Yuraneko, l’influencer contro l’abuso di farmaci

La città di Tokyo prova a parlare ai ragazzi nel linguaggio che conoscono meglio: quello dei social

Tokyo ha reclutato un’influencer per combattere l’abuso di farmaci tra gli adolescenti. Il nome d’arte è Yuraneko, parla a 2,4 milioni di follower e compare in video che la città diffonde attraverso pubblicità su X, Instagram e YouTube. «Con questa iniziativa – dice il governo metropolitano a Zeta – ci aspettiamo di impedire che i giovani vengano coinvolti in reati».

Yuraneko è il volto di una campagna più ampia, coordinata con le forze dell’ordine, che combina social, operazioni di polizia e servizi di assistenza psicologica. Si rivolge ai “Toyoko Kids”, i ragazzi che frequentano Kabukichō, un quartiere situato nel distretto di Shinjuku, il cuore della movida della capitale giapponese (uno dei poli della nightlife cittadina, insieme a Shibuya e Roppongi).

Il termine “Toyoko Kids”, che non indica un’organizzazione specifica o un gruppo con confini definiti, deriva dalla zona accanto allo Shinjuku Toho Building, l’edificio che ospita il cinema Toho: “Toyoko” significa Toho no yoko, cioè “di fianco al Toho”, dove si riunivano i giovani. Col tempo il fenomeno si è esteso al resto del quartiere.

A gennaio 2026, nell’ambito di due interventi sul territorio, la polizia ha intercettato 32 persone tra i 14 e i 19 anni: quattro erano in overdose da farmaci, mentre una quattordicenne riferiva di avere assunto medicinali mischiati con l’alcol.

Nella comunità circolano sedativi della tosse e altri prodotti simili; se consumati in grande quantità, possono provocare sballo e alterazione. L’abuso può portare a intossicazioni gravi, danni al fegato e, nei casi estremi, alla morte. Si tratta di un fenomeno di portata nazionale: sul sito ufficiale il ministero della Salute giapponese cita una ricerca secondo cui circa uno studente delle superiori su 70 ha avuto esperienze simili (in particolare giovani donne). Dal 1° maggio 2026 il Giappone ha irrigidito le regole di vendita per alcune categorie di medicinali.

Il governo metropolitano descrive casi di sfruttamento sessuale e prostituzione minorile, con adulti che avvicinano ragazzi vulnerabili, problemi di debiti e denaro, abuso di alcol e violenza. Molti di loro, raccontano i media locali, hanno alle spalle conflitti familiari, difficoltà economiche e problemi scolastici: «Ho subito abusi e ogni sorta di cose», dice una ragazza alla televisione Asahi. «Mi taglio ancora i polsi. Sento il mio corpo come un sacco da boxe. E mi brucio anche con le sigarette».

Infatti per molti “Toyoko Kids” il quartiere offre un rifugio e, prima di ogni altra cosa, una comunità con cui identificarsi. Un’adolescente intervistata da Tv Asahi ha raccontato che a Kabukichō ha trovato un luogo a cui appartenere: «I miei genitori hanno divorziato e un nuovo patrigno è entrato nella mia vita, ma non siamo riusciti a costruire un buon rapporto. Venire qui mi ha fatto sentire un po’ più leggera. Ho deciso che voglio vivere ancora un po’».

La polizia interviene sul territorio anche attraverso gli hodō, cioè attività di tutela e controllo dei minori. Il 24 aprile 2026 ha lanciato un’operazione con circa 160 persone, tra poliziotti, funzionari di Tokyo e del municipio di Shinjuku. Sono stati effettuati controlli negli hotel; in due blitz separati nello stesso mese, il 4 e l’11 aprile, le forze dell’ordine hanno messo in allerta le farmacie rispetto a prescrizioni false e altri comportamenti sospetti.

Nel maggio 2024 Tokyo ha aperto Kimimamo, uno spazio in cui i ragazzi possono confrontarsi con assistenti sociali e personale specializzato. Tra l’apertura e agosto 2025 ha registrato 14.331 accessi. Il centro è stato progressivamente potenziato: sono entrati nella rete anche avvocati, infermieri e, da gennaio 2026, uno psicologo con competenze specialistiche sulle dipendenze.

Una sala del Kimimamo di Tokyo, spazio di assistenza per adolescenti
Il centro Kimimamo

I social sono uno dei canali attraverso cui gli utenti scoprono la comunità. Nell’aprile 2026 una tredicenne fermata dalla polizia spiegava di essersi interessata ai “Toyoko Kids” dopo aver visto post e reel; 11 dei 21 cittadini fermati provenivano da fuori Tokyo. Da alcuni anni il Comune promuove contenuti sulle principali piattaforme, servendosi di figure popolari come l’attrice ed influencer Riko o il wrestler Masahiro Chono.

«Il motivo per cui diffondiamo in modo targettizzato sui social video con un influencer», spiega a Zeta la Divisione per la sicurezza dei cittadini del governo metropolitano di Tokyo. «È che i giovani guardano molto le piattaforme e tanti di loro si interessano a Kabukichō dopo aver visto lì che cosa accade nella zona».

In pratica, con la campagna che coinvolge Yuraneko, le autorità provano a inserirsi nel flusso, per intercettare gli utenti «affinché conoscano i rischi che si nascondono nel quartiere».

«Con questa iniziativa – prosegue il governo – ci aspettiamo di impedire che i giovani vengano coinvolti in reati: sia facendo in modo che non visitino Kabukichō con leggerezza, sia facendo sì che, qualora decidano comunque di andarci, lo facciano conoscendo i rischi».

Gli spot vengono trasmessi anche sul grande schermo della Kabukicho Tower, dal 27 luglio al 30 agosto. Nata nel 1998, già idol – nel pop giapponese, una giovane celebrità e performer – l’influencer si occupa soprattutto di videogiochi e gadget.

Il video si apre con una domanda: «Sui social sembra divertente, vero?» Yuraneko racconta la “realtà che non si vede”: truffe e debiti, violenza sessuale, casi di overdose da farmaci. «Senza accorgertene, finisci per essere trascinato dentro».

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