitz. Popola una mappa – l’area delimitata con il cursore dal funzionario – con potenziali target e restituisce un’interfaccia che cataloga informazioni preziose, come l’indirizzo di casa. A cui Élite assegna un “confidence score”: l’indice misura quanto è affidabile e aggiornato il dato. In pratica, orienta la squadra impegnata nella retata, indicando la porta a cui bisogna bussare.
Dopo aver eseguito l’arresto, i poliziotti scansionano il volto del bersaglio con Mobile Fortify, per «determinare se si trova legalmente nel paese». Il programma «confronta le foto scattate con un database di 200 milioni di foto per trovare corrispondenze. La fonte delle foto è sconosciuta». Poi accedono al cellulare sequestrato con dispositivi prodotti da Cellebrite (11 milioni di contratto) e Magnet Forensics (3 milioni), acquisendo tutto il materiale che contiene, «comprese app, cronologia delle posizioni, foto, note, registri delle chiamate, messaggi di testo e persino chat di Signal e WhatsApp».
Sempre sul versante della sorveglianza telefonica, come riporta la testata statunitense TechCrunch, a settembre del 2025 l’autorità ha rinnovato l’accordo con Paragon, tech israeliana che ha sviluppato il malware Graphite, noto alle cronache nazionali perché ha infettato il cellulare di giornalisti – come il direttore di Fanpage.it Francesco Cancellato – e attivisti italiani. Il virus si insinua negli smartphone ed estrae messaggi e corrispondenze.
A giugno 2025, un’inchiesta di 404 media ha fatto luce su un’altra pratica opaca e potenzialmente lesiva per le libertà costituzionali: la testata investigativa ha rivelato che gli agenti dell’Ice avrebbero effettuato l’accesso a una rete nazionale di telecamere, installate per leggere le targhe dei veicoli, allo scopo di identificare e tracciare migranti sul territorio americano. Senza passare per vie formali, ma attraverso favori richiesti ad agenti delle forze di sicurezza locale. Tuttavia in alcuni stati dell’Unione, come l’Illinois, adoperare questi dispositivi per il contrasto all’immigrazione irregolare è vietato dalla legge.
Per far funzionare quest’infrastruttura digitale in maniera efficiente i dati sono una risorsa fondamentale. Nel quadro più ampio di una partnership da 30 milioni, Palantir ha creato un archivio, Immigration Os, dove stiparli e dargli un ordine: «fa in modo che l’Ice abbia tutti i dati acquisiti in un unico posto, rendendoli facili da consultare. Palantir collega tracce provenienti da diversi database», come fonti pubbliche e file comperati da privati. Le informazioni – l’oro di Big Tech – sono la benzina che alimenta questa macchina di sorveglianza e controllo sociale. Un apparato al servizio dell’amministrazione Trump, che ha promesso al popolo Maga arresti e deportazioni di massa.







