La Settimana Santa di Caltanissetta

L’odore d’incenso accompagna la luce delle fiamme, un contrasto netto con il nero del lutto per la morte di Cristo. Una folla composta attraversa la città. Il colpo lento del tamburo scandisce il ritmo della marcia funebre con pause che segnano il battito della passione. È la Settimana Santa a Caltanissetta. Nel cuore della Sicilia, il periodo della Pasqua è celebrato più del Natale e i cittadini scendono in piazza ogni giorno per assistere ad uno spettacolo che unisce devozione e folklore.

La Settimana Santa per i nisseni inizia la Domenica delle Palme con la processione di Gesù Nazareno, che attraversa il centro su una barca piena di fiori. È il primo atto della rappresentazione dei momenti cruciali della Passione: l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, l’Ultima Cena e si conclude con il momento della cattura. Il martedì Santo il centro storico si trasforma in un teatro a cielo aperto: un corteo di figuranti in costume, insieme alla banda musicale, mette in scena i passi della Bibbia, come il processo davanti a Ponzio Pilato e la flagellazione. Il momento più atteso però è per la Scinnenza: il corpo del Cristo che viene deposto dalla croce.

Processione Gesù Nazareno

I cittadini da spettatori si fanno attori il mercoledì quando la Real Maestranza, l’associazione delle corporazioni artigiane, vestita in lutto esce per la prima volta dalla cattedrale. Al centro con cappello piumato, fascia tricolore, spadino e guanti c’è Giuseppe Truscelli, la gente grida «W il capitano della Real Maestranza!». Una figura quella di Truscelli che per un giorno si fa carico dei peccati di tutti e che un tempo godeva della Grazia Pasquale: nei secoli passati infatti poteva liberare un detenuto condannato per reati minori. La mattina il capitano riceve così dal sindaco le chiavi della città, simbolo della responsabilità che ha fino alla domenica di Pasqua.

Nel cortile dei gesuiti il capitano tiene in mano un crocifisso coperto da un velo nero, si reca in cattedrale per ricevere il perdono da parte del Vescovo Mario Russotto. In segno di gioia, sostituisce le calze, i guanti e il farfallino neri con quelli bianchi per poi scortare in processione fuori dalla cattedrale il Vescovo con tutta la Real Maestranza e la banda che suona a festa.

Il Capitano della Real Maestranza 2026 Giuseppe Truscelli

Caltanissetta è in fermento. Quando dal centro si torna nella zona più moderna, si vedono pronte in alcuni punti della strada le Varicedde (in siciliano “piccole vare”), sculture in gesso che rappresentano le stazioni della Via Crucis. Queste sono solo un’anticipazione, perché il vero spettacolo è il giovedì nel tardo pomeriggio quando sfilano le Vare grandi, statue di grandi dimensioni portate in giro durante la processione, che mostrano scene della Passione di Cristo. Un simbolo che risale alla dominazione spagnola in Sicilia. Le Vare, infatti, possono essere paragonate ai “pasos” della Semana Santa di Siviglia, le espressioni nei loro volti rendono le opere vive tra la folla.

Seguire la processione non è solo una dimostrazione di devozione, ma un’occasione per incontrare persone, fermarsi a parlare, scambiarsi gli auguri. Gente di tutte le età, dagli anziani che faticano a camminare, ai bambini che piangono perché vogliono la ruota giocattolo o lo zucchero filato.  Nei panifici o nelle pasticcerie si comprano dolci della tradizione come l’aciddu cu l’ovu (biscotti di pasta frolla a forma di colomba con un uovo sodo al centro)oi Picureddi di Pasqua (pecorelle in pasta di reale).

Il centro si anima di bancarelle di torrone e mandorle caramellate, molti attendono in fila la mafalda con le panelle e le crocchette di patate. L’odore di fritto e dolciumi accompagna l’arrivo delle Vare. Tutti sanno che un tocco di martello sul metallo che sostiene la Vara è il segnale di fermarsi, e due tocchi danno il via alla ripartenza. Dopo il giro del centro storico, a mezzanotte e mezza i fuochi d’artificio segnano l’arrivo delle Vare in Piazza Garibaldi, dove attendono di essere riportate in cattedrale.

Alcune delle Vare: “Caifa” e “Il Sepolcro”

«Gridammu tutti» dice unfogliamaro incitando la folla a rispondere «Viva ‘a misericordia di Di’!» (in siciliano Gridiamo tutti, viva la misericordia di Dio!). Un racconto che si fa lamento è quello dei fogliamari, devoti scalzi con un saio viola che recitano alternandosi i momenti della Passione. Come un ritornello, la folla risponde invocando la misericordia del Signore della Città. Il Venerdì Santo rappresenta il cuore delle celebrazioni nissene con la processione del Cristo Nero, un crocifisso in legno scuro risalente al Trecento. Si dice che il suo colore sia dovuto al fumo delle candele della chiesa di campagna in cui fu scoperto dai fogliamari (contadini che raccoglievano erbe amare).

Il legame di Caltanissetta con il suo antico patrono è fortissimo: sono numerosi i fedeli che seguono la processione scalzi lungo le vie del centro. Tutta la città partecipa: le cariche più alte dal prefetto al sindaco in prima linea, il comandante della polizia municipale, gli appartenenti agli ordini cavallereschi, il Vescovo con i sacerdoti della Diocesi e le suore del “Signore della Città”, la Croce Rossa che accompagna gli invalidi, e tanti fedeli si uniscono al passaggio del Cristo, recitando il rosario.

I fogliamari, ai lati con corone d’alloro in cui brucia incenso, distribuiscono immaginette e cotone benedetto. I fedeli si affidano per le cure delle malattie o per una grazia ricevuta nel passato, mentre la potenza di un corpicino esile di secoli fa attende la Resurrezione.

“Il Signore della Città”

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