Zeta tra le migliori redazioni under 35

La testata della Scuola di giornalismo Luiss è uno dei media giovani più seguiti per la trasmissione televisiva diMartedì

Aprire un’app, scrollare, fermarsi per pochi secondi su un volto che spiega: per molti l’informazione è questa. Per Zeta, la testata della Scuola Superiore di giornalismo Massimo Baldini – Luiss Guido Carli, significa show don’t tell, mostrare, non dire. Dalle macerie degli edifici di Teheran alle piste innevate delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Così a diMartedì, il programma televisivo condotto da Giovanni Floris sul canale La7, è stata segnalata tra le migliori realtà under 35. Un riconoscimento che la colloca accanto ad altri progetti editoriali che raccontano attualità e politica come la rivista Claim e  il magazine online Politicamag.

Nel flusso continuo di contenuti distribuiti tra piattaforme diverse, solo il 14% dei 18-24enni accede direttamente ai siti di news, gli altri intercettano le notizie per caso tra un trend TikTok e un reel comico. È quanto afferma il report Understanding young news audiences at a time of rapid change del Reuters Institute del marzo 2026.

I canali tradizionali non riescono a essere competitivi, mentre si affermano metodi più diretti, più personali e più accessibili. Tra i giovani, cresce la distanza con i giornali: più del 35% ritiene che la propria generazione sia poco rappresentata o raccontata in modo distorto, specialmente le donne.

I materiali prodotti in serie dall’intelligenza artificiale rendono difficile distinguere ciò che è verificato da ciò che non lo è. Il web si riempie di immagini e video costruiti per sembrare reali: i deepfake circolano, la fiducia dei lettori si ferma al 37%.

Il giornalismo viene messo in discussione, attaccato, aggirato. I politici parlano direttamente al proprio elettorato attraverso i social: il presidente americano Donald Trump affida gran parte della sua comunicazione alla sua piattaforma Truth Social mentre aumenta la richiesta di contenuti diversi, meno negativi, di intrattenimento.

Nella crisi di fiducia e di linguaggi, lavorare nelle redazioni oggi significa trovare nuovi modi di fare informazione, capaci di adattarsi a un ecosistema che cambia. Con questo obiettivo nel 2019 nasce Zeta, sotto la direzione del giornalista Gianni Riotta insieme agli ex colleghi del quotidiano la Repubblica Giorgio Casadio e Alberto Flores d’Arcais. «Il riferimento della nostra testata è la generazione Z», racconta Francesco Stati, studente del biennio 2019-2021, oggi direttore responsabile del mensile Prismag: «Quale modo migliore per parlare al nostro pubblico se non con un nome direttamente riconducibile a loro? Siamo stati i primi a chiamarci così».

Gli studenti sono al centro del progetto editoriale. «Abbiamo deciso di creare un magazine pensato, scritto e gestito dai ragazzi», spiega Casadio. «Con un’ambizione precisa: non essere una semplice rivista universitaria. L’impostazione grafica, seguita da Francesco Franchi, già al lavoro per Il Sole 24 Ore e la Repubblica, viene costruita per reggere l’edicola».

Accanto al periodico si sviluppa il sito, pensato in chiave multimediale: articoli, radio, tg, podcast, newsletter. «L’identità di Zeta è cambiata negli anni», osserva Gian Marco Passerini, project manager dell’Italian Digital Media Observatory che aveva frequentato il biennio 2019-2021 della Scuola. «La nuova versione online ideata e sviluppata dal web designer Francesco Pupillo dà più spazio ai video, ai contenuti social, alle nuove forme di racconto: mappe interattive, infografiche».

La redazione si confronta da subito con l’intelligenza artificiale. «Ci siamo chiesti: un linguaggio capace di produrre testi complessi potrà, un giorno, sostituirsi a un giornalista?», ricorda l’alumna Silvia Stellacci dell’Associated Press. Da quella domanda nasce un esperimento: nel gennaio 2023, a poche settimane dall’arrivo di ChatGPT, viene realizzato il primo numero interamente scritto con l’AI in Italia, a cui la Repubblica ha dedicato uno dei suoi longform domenicali.

Esperimento, il numero speciale scritto dall’intelligenza artificiale

Negli anni, la testata ha affiancato al racconto dell’attualità la lotta alla disinformazione. Tra i risultati più rilevanti, l’inchiesta dell’oggi redattore de la Provincia pavese Silvio Puccio, sui centri vaccinali durante la pandemia di Covid-19, pubblicata nel gennaio 2021, poi ripresa dai maggiori quotidiani nazionali: una richiesta di accesso agli atti ha portato alla conferma, da parte del commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri, che non esisteva ancora un elenco completo degli hub di somministrazione.

Accanto a Zeta, si muovono esperienze simili. «Claim parte dall’idea di dire poche cose alla volta», dice Chiara Sgreccia, caporedattrice della rivista fondata dall’ex studente Gabriele Bartoloni. «Ogni numero è costruito attorno a una rivendicazione centrale su cui confrontarsi attraverso varie forme narrative. «Non ci aspettavamo di essere citati tra le realtà più seguite tra gli under 35, è un segnale che stiamo lavorando nella direzione giusta». Un approccio diverso, ma con lo stesso obiettivo: creare spazi in cui le notizie possano essere lette, comprese, discusse.

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