«Non siamo solo l’università, siamo una comunità che lavora con le persone», così Rita Carisano, Direttore Generale dell’Università Luiss al Festival dell’Economia di Trento. Insieme a tanti incontri su economia e politica c’è spazio per la sostenibilità. L’ateneo è presente in un incontro con attori istituzionali, tra cui l’ex Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile Enrico Giovannini. Carisano ha parlato del ruolo dei giovani, il motore del cambiamento nella tutela ambientale. A margine dell’evento ha parlato con Zeta.
Che cosa fa Luiss per la sostenibilità?
«L’università è il periodo più formativo della vita delle persone e noi abbiamo molti progetti. I ragazzi ce li chiedono perché è la loro vita, la loro cultura. La generazione Zeta ha una propensione per la sostenibilità e noi dobbiamo aiutarla a costruire questa coscienza».
La spinta viene prima dai ragazzi o dall’università?
«Viene da entrambi. Lavoriamo tutti verso un’unica direzione anche se noi, in quanto educatori di alta formazione, dobbiamo indirizzarli verso le esigenze della società. Su questo l’università ha una grande responsabilità».
Luiss offre uno spazio diverso alle imprese più sostenibili?
«Onestamente, le aziende che ruotano intorno all’università hanno tutte una sensibilità particolare. Tutte quelle che partecipano agli open day lavorano sulla frontiera dell’innovazione».
Come si posiziona Luiss rispetto agli atenei italiani ed europei?
«Noi siamo al dodicesimo posto nel mondo su 1745 istituti per sostenibilità. Un ottimo posizionamento perché quando siamo partiti, tanti anni fa, eravamo novantatreesimi. Essere entrati in quella classifica ci ha aiutato a crescere e a migliorare. E poi lavoriamo su molti fronti: questioni di genere, territorio e mobilità green».
Come avete raggiunto questo risultato?
«Con un campus diffuso collegato tramite navette elettriche, con 58.000 metri quadrati di verde, con il 100% della nostra energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili. I nostri edifici hanno le migliori certificazioni, offriamo percorsi di ascolto sulla sostenibilità sociale, curiamo l’aspetto psicologico ed emotivo dei ragazzi, facciamo le passeggiate filosofiche in cui gli studenti possono confrontarsi con i professori sui temi ambientali».
Una sfida per il futuro?
«Lavorare sempre sul fronte della formazione. Abbiamo già 67 insegnamenti con profilo sostenibile. Poi siamo una delle poche università a livello europeo ad avere un’associazione sportiva, con mille ragazzi coinvolti e 76 atleti tesserati. Le nostre sedi sono aperte 24 ore su 24 e hanno un rapporto con il territorio. Abbiamo i punti di ascolto per chi affronta situazioni complesse».
È questa la vostra idea di ateneo?
«Non siamo solo l’università, siamo una comunità che lavora con le persone e con il territorio in cui è inserita».








