“Nowruz” significa nuovo giorno, è l’inizio del calendario persiano che coincide con l’equinozio di primavera. È il capodanno per 300 milioni di persone, dal Caucaso all’Asia Centrale, e si festeggia soprattutto in Iran. Ci si prepara con settimane di anticipo con il rituale del khaneh-tekani, una pulizia simbolica della casa per lasciarsi l’anno vecchio alle spalle, si comprano vestiti nuovi, si fanno germogliare grano e lenticchie per il sabzeh da mettere al centro della tavola. Normalmente il Gran Bazar di Teheran sarebbe pieno e la sera centinai di falò sarebbero accesi per le strade. È l’ultimo rito che precede l’anno nuovo, il Chaharshanbe Suri, un gesto simbolico di purificazione in cui si salta sul fuoco.
Dopo i bombardamenti di Stati Uniti e Israele che hanno ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei, in Iran è tutto sospeso. La procura generale di Teheran ha vietato l’accensione di fuochi e ogni tipo di assembramento per le strade. La motivazione ufficiale è il rischio di “sommosse da parte del nemico”, ma sono già state decine gli arresti e i sequestri di dispositivi Starlink per la connessione satellitare. Il timore è che il capodanno possa trasformarsi in un nuovo spazio di proteste anti-regime. Nel quartiere di Chitgar, nella capitale, la folla riunita per il “rito del fuoco” è stata dispersa immediatamente dall’esercito e nei video diffusi dai testimoni si distingue chiaramente il rumore degli spari.
Oltre alle misure di sicurezza, ci sarebbe però una forma di celebrazione considerata invece legittima. La televisione di stato ha esortato gli iraniani a trasformare il Chaharshanbe Suri “in un momento dove si bruci il diavolo”, dando alle fiamme immagini del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il corpo delle guardie della rivoluzione islamiche (IRGC) ha invece dichiarato che continuerà a creare “un rito del fuoco su base regionale” lanciando droni e missili contro basi americane e israeliane nel golfo.
Nel centro di Teheran, a pochi chilometri dal Gran Bazar, è anche comparso un murale che raffigura missili balistici iraniani accompagnati dalla scritta “finché il mondo non troverà pace”. La propaganda del regime prosegue soprattutto nelle strade. Le ultime adunate “patriottiche” sono stati i funerali del capo della sicurezza nazionale Ali Larijani e del comandante dei Basij Gholamreza Soleimani, immagini da trasmettere in tutto il paese per dimostrare la coesione del popolo intorno al regime.
Dopo tre settimane di guerra e anni di inflazione, per molte famiglie Iraniane il Nowruz è diventato ormai un lusso. Molti negozi sono stati distrutti dalle bombe e quelli che rimangono sono praticamente vuoti. Testimonianze raccolte da Reuters restituiscono la dimensione concreta di una crisi economica che dura da anni e che negli ultimi mesi si è gravemente accentuata. Poche famiglie riescono ancora a permettersi gli acquisti di capodanno e l’abbigliamento è diventata una spesa insostenibile anche per il ceto medio. Nisrin, quarant’anni e un lavoro in una clinica dentistica, racconta che sua madre nel periodo del capodanno tornava sempre dal Gran Bazar con buste piene di regali per figli e nipoti. Lei, con uno stipendio di centotrenta dollari al mese, può al massimo permettersi dei jeans per suo figlio.C’è poi il capodanno della diaspora. Un’altra versione della stessa festa, più libera ma allo stesso tempo contenuta.
Su i cittadini Iraniani all’estero pesano soprattutto le migliaia di vittime della repressione di gennaio. I riti del fuoco si sono trasformati in commemorazioni e i falò sono stati sostituiti dalle candele. Soprattutto negli Stati Uniti, molti hanno rinunciato ai festeggiamenti privati per riunirsi in parchi pubblici e nelle piazze. A Los Angeles è stato annullato un festival che solitamente raccoglieva migliaia di persone per il capodanno persiano, e al suo posto si è tenuto un concerto dal titolo “La luce trionfa sempre” in cui si sono esibiti artisti iraniani censurati dal regime.
Alla New York University invece, la Persian Cultural Society, gestita dagli studenti, ha organizzato una veglia con letture di poesie chiedendo ai partecipanti di vestirsi di nero anziché con i colori festivi tradizionalmente usati durante il capodanno. E su i social fanno il giro del mondo le immagini dei giovani uccisi dal regime, rilanciate in questi giorni di “festa” dalle associazioni di studenti iraniani.








