Il Parlamento Ue: investimenti e stop alla frammentazione

Strasburgo approva la sua linea sul prossimo quadro finanziario pluriennale. Zingaretti: «Serve un’Europa più ambiziosa, capace di puntare su sé stessa»

Cartelline aperte sui banchi, traduzioni nelle cuffie, qualche appunto preso in fretta e la tensione di un voto che sposta la partita più avanti.

Martedì 28 aprile, secondo giorno della sessione plenaria, il Parlamento europeo ha approvato la posizione sul bilancio Ue 2028-2034, chiedendo più risorse e una diversa architettura dei fondi. Il testo apre ora il confronto con il Consiglio degli Stati membri sul prossimo quadro finanziario pluriennale, il piano che decide come e dove spenderà l’Unione nei sette anni successivi al 2027.

La proposta votata fissa il bilancio all’1,27% del reddito nazionale lordo dell’Ue, per un totale di circa 1.780 miliardi di euro. È un aumento di circa il 10% rispetto al piano presentato dalla Commissione nel 2025.

«Oggi abbiamo dato un segnale di chiarezza sul futuro dell’Europa, chiedendo nel bilancio previsionale più investimenti e quindi rifiutando la proposta del Consiglio di rinazionalizzare i fondi europei con i piani nazionali», ha detto a Zeta Nicola Zingaretti, membro dell’Alleanza progressista di socialisti e democratici al Parlamento, che ha proposto la misura.

Il prossimo passaggio prevede il raggiungimento di una posizione comune tra i singoli governi e poi l’avvio dei negoziati con il Consiglio e la Commissione, per cercare un accordo sul bilancio finale. «Ora si aprirà il trilogo, ma noi chiediamo ai governi europei, e a quello italiano in particolare, di pensare di più all’Europa, perché questo vuol dire rafforzarla», prosegue l’ex segretario del Partito Democratico.

Nell’armonia del bilancio, il Parlamento chiede di tenere insieme le priorità nuove e quelle tradizionali: difesa, competitività, innovazione, transizione verde e digitale, infrastrutture e azione esterna da una parte; politica agricola comune, coesione e Fondo sociale europeo dall’altra. Perché, come sintetizza Zingaretti, «non può esserci competitività senza coesione e non può esserci coesione senza competitività».

Sul fronte delle risorse, il Parlamento spinge per nuove entrate proprie da affiancare al bilancio comune, sulla scia di quanto indicato dal rapporto sulla competitività dell’Ue presentato dall’ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi a settembre 2025. «Le nuove priorità devono essere finanziate con risorse proprie aggiuntive. Per questo chiediamo almeno 60 miliardi annui di risorse, e l’incremento della percentuale di coesione degli Stati membri da 1,15% a 1,26%», dichiara a Zeta Giuseppe Lupo, eurodeputato dell’Alleanza progressista.

Un altro punto di divergenza rispetto alla Commissione riguarda i fondi della Next generation EU, il pacchetto di ripresa economica implementato per sostenere economicamente gli Stati membri dopo la pandemia da Covid-19. La Commissione vorrebbe far ripagare il debito nell’ambito del bilancio; per il Parlamento, invece, il rimborso dovrebbe avvenire al di fuori, con altre risorse, –ulteriori tasse europee, ad esempio –  nell’ottica di un bilancio più ambizioso e meno frammentato. Questo è anche il motivo per cui gli europarlamentari respingono l’idea di un sistema costruito attorno ai soli piani nazionali, che indebolirebbero la coesione dell’Ue.

Adesso la responsabilità passa agli Stati membri. Il Parlamento ha fissato la sua linea, ma il testo finale nascerà solo dopo che il Consiglio avrà trovato una posizione comune e si sarà aperto il trilogo, ovvero l’incontro tra I rappresentanti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione europee. È in quel passaggio che si capirà se l’Europa sceglierà un bilancio più forte, capace di sostenere crescita e autonomia strategica, oppure se a prevalere sarà una linea più prudente e difensiva.

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