Nel 2006 il film Blood Diamond, con Leonardo DiCaprio, portò nelle sale di tutto il mondo l’immagine dei bambini soldato: rapiti, drogati, trasformati in macchine da guerra nell’Africa occidentale degli anni Novanta.
Quasi vent’anni dopo, quei ragazzi sono star di TikTok.
In Sudan, dove dal 2023 si sta combattendo una guerra civile tra le Rapid Support Forces (RSF) e le Sudanese Armed Forces (SAF), i minori in uniforme non vengono solo reclutati, ma celebrati. Si filmano sui campi di battaglia, accumulano centinaia di migliaia di follower, i loro video vengono remixati con l’intelligenza artificiale e ricondivisi su decine di account. Li chiamano shibli, i cuccioli di leone.In Yemen, nella Repubblica Democratica del Congo, in Myanmar, i gruppi armati usano da anni i bambini non solo come combattenti ma come strumenti di propaganda. Il presente ha solo aggiunto una componente nuova: la viralità.
È su questo meccanismo che Bellingcat, il collettivo di giornalismo investigativo basato sull’open source intelligence,ha costruito una delle sue ultime inchieste. Abbiamo intervistato Sebastian Vandermeersch, uno degli autori del lavoro. «Da qualche anno mi concentro sulla guerra in Sudan», ci ha spiegato, «è il conflitto più grande e incredibilmente sottorappresentato».
Dopo la caduta di Babanusa, città nel Kordofan occidentale dove le RSF hanno conquistato l’ultima base militare governativa della regione, l’indagine prende forma. «Ho creato un account TikTok e ho iniziato a seguire i profili dei soldati RSF», racconta Sebastian. “«Quello che ho trovato è disarmante: un adolescente che appare video dopo video, prima con un fucile d’assalto alzato sopra la testa, poi mentre corre verso l’ingresso principale della base urlando la vittoria. Il video e il suo audio sono stati ricondivisi centinaia di volte, totalizzando milioni di visualizzazioni».
Il terzo video è il più difficile da guardare. Il protagonista si filma all’interno della base, circondato da quello che appare essere una decina di corpi sul terreno. «Abbiamo ottenuto un’immagine satellitare ad alta risoluzione del giorno successivo alla conquista», racconta Sebastian, «e siamo stati in grado di confrontare le forme e le posizioni dei corpi con quello che si vede nel video, confermando esattamente dove si trovava».

Il bambino viene celebrato come un eroe. Appare sulle spalle del comandante RSF Salih Al-Foti, che lo chiama «cucciolo di leone» tre volte e lo elogia per essersi introdotto nella base. Video generati con l’AI lo affiancano al leader delle RSF Hemedti e al comandante Abu Lulu, sanzionato nel febbraio 2026 per le sue azioni durante la presa di Al-Fashir.
L’inchiesta rivela che il fenomeno non riguarda solo le RSF. Sul fronte opposto un’altro bambino, questa volta legato alle SAF, conta oltre 700.000 follower su TikTok. In uno dei video pubblicati, visto quasi nove milioni di volte, dichiara: »Siamo bambini piccoli, ma nella rabbia siamo come un vulcano: eruttiamo e uccidiamo ogni traditore e codardo». La comparsa di questi baby influencer armati non è la distorsione di un conflitto, ma il frutto di una scelta sistemica: entrambe le fazioni li sfruttano, in modo speculare.
Bellingcat segnala 12 account TikTok nella categoria specifica «reclutamento di bambini soldato», tra le violazioni più gravi previste dalle policy. Passano 48 ore senza che nulla venga rimosso. Solo dopo il contatto diretto con la piattaforma partono le rimozioni, parziali. TikTok dichiara di rimuovere il 98,2% dei contenuti violatori prima di qualsiasi segnalazione esterna. «Quello che abbiamo visto noi racconta un’altra storia», commenta Sebastian. «Al momento della pubblicazione dell’inchiesta», conclude, «cercando semplicemente i nomi dei due bambini, i loro video erano ancora lì».






