La homepage di Wikipedia è uno sfondo immacolato che fa da lenzuolo al testo. Sobrio, in bianco e nero, con i link in blu elettrico che reindirizzano alle fonti. Le caratteristiche sono le stesse dal 2001. E funzionano ancora.
Wiki, in hawaiano, vuol dire “veloce” e -pedia, da paideíā, significa “formazione”: questo mix linguistico dà il nome ad un’idea nata negli Stati Uniti e che l’informatica Frieda Brioschi incontra nel 2003 e accompagnerà per 13 anni. È stata una delle 18 fondatrici di Wikimedia, la piattaforma no profit che gestisce Wikipedia.
Ha contribuito al costituirsi della comunità italiana lavorando sull’enciclopedia, dando le basi per la strutturazione. “Wikipedia è stato per me puro volontariato. Avevo anche un altro lavoro. Era un progetto pionieristico, una creatura nuova da maneggiare con cautela nelle sue primissime fasi di vita”, racconta.

Frieda lo intuiva già: stava partecipando alla nascita di una nuova epoca in fatto di informazione collaborativa, libera, digitalizzata. “Ricordo di aver pensato alle stelle che un giorno esplodono e a quell’energia che fa nascere una nuova galassia. Essere lì, assistere a quel Big Bang, avere qualcosa di inspiegabile tra le mani e guardarlo, collaborare a plasmarlo. Era proprio quella la bellezza di partecipare ad un progetto che, fino a cinque minuti prima, nessuno aveva mai immaginato. I Wikipediani all’epoca erano tutti nerd, quindi avevamo dei modelli bellissimi che ci ispiravano.”
L’impressione che ha Frieda è che Wikipedia, a distanza di 25 anni, sia sempre la stessa. L’enciclopedia è rimasta fedele alla linea originale: il più grande database di informazioni al mondo, ma anche uno dei meno tecnologicamente aggiornati. Ci sono state integrazioni con l’intelligenza artificiale per la traduzione simultanea di articoli, ma nessuna grande innovazione.
“È bello sapere che ci lavora ancora un sacco di gente che conosco e sono tra i più attivi. Da un lato è un dato interessante che dimostra continuità, dall’altro è preoccupante perché indice di un basso turnover. Non sono sicura che abbia avuto un successo stellare come ci auguravamo”, aggiunge. Secondo Frieda non possiamo prescindere da Wikipedia. Molti dei sistemi di IA fanno training proprio lì, utilizzando i suoi dati e le sue informazioni, perché sono organizzate e strutturate in un formato comodo per il machine learning. Wikipedia preserva con coerenza l’obbiettivo di fornire agli utenti un’informazione sempre verificabile e corredata da documentazione. “Wikipedia non morirà con l’intelligenza artificiale. Le informazioni sono merce preziosa che va trattata con cura. Senza le loro fonti, non hanno alcun valore”.
Oggi Frieda Brioschi ha una newsletter su Substack. Si chiama “Sentore di corda – Quel che resta del vino (dopo una settimana).” Dopo anni in prima linea nel digitale, ha deciso di lasciare per prendersi cura delle sue figlie e dei suoi interessi. “Come si passa da Wikipedia al vino? Facendo crescere le passioni. Il vino non l’ho scoperto in anni recenti. È sempre stata una componente della mia storia familiare”, racconta.

Le piace ricordare che suo padre amava girare per le cantine delle aziende vinicole e lei lo seguiva ovunque, trascinando amici e parenti. Frieda ha iniziato a adocchiare i corsi da sommelier perché voleva iniziare a mettere in ordine tutte le cose che sapeva sull’enologia e sul vino. Nel frattempo, i suoi genitori hanno comprato del terreno in Maremma. “All’inizio del 2023 hanno piantato delle vigne. Sono partiti con una piccola cantina. Io, invece, mi sono diplomata sommelier.”
La newsletter N. 14 del 17 maggio è intitolata “I found my love in Montalcino”, sulle note di una vecchia canzone di Fred Buscaglione adattata per il tema della settimana. “Ho molte vite, ma la mia preferita è quella in cui bevo, assaggio, ascolto e mi muovo nel mondo del vino”, scrive ai suoi lettori in chiusura, con la stessa passione che l’ha fatta vibrare per internet e che adesso ha declinato in una forma fluida, robusta e persistente al palato, agrumata e floreale.








