Ritratto inedito di «un’amica che manca molto»

Nel nuovo romanzo "Mai stanca di vivere", in libreria dal 28 aprile, Riccardo Nencini racconta Oriana Fallaci

«L’occasione per cui ho deciso di pubblicare questo libro è il ventennale della sua morte», spiega Riccardo Nencini, storico, politico e autore del testo, «ma la verità è che dopo tanti anni la cronaca si sta trasformando in storia ed è giusto delineare un ritratto più oggettivo possibile di Oriana Fallaci, che la spogli dalle opinioni che su di lei si sono addensate dopo La rabbia e l’orgoglio».

Nata a Firenze nel 1929, Fallaci entra nella Resistenza a quattordici anni come staffetta durante l’occupazione nazifascista. Nel dopoguerra inizia a lavorare come cronista per il settimanale Epoca, avviando una carriera che la porterà a diventare una delle firme più note del giornalismo internazionale. Negli anni Sessanta e Settanta è la prima donna italiana inviata di guerra e segue i conflitti in Vietnam, le tensioni in Medio Oriente e la dittatura dei colonnelli in Grecia (al compagno ucciso dal regime, Alexandros Panagulis, dedica il romanzo Un uomo) . La sua notorietà cresce soprattutto grazie alle interviste ai protagonisti della politica mondiale, tra cui il Segretario di Stato americano Henry Kissinger, l’ayatollah Khomeini e il leader palestinese Yasser Arafat. Dopo un decennio negli Stati Uniti, torna a far parlare di sé nei primi anni Duemila con La rabbia e l’orgoglio, scritto all’indomani degli attentati dell’11 settembre. Il libro suscita un acceso dibattito per le posizioni espresse sul rapporto tra Occidente e mondo islamico.

Nel nuovo volume Mai stanca di vivere. Passioni e tumulti di Oriana Fallaci, edito da Mondadori e disponibile in libreria dal 28 aprile, sono pubblicati materiali d’archivio che riguardano l’adolescenza partigiana della Fallaci, una serie di chiacchierate che lei e Nencini hanno avuto tra il 2002 e il 2006 e che erano state custodite in un diario e soprattutto una lunga corrispondenza con il poeta e regista Pier Paolo Pasolini: «Alcune lettere erano già state raccolte al Gabinetto Vieusseux (istituzione culturale di Firenze, ndr), ma quelle che ho scelto di fare uscire oggi per la prima volta testimoniano una relazione molto stretta tra i due, caratterizzata dal culto e dall’amore che entrambi avevano per la libertà», dice lo scrittore. «Particolarmente interessante è uno scambio che avvenne dopo l’uscita di Lettera a un bambino mai nato (l’opera del 1975 che affronta in chiave intima il tema dell’interruzione di gravidanza, ndr) perché fa scoprire un lato intimo di Oriana, sconosciuto al pubblico generalista».

A emergere dalle pagine è anche il rapporto personale tra Nencini e Fallaci. «Ci scambiavamo libri di antiquariato, che entrambi collezionavamo, e in cui lei scriveva delle dediche bellissime: andrebbe fatto un volume solo su quelle», ricorda con un sorriso. «Poi si arrabbiava tantissimo davanti al tentativo di appropriarsi dell’Oriana scrittrice e “politica” da parte della destra. Era una donna profondamente libertaria. Non taceva di essere stata socialista e di avere un amore profondo per lo storico leader del PSI Pietro Nenni».

Un altro documento inedito, legato al metodo di lavoro che ha contribuito a plasmare lo stile così riconoscibile di Fallaci: «Nel testo pubblico il decalogo a cui lei faceva riferimento per scrivere e che mi regalò», spiega Nencini. «Ci sono molto affezionato perché un giorno me lo dettò e io lo scrissi».

Un ritratto originale della scrittrice, ricostruito da chi l’ha conosciuta e ha messo a disposizione dei lettori confidenze e ricordi di cui è stato testimone: «Fino a ora avevo deciso di non scrivere niente, perché eravamo troppo vicini alla sua morte e perché non volevo che il pubblicato fosse letto come un tentativo di appropriarsi di una memoria per vendere libri. Ma oggi, con la lucidità che proviene dalla distanza storica, ho desiderato raccontare una donna e un’amica che manca molto».

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